Imbarcazioni nello stretto di Hormuz REUTERS

15 giugno 2026

Guerra ultime notizie. Trump: «Stretto di Hormuz completamente aperto venerdì». Netanyahu: mi ricandido e intendo vincere

Sarebbe iniziata la revoca del blocco navale statunitense nei confronti dei porti iraniani. E’ quanto sostiene Press Tv, all’indomani della firma del memorandum di intesa tra Teheran e Washington. Secondo l’emittente, “tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l’Iran hanno superato il blocco navale”

English Version

15 giugno 2026

Media Teheran: iniziata revoca blocco navale Usa

Sarebbe iniziata la revoca del blocco navale statunitense nei confronti dei porti iraniani. E’ quanto sostiene Press Tv, all’indomani della firma del memorandum di intesa tra Teheran e Washington. Secondo l’emittente, “tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l’Iran hanno superato il blocco navale”.

15 giugno 2026

Iran, Hamas accoglie accordo tra Usa e Teheran per porre fine guerra

l movimento integralista islamico palestinese Hamas ha accolto con favore l’accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran, esprimendo la speranza che possa contribuire a mettere fine alle violenze nella Striscia di Gaza.

Israele e Hamas si accusano quasi quotidianamente a vicenda di violare le tregue, mentre la Striscia di Gaza continua a essere teatro di violenze e spargimenti di sangue. I progressi verso una conclusione definitiva della guerra restano bloccati, anche a causa del rifiuto del gruppo di deporre le armi.

In un comunicato, Hamas ha dichiarato di “accogliere con favore l’accordo annunciato sul memorandum d’intesa tra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti”, congratulandosi con il proprio alleato iraniano per la sua “fermezza di fronte alle pressioni e alle sfide”.

“Ci auguriamo che questo accordo rappresenti un passo avanti per rafforzare la stabilità regionale e che abbia effetti positivi sui vari dossier della regione, a cominciare dalla cessazione immediata dell’aggressione sionista in corso contro il nostro popolo palestinese nella Striscia di Gaza, nonché dalla fine dei ripetuti attacchi e delle violazioni contro il Libano e contro tutti gli altri fronti”, ha aggiunto il comunicato.

15 giugno 2026

Netanyahu: so come mantenere posizione ferma con Usa

Rispondendo alle domande dei giornalisti israeliani durante la sua conferenza stampa, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato di sapere come “mantenere una posizione ferma” nei confronti della Casa Bianca quando sono in gioco gli interessi di sicurezza di Israele, in un contesto di crescente preoccupazione per le limitazioni imposte dagli Stati Uniti alla libertà d’azione militare israeliana contro Hezbollah e l’Iran.

Netanyahu ha evitato di rispondere alla domanda se consentirebbe a Israele di colpire l’Iran autonomamente o di agire in modo indipendente contro Hezbollah in Libano. Tuttavia, ha insistito sul fatto di difendere gli interessi israeliani nei suoi rapporti con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo giorni di presunte tensioni tra i due leader e di critiche pubbliche mosse da Trump al premier israeliano su tali questioni.

Parlando di Trump, Netanyahu ha dichiarato: “Molte volte la vediamo allo stesso modo, ma ci sono anche casi in cui le nostre posizioni coincidono meno. Io sono responsabile degli interessi di sicurezza di Israele. Li difendo”.

In quello che sembra essere un riferimento polemico ai suoi avversari politici, che considera meno esperti, Netanyahu ha aggiunto: “Questi interessi non si difendono con una retorica infuocata. Bisogna farlo con saggezza, e questo richiede una grande esperienza, molta capacità di giudizio e una profonda conoscenza della realtà americana. Richiede davvero moltissima esperienza, e credo di farlo nel miglior modo possibile. E quando è necessario, mantengo una posizione ferma sui nostri interessi di sicurezza”.

15 giugno 2026

Netanyahu: mi ricandido alle elezioni e intendo vincere

“Concorrerò alle elezioni e intendo vincere”. Lo ha detto Benjamin Netanyahu rispondendo alla domanda di un giornalista: “Può dire che è lei che governa Israele e non Trump, e si ricandiderà?”. “I miei rappprti con Trump sono quelli di due partner di lunga data, e ogni tanto ci sono divergenze. Chi pensa che si possa non prendere in considerazione quello che dice il nostro alleato Usa, sbaglia. Ma alla mia guida, ho dimostrato di aver portato Israele alla sua posizione di forza attuale”, ha aggiunto il premier.

15 giugno 2026

Netanyahu: «Cosa abbiamo ottenuto in Iran? Eliminato minaccia imminente»

«La gente mi chiede cosa abbiamo ottenuto. Abbiamo ottenuto l’eliminazione di una minaccia esistenziale e imminente nei nostri confronti. Abbiamo eseguito con i nostri alleati americani il più grande attacco aereo della storia d’Israele. Abbiamo eliminato gli scienziati nucleari, la leadership del regime del terrore, abbiamo decimato la maggior parte del programma missilistico e infinite infrastrutture militari. Comandanti dei Basij che massacravano la propria popolazione. Abbiamo inflitto danni per milioni di miliardi di dollari». Lo ha detto Benjamin Netanyahu in conferenza stampa.

15 giugno 2026

Crosetto: Italia pronta a sminamento Hormuz, mancano precondizioni

«L’Italia è pronta dal punto di vista tecnico ad impegnarsi» per lo sminamento dello Stretto di Hormuz, ma «mancano le precondizioni». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando con i giornalisti italiani dopo l’incontro al pentagono col segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth. Le precondizioni elencate da Crosetto sono «quelle esterne: che sono un accordo implementato e una volontà di tutte e due le parti di accettare questa missione. Perché non andiamo a fare la guerra, andiamo a fare lo sminamento, quindi deve essere garantita da tutte e due le parti la pace». E «dall’altra parte, per quanto riguarda a livello nazionale, l’autorizzazione del Parlamento», conclude il ministro.

15 giugno 2026

Crosetto: «Nessun disimpegno Usa dalle basi in Italia»

Dall’incontro con il segretario alla Difesa americana Pete Hegseth, Guido Crosetto non ha percepito la volontà di un disimpegno degli Stati Uniti dalle basi italiane. «Anzi, dal punto di vista bilaterale e della Nato la cooperazione con noi in qualche modo è molto importante per gli Stati Uniti», ha dichiarato il ministro della Difesa parlando con i media all’ambasciata a Washington. Quanto ad un disimpegno americano in Europa, Crosetto ha spiegato che si tratta di un piano di cui gli americani parlano da anni: un impegno minore. «Assetti che loro potrebbero ritirare dall’Europa ed essere sostituiti comodamente da assetti europei».

15 giugno 2026

Pezeshkian: «Non c’è ancora accordo definitivo e non ci faremo umiliare»

«Quanto concordato rappresenta un passo importante per fermare la guerra e avviare i negoziati, anche se un accordo definitivo deve ancora essere raggiunto». Lo ha dichiarato in un post su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, commentando il memorandum d’intesa firmato digitalmente ieri da Teheran e Washington. «La Repubblica Islamica dell’Iran è pronta a tutte le opzioni, e il focus del governo, con o senza accordo, è servire con onestà il popolo - ha aggiunto Pezeshkian - La nazione iraniana ha imparato dal suo Imam martire (l’ayatollah Ali Khamenei, ndr) a non sottomettersi all’umiliazione».

15 giugno 2026

Nyt: Vance, Witkoff e Kushner guideranno delegazione Usa a Ginevra

Il vicepresidente americano JD Vance e gli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense a Ginevra per la firma del memorandum d’intesa con l’Iran. Lo riferisce il New York Times citando funzionari americani, secondo cui sarà lo stesso Vance a condurre la seconda fase di negoziati con Teheran.

15 giugno 2026

Trump: «Stretto Hormuz completamente aperto venerdì»

«In sostanza le navi stanno iniziando a salpare. Venerdì sarà tutto completamente aperto. Siamo andati molto d’accordo con l’Iran». Lo ha detto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump al G7 ad Evian all’inizio dell’incontro bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron.

15 giugno 2026

Petrolio, prezzo in discesa ma la ripresa dei flussi via Hormuz è incerta

Sissi Bellomodi Sissi Bellomo

«Lasciate che il petrolio scorra!», ha proclamato Donald Trump con il consueto trionfalismo. E il mercato ha subito festeggiato. Il Brent, in ribasso di oltre il 5%, è sceso sotto 83 dollari al barile lunedì 15, sui livelli dei primi di marzo, quando la guerra nel Golfo Persico era appena iniziata. Il gas in Europa è crollato di quasi il 10%, poco sopra 42 euro per Megawattora al Ttf.

Il sollievo degli investitori non è privo di giustificazioni, visto che questa potrebbe davvero essere la volta buona. Dopo decine di annunci inconsistenti, finalmente si registrano passi avanti concreti verso la pace tra Stati Uniti e Iran. C’è tuttavia grande cautela sul ritorno delle forniture dal Golfo Persico: quel petrolio che secondo Trump è pronto a «scorrere» copioso, ma anche altre materie prime, tra cui Gnl, fertilizzanti e alluminio.

15 giugno 2026

Libano, Trump: «Vogliamo risolvere questione, parleremo con Hezbollah»

«Vogliamo vedere se riusciamo a risolvere la questione del Libano, perché sembra proprio non finire mai». Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti prima dell’incontro bilaterale con Emmanuel Macron. Il tycoon ha definito lo scenario libanese come una «versione in miniatura di quello che stavamo facendo» in Iran, la cui risoluzione «non dovrebbe essere difficile». «Dovremo farci una chiacchierata con Hezbollah», ha aggiunto.

15 giugno 2026

Trump: «Non abbiamo bisogno di molto aiuto per riapertura Hormuz»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato di non aver bisogno di «molto aiuto» per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo ha detto parlando ai giornalisti da Évian-les-Bains, in Francia, accanto al presidente francese Emmanuel Macron in occasione del vertice del G7. Macron ha indicato che la Francia è pronta «già da domani» a mobilitare «i caccia già presenti sul territorio» per «assistere nelle missioni di osservazione, le fregate che possono essere dispiegate entro quattro ore e la portaerei con le relative fregate entro due o tre giorni». «Tutto ciò presuppone che sia desiderato e richiesto da Stati Uniti, Iran e Oman», ha precisato il presidente francese.

Il presidente Donald Trump incontra il presidente francese Emmanuel Macron durante un incontro bilaterale a margine del vertice del G7, lunedì 15 giugno 2026, a Evian-les-Bains, in Francia. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson) Associated Press / LaPresse Solo Italia e Spagna

15 giugno 2026

Trump, l’accordo con l’Iran non prevede un allentamento delle sanzioni

L’accordo con l’Iran non include alcun allentamento delle sanzioni. Lo ha detto Donald Trump nel corso del bilaterale con Emmanuel Macron. «È davvero una questione di comportamento. Se fanno quello che devono fare...», ha aggiunto Trump.

15 giugno 2026

Usa, manterremo l’attuale posture militare durante i 60 giorni di colloqui

Nei 60 giorni di trattative con l’Iran, gli Stati Uniti manterranno la loro postura militare. Lo ha detto un funzionario americano, sottolineando che Washington vorrebbe ridurre le forze ma non ancora.

15 giugno 2026

Sharif, la cerimonia per la firma dell’intesa Usa-Iran sarà a Ginevra

Rivolgendosi all’Assemblea Nazionale pachistana, il primo ministro Muhammad Shehbaz Sharif ha affermato che il Pakistan «organizzerà la cerimonia per la firma dell’accordo fra Usa e Iran a Ginevra il 19 giugno». Lo scrive su X l’account del governo di Islamabad. Sharif ha inoltre definito l’intesa una «pietra miliare per la pace globale» e «un trionfo della pace e del dialogo sulla devastazione causata dalla guerra».

15 giugno 2026

Media, «Prigionieri americani in Iran non inclusi nell’accordo di pace»

Un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha dichiarato a Cbs News che i negoziati Usa-Iran e il relativo memorandum che sarà siglato venerdì a Ginevra non hanno incluso alcuna discussione sul rilascio dei prigionieri iraniano-americani nel Paese. Attualmente, secondo il media statunitense, si ritiene che in Iran siano detenuti quattro cittadini americani, di cui due già identificati: il giornalista 49enne Abdolreza Valizadeh, prigioniero dal maggio 2025, e il 61enne Kamran Hekmati, arrestato nel luglio 2025 durante un viaggio a Teheran per visitare la sua famiglia.

15 giugno 2026

Iran: Hezbollah si congratula per accordo, Teheran alleato prezioso

In una dichiarazione scritta, Hezbollah si è congratulato con l’Iran per il suo «grande risultato» nell’ottenere un accordo con gli Stati Uniti e ha espresso «profonda gratitudine» alla Repubblica islamica per aver insistito affinché qualsiasi accordo includesse un cessate il fuoco in Libano. «L’Iran conferma ancora una volta di essere un alleato davvero prezioso e un forte sostenitore», afferma il gruppo sciita, che spera nella «piena liberazione della nostra terra, nel ritorno dei nostri prigionieri in patria e dalle loro famiglie». Il gruppo militante libanese ha aggiunto che «non ci sarà alcun ritorno alla situazione esistente prima del 2 marzo», riferendosi ai 15 mesi che hanno preceduto l’ultima guerra con Israele, quando era ufficialmente in vigore un cessate il fuoco ma Israele continuava a sferrare attacchi regolari in Libano con l’obiettivo, secondo quanto affermato, di impedire a Hezbollah di ricostruirsi.

15 giugno 2026

JD Vance, Iran potrebbe ottenere 300 miliardi Usd per ricostruzione

L’Iran potrebbe ottenere l’accesso a 300 miliardi di dollari per la ricostruzione se rispetterà l’accordo con gli Stati Uniti, ha dichiarato oggi il vicepresidente statunitense JD Vance. «Beh, questo è il tipo di finanziamento a cui potrebbero avere accesso, tramite la Coalizione del Golfo, a patto che rispettino i loro obblighi», ha detto Vance alla CBS News quando gli è stata chiesta la veridicità delle dichiarazioni iraniane secondo cui l’Iran otterrebbe l’accesso a 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Il vicepresidente ha osservato che Washington non solleverà obiezioni se i Paesi del Golfo sceglieranno di investire nel processo di ricostruzione della Repubblica islamica, a condizione che Teheran si impegni a rispettare gli accordi.

15 giugno 2026

Media Libano, droni israeliani uccidono una persona a Nabatiyeh

Un drone israeliano ha colpito un’automobile a Kfartebnit, quartiere di Nabatiyeh, uccidendo una persona all’interno della vettura. La vittima non è stata ancora identificata, poiché il corpo è stato ritrovato carbonizzato. Lo riferisce il media libanese L’Orient-Le Jour. Si tratta della seconda morte registrata nel Paese dopo l’annuncio dell’accordo fra Stati Uniti e Iran, che comprende una de-escalation sul fronte libanese. Nelle scorse ore, infatti, un uomo è rimasto vittima di un’esplosione, la cui origine rimane al momento sconosciuta, a Yater, nel distretto di Bint Jbeil.

15 giugno 2026

Iran, Merz: «Possibile missione a Hormuz se ci saranno giuste condizioni»

Il cancelliere, Friedrich Merz, ha dichiarato che la Germania potrebbe partecipare a una possibile missione nello Stretto di Hormuz. «Vogliamo collaborare con i nostri partner per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz», ha affermato Merz a Berlino, prima di partire per il vertice del G7 a Évian-les-Bains. «Lo faremo non appena saranno soddisfatte le condizioni necessarie. Ne discuteremo a Évian con gli Stati Uniti, il presidente americano Donald Trump, i nostri partner europei e i paesi della regione», ha aggiunto il cancelliere.

15 giugno 2026

Vance: «Accordo firmato digitalmente, soldi per ricostruzione solo se onora impegni»

«Abbiamo già firmato digitalmente l’accordo e non è stato erogato denaro. E questo non cambierà». Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance, parlando ad Abc News all’indomani dell’annuncio dell’intesa con l’Iran sul memorandum per porre fine alla guerra. «Si tratta di un meccanismo basato sui risultati - ha aggiunto Vance, riferendosi ai 300 miliardi di dollari per la ricostruzione come un - qualcosa a cui potranno accedere se manterranno i loro impegni». «L’Iran non riceverà un centesimo finché non adempirà ai propri obblighi. E il denaro di cui stiamo parlando consiste essenzialmente nell’alleviamento delle sanzioni - ha precisato il vicepresidente - Non stiamo dando loro denaro americano: nemmeno un dollaro di denaro americano andrà all’Iran. Siamo disposti a concedere un significativo alleggerimento delle sanzioni se gli iraniani assumeranno gli impegni a lungo termine necessari per essere un paese normale, per rinunciare al loro programma di armi nucleari e per smettere di finanziare attività terroristiche in tutto il Medio Oriente».

15 giugno 2026

Per lo sminamento completo di Hormuz necessari dai 3 ai 6 mesi

Per una bonifica completa dello Stretto di Hormuz in grado di rimuovere le mine saranno necessari dai tre ai sei mesi. Una stima che, secondo Gian Enzo Duci professore aggiunto all’Università di Genova in economia e management marittimo e portuale, interpellato dall’Ansa, non impedisce completamente la navigazione nello Stretto. «Ci sono - ha spiegato - due aree prossime all’Oman e prossime all’Iran in cui non ci sono mine e le navi riescono a transitare. Questo però non agevola la soluzione a breve termine della congestione che si è andata a creare dentro e fuori dallo Stretto». A causa della mole di navi che, nel caso di una possibile apertura di Hormuz dopo un accordo tra Usa e Iran, potrebbero ricominciare a transitare e a causa delle infrastrutture che potrebbero essere state danneggiate, «non si potrà pensare che il primo giorno possano uscire 40 milioni di barili di petrolio». La possibilità di tornare a livelli pre-crisi, anche per quanto riguarda i flussi di navigazione, è sempre meno probabile, soprattutto con l’introduzione di un sistema tariffario per il transito concordato nello Stretto. I traffici marittimi «verrebbero così gravati da un extra-costo». Anche per quanto riguarda effetti concreti su costi logistici di petrolio e Gnl i tempi rischiano di essere ampi, anche fino a oltre un anno per poter un avvicinamento allo stato pre-crisi. «Qualche cosa si muoverà già nella prima fase - ha spiegato -, ma su valori quantitativi distanti da poter avere un effetto significativo».

15 giugno 2026

Iran, Teheran: ci saranno tariffe per navi che transitano per Hormuz

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha indicato che potrebbero essere applicate delle tariffe alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz. «Lo Stretto di Hormuz è molto importante per noi e abbiamo adottato determinate procedure, in conformità con il diritto internazionale, per proteggere la sicurezza nazionale dell’Iran e della Repubblica Islamica dell’Iran», ha dichiarato durante una conferenza stampa il portavoce iraniano, secondo quanto riferisce l’emittente qatarina Al Jazeera. «Il nostro obiettivo è creare le condizioni per un passaggio sicuro in questa via d’acqua. Abbiamo bisogno di un certo periodo di tempo per discutere questa importante questione con le altre parti coinvolte», ha specificato Baghaei, aggiungendo che saranno applicate delle tariffe. «Si tratta di servizi completi che verranno forniti per preservare e mantenere l’ambiente. Molti altri servizi saranno offerti dall’Iran e dall’Oman e questo avrà un costo. Di conseguenza, saranno previste delle tariffe, ed è una cosa chiara», ha osservato il portavoce iraniano.

15 giugno 2026

Von der Leyen, «Non ci sarà pace finché il Libano è in fiamme»

«Non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere in fiamme. Chiediamo un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese». Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Evian, accogliendo «con favore l’accordo tra Usa e Iran». «La priorità ora è l’attuazione: lo Stretto di Hormuz deve riaprire e la libertà di navigazione dev’essere ripristinata senza ostacoli. È essenziale per la stabilità regionale e l’economia mondiale», ha sottolineato, aggiungendo che «l’intesa deve portare alla fine dei programmi nucleari e balistici iraniani».

15 giugno 2026

Trump: «Navi cariche di petrolio stanno lasciando Stretto Hormuz»

«Le navi stanno iniziando a lasciare lo Stretto di Hormuz, molte delle quali cariche di petrolio». Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social. «Stanno percorrendo l’”autostrada” meridionale, che è assolutamente sicura, protetta e incontaminata», ha aggiunto.

15 giugno 2026

Iran, Gantz: accordo tra Teheran e Usa «fallimento strategico»

L’accordo tra Iran e Stati Uniti rappresenta un «fallimento strategico» che avrà conseguenze a lungo termine per Israele. Lo ha denunciato Benny Gantz, leader del partito israeliano “Blu e Bianco”. «L’accordo che emerge con l’Iran sembra essere un fallimento strategico che richiederà a Israele di affrontare battaglie diplomatiche, militari e legali negli anni a venire», ha scritto Gantz, ex ministro della Difesa, in un post sui social media. «In nessun caso è consentito accettare limitazioni alla libertà d’azione di Israele in Libano o un ritiro che metta in pericolo i residenti del nord», ha aggiunto. Dalla sua annunciata conclusione, l’accordo preliminare è stato criticato da diversi politici dell’opposizione dello Stato ebraico e da vari esponenti dello stesso governo israeliano, tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, e il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich.

15 giugno 2026

Vance: Ghalibaf e Araghchi venerdì in Svizzera

Lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi saranno parte della delegazione iraniana che venerdì firmerà l’accordo di pace con gli Stati Uniti. Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance a CNBC preannunciando uno «spettro ampio di rappresentanti» iraniani. «Non passiamo più messaggi, parliamo direttamente con loro», ha aggiunto il numero due di Donald Trump. Secondo lui «la nostra relazione con l’Iran è cambiata fondamentalmente» nel senso che prima d’ora «non abbiamo mai avuto questa linea diretta di comunicazione con l’Iran negli ultimi 47 anni. Parliamo con i livelli più alti del governo».

15 giugno 2026

Vance: «Ci aspettiamo che Hormuz resti aperto senza pedaggio»

Il vicepresidente statunitense, J.D. Vance, ha dichiarato di aspettarsi che l’accordo tra Stati Uniti e Iran porti all’apertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggio, nel lungo periodo. «Ci aspettiamo che lo stretto sia aperto senza pedaggio nel lungo periodo, e questo è uno degli aspetti che definiremo in questi negoziati tecnici», ha affermato Vance, in un’intervista alla Cnbc. Stando all’accordo firmato tra Usa e Iran lo stretto di Hormuz dovrebbe rimanere aperto senza pedaggi per due mesi. Il vicepresidente ha affermato inoltre che restano da definire «molti» dettagli dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. «Vedremo se Teheran farà concessioni», ha aggiunto.

15 giugno 2026

Media, primo ucciso nel sud Libano dall’accordo Usa-Iran, causa sotto indagine

Nel sud del Libano è stata riportata la prima uccisione da quando è stato annunciato un accordo tra Usa e Iran, che indirettamente riguarda anche la situazione di conflitto tra esercito israeliano e Hezbollah. Lo riferisce l’Orient-Le Jour, spiegando che la vittima è un uomo morto a seguito di un’esplosione. Al momento, aggiunge il giornale citando una fonte locale, «è in corso un’indagine per determinare se l’esplosione sia stata causata da un oggetto sospetto, da un ordigno inesploso o da un attacco israeliano». Nessuna ipotesi è stata al momento confermata.

15 giugno 2026

Macron: «Pronti a guida missione Hormuz con Gb, Olanda e Italia»

“La Francia e la Gran Bretagna sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Olanda e Italia, con l’obiettivo di contribuire alla riapertura di questa via marittima una volta che l’accordo concluso fra gli Stati Uniti e l’Iran sia effettivamente applicato”. Lo ha detto intervistato da TF1 da Evian-les-Bains, in apertura del G7, il presidente francese Emmanuel Macron. Secondo l’inquilino dell’Eliseo la missione potrebbe essere dispiegata “entro due o tre giorni”. Per Macron “la riapertura dello stretto di Hormuz con l’imposizione di pedaggi sarebbe contraria al diritto internazionale”.

15 giugno 2026

Iran, Mosca: «Speriamo accordi vengano attuati»

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha espresso oggi la speranza che le dichiarazioni incoraggianti degli Stati Uniti e dell’Iran sul memorandum raggiunto vengano attuate.

“Abbiamo discusso della situazione relativa all’Iran, anche in termini di sicurezza regionale e internazionale. Ci auguriamo che le dichiarazioni incoraggianti rilasciate stamattina da Washington, Teheran e dal Pakistan, in quanto Paese che media i negoziati, vengano attuate”, ha affermato Lavrov.

15 giugno 2026

Cina: ci siamo spesi per far concludere la guerra

La Cina si è sempre spesa per far concludere la guerra in Iran e continuerà a contribuire alla pace duratura in Medio Oriente, mantenendo una posizione di “equità e giustizia” e ispirandosi alle quattro proposte avanzate dal presidente cinese Xi Jinping per la stabilità regionale. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, rispondendo nella quotidiana conferenza stampa a Pechino sul ruolo che la Repubblica popolare ha avuto nel negoziato che ha portato all’accordo Usa-Iran.

Lin ha affermato che dall’inizio delle ostilità la Cina “si è sempre adoperata per fermare la guerra” e ha lavorato per la pace. Il portavoce ha ricordato che Xi ha presentato “quattro proposte” per salvaguardare e promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente. Secondo Lin, queste proposte riflettono la posizione costante e gli sforzi attivi della Cina per promuovere la fine del conflitto, sostenere il dialogo e risolvere le divergenze.

Il presidente Usa Donald Trump ha ringraziato, in un’intervista al New York Times, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping per il contributo fornito al raggiungimento dell’intera di Islambad.

15 giugno 2026

Media Teheran: «Accordo riconosce la sovranità di Iran e Oman su Hormuz»

Nelle battute conclusive della formulazione dell’accordo tra Washington e Teheran, il testo del memorandum “è stato modificato per sottolineare in modo definitivo ed esplicito l’esercizio della sovranità di Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz”: lo riporta la Fars, citando una “fonte informata” sui negoziati. La stessa fonte sostiene che la versione approvata dell’accordo stabilisce dunque che la “futura amministrazione dei servizi marittimi” nello Stretto sarà “determinata” dai due Paesi e che l’uso esplicito di questa espressione significa che gli Usa “hanno riconosciuto il diritto dell’Iran a riscuotere le relative tariffe”.

15 giugno 2026

Fase 2 per Hormuz, Meloni: «Pronti a inviare navi con ok del Parlamento»

Il G7 si apre a Évian con l’accordo Usa-Iran sullo Stretto di Hormuz già in tasca. La firma del memorandum d’intesa è attesa venerdì a Ginevra, e il vertice - che si chiuderà mercoledì 17 - si trova così a dover gestire non l’attesa di un ’deal’, ma le sue conseguenze. La fase 2 è già cominciata: come garantire la riapertura dello Stretto e cosa fare del dossier nucleare iraniano. Un passaggio diplomatico che i principali partner europei definiscono un vero e proprio “breakthrough”, una svolta capace di aprire una nuova fase per il Medio Oriente e per l’economia globale. Nella notte è arrivata la dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore “l’annuncio del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran” e si sono congratulati con Washington, Teheran e con tutti i mediatori coinvolti, “inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri mediatori”. Per le quattro principali capitali europee, “questo è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l’economia globale”. Un messaggio che, di fatto, modifica l’ordine del giorno del vertice di Évian. Se fino a pochi giorni fa il confronto era dominato dal rischio di un’escalation militare nel Golfo, ora il focus si sposta sulla gestione del dopo-accordo e sulle condizioni necessarie per consolidarlo. La priorità immediata individuata dagli europei è la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Nel comunicato congiunto i quattro leader affermano che “l’urgente riapertura di Hormuz con una libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni è essenziale”. Un obiettivo che Londra, Parigi, Berlino e Roma dichiarano di voler sostenere direttamente, “in conformità con i rispettivi requisiti costituzionali”, anche attraverso “una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento”. È questo il tema destinato a dominare le discussioni della prima giornata del G7, dove il grande protagonista sarà proprio Donald Trump. Una volta archiviato il capitolo più delicato del dossier nucleare, la questione diventa infatti garantire la sicurezza delle rotte marittime. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato la disponibilità italiana a contribuire a questo sforzo. “Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”, ha dichiarato. Ribadendo due principi che Roma considera non negoziabili: “l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita”. Da qui l’apertura a un coinvolgimento operativo. “Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, ha affermato Meloni. Il nodo del nucleare resta comunque sul tavolo. Nella dichiarazione congiunta, i quattro Paesi europei ribadiscono che “l’Iran non deve mai acquisire un’arma nucleare” e si dicono pronti a lavorare con Stati Uniti, Iran e Agenzia internazionale per l’energia atomica. Allo stesso tempo aprono alla possibilità di alleggerire le misure punitive: “Siamo pronti a revocare le sanzioni pertinenti in risposta a passi chiari e verificabili dell’Iran sul suo programma nucleare”. L’obiettivo dichiarato è trasformare il memorandum in un accordo stabile e duraturo. Per questo Regno Unito, Francia, Germania e Italia assicurano che lavoreranno “intensamente con gli Stati Uniti, l’Iran e i partner regionali per cogliere questo momento, mantenere lo slancio e raggiungere una soluzione diplomatica di lungo termine”.

15 giugno 2026

Spagna: Ue dispieghi una missione in Libano per subentrare all’Onu

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha proposto che l’Unione Europea schieri una missione in Libano per subentrare alla missione dell’Unifil, una volta che questa avrà concluso il proprio mandato, previsto per il 31 dicembre di quest’anno.

In dichiarazioni ai media a Lussemburgo, prima di partecipare al Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea, Albares ha anticipato che proporrà ai suoi colleghi l’avvio di una nuova missione comunitaria in Libano.

Albares ha salutato come una “ottima notizia” l’accordo di cessate il fuoco tra l’Iran e gli Stati Uniti, annunciato questa mattina per porre fine alla guerra e riaprire lo stretto di Hormuz. Il ministro spagnolo ha affermato che “il dialogo e la diplomazia possono risolvere tutte le questioni in sospeso, in particolare l’uso civile dell’energia nucleare da parte dell’Iran”, e garantire che il regime degli ayatollah non si doti di un’arma nucleare.

Il diplomatico spagnolo ha inoltre sottolineato che l’accordo deve garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, che “deve essere sempre sicura, libera, senza alcun tipo di onere economico e completamente aperta a qualsiasi Paese”.

Albares ha espresso il desiderio che l’accordo porti a una situazione di pace e stabilità in Medio Oriente e contribuisca a “progredire verso la soluzione dei due Stati”, oltre a includere anche il Libano e garantire “l’integrità territoriale di un Paese sovrano come il Libano”.

Sul Libano, dopo l’accordo tra Washington e Teheran, ha affermato che l’Unione Europea può svolgere “un ruolo fondamentale” e ha annunciato che proporrà ai colleghi una missione dell’Unione Europea “forte e robusta” che possa subentrare a Unifil alla scadenza del mandato.

15 giugno 2026

Iran, i punti dell’accordo: versioni diverse tra Teheran e Trump

L’agenzia iraniana Mehr ha diffuso nella notte i 14 punti del memorandum d’intesa tra Stati uniti e Iran, ma il presidente Usa Donald Trump ha fornito una versione molto diversa dalla versione iraniana dei contenuti dell’accordo.

In base a quanto riportato da Mehr, l’intesa prevederebbe un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, incluso il Libano, e una serie di impegni statunitensi sulla fine del blocco navale, sulle sanzioni e sulla presenza militare nella regione. Washington si impegnerebbe a non interferire negli affari interni iraniani e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica.

Tra i punti diffusi dall’agenzia iraniana figurano la rimozione completa del blocco navale entro 30 giorni, il ritiro delle forze statunitensi dalle aree intorno all’Iran, la riapertura dello stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo modalità definite da Teheran e la sospensione delle sanzioni sulle vendite di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani.

Il memorandum, nella versione di Mehr, prevederebbe anche che Stati uniti e alleati presentino un piano di ricostruzione dell’Iran per un valore di almeno 300 miliardi di dollari. Il documento ribadirebbe inoltre l’impegno iraniano, nel quadro del Trattato di non proliferazione nucleare, a non sviluppare armi atomiche.

I negoziati per l’accordo finale dovrebbero durare 60 giorni e riguardare la questione nucleare, la revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie degli Stati uniti e la cancellazione delle risoluzioni pertinenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e del Consiglio dei governatori dell’Aiea. Il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran ad altre forze della regione (i cosiddeti “proxy”) sarebbero invece esclusi dal negoziato finale.

Mehr scrive inoltre che, prima dell’avvio dei negoziati conclusivi, dovrà essere sbloccata la metà dei 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. I colloqui finali non inizierebbero finché non saranno stati liberati i fondi, concesse le esenzioni sulle sanzioni petrolifere e revocato il blocco navale.

La versione di Trump è però diversa. Sabato il presidente Usa aveva scritto che, subito dopo la firma, lo stretto di Hormuz sarebbe stato “aperto a tutti”. Domenica, dopo l’annuncio dell’intesa, ha detto di autorizzare “l’apertura senza pedaggi dello stretto di Hormuz” e la “rimozione immediata del blocco navale degli Stati uniti”.

In un post successivo, secondo Axios, Trump ha precisato che l’apertura dello stretto avverrà “alla firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine”, aggiungendo che il petrolio tornerà a scorrere “per la regione e per il mondo”.

Sul nucleare, Trump ha presentato l’intesa come l’opposto dell’accordo del 2015, sostenendo che costituisce “un muro contro l’arma nucleare”. Ha scritto che gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare” e che “non ne avranno una, né tramite acquisto, né sviluppo, né altra forma di acquisizione”. Cbs riporta inoltre che, secondo Trump, gli Stati uniti recupereranno e distruggeranno materiale nucleare quando la situazione si sarà calmata.

Trump ha anche negato che sia previsto un rilascio immediato di denaro. Sabato ha scritto che “non passerà denaro di mano”. La linea dell’amministrazione Usa, riportata da Cbs, è che l’accordo sia legato all’adempimento degli impegni iraniani e che “nessun fondo” venga rilasciato all’Iran finché Teheran non rispetterà le condizioni.

15 giugno 2026

Media Teheran: il Consiglio per la sicurezza nazionale ha proclamato la fine della guerra

“La Repubblica Islamica dell’Iran, dopo un difficile e intenso periodo di negoziati durato diversi mesi, e sulla base della risoluzione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha finalizzato il testo del Memorandum d’Intesa sui negoziati di fine guerra tra Iran e Stati Uniti la sera del 14 giugno”. Lo ha affermato il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale in una nota riportata dall’agenzia Isna. Dopo l’annuncio dell’accordo, il segretario ha dichiarato la cessazione “immediata e definitiva della guerra e delle operazioni militari su tutti i fronti” e il termine del blocco navale contro Teheran. “La firma di questo protocollo d’intesa avverrà ufficialmente venerdì 19 giugno”, ha aggiunto il segretario.

15 giugno 2026

Meloni: «Memorandum Usa-Iran è occasione di pace da cogliere»

“Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, il nostro forte apprezzamento per il memorandum d’intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore. Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”. Lo si legge in una dichiarazione della premier italiana, Giorgia Meloni.

15 giugno 2026

Iran, von der Leyen: «Bene accordo, ora attuazione rapida e completa»

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore l’accordo raggiunto tra Stati uniti e Iran dopo “sforzi diplomatici sostenuti” da diversi partner, indicando come priorità la sua attuazione rapida e completa da parte di tutte le parti.

“L’accordo dovrebbe consentire l’immediata riapertura dello stretto di Hormuz”, ha affermato von der Leyen, sottolineando che la libertà di navigazione deve essere ripristinata “senza pedaggi”. Si tratta, ha aggiunto, di un passaggio essenziale per la stabilità regionale e per l’economia globale.

Secondo la presidente della Commissione europea, l’intesa apre la porta a negoziati più ampi sulla pace e sulla sicurezza in Medio Oriente. Questi negoziati, ha affermato, dovrebbero portare alla fine dei programmi nucleare e balistico dell’Iran e delle sue attività destabilizzanti nella regione.

15 giugno 2026

Kallas (Ue): «L’accordo per il cessate il fuoco è una potenziale svolta»

L’annunciato da Stati uniti e Iran per porre fine alla guerra e riaprire lo stretto di Hormuz rappresenta “una potenziale svolta”. Lo ha scritto su X l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas.

Secondo Kallas, l’intesa può offrire lo spazio necessario per negoziati più approfonditi sul programma nucleare iraniano e su altre questioni critiche. Una volta attuato, ha aggiunto, l’accordo dovrebbe anche contribuire ad alleviare la crisi energetica globale. Kallas ha riferito di avere parlato negli ultimi giorni con le controparti iraniane e del Golfo. Oggi, ha spiegato, i ministri degli Esteri dell’Ue discuteranno il modo in cui l’Unione europea potrà essere coinvolta da vicino nella fase successiva.

“Dalla leva economica alla competenza nucleare, fino alle relazioni di lunga data con i partner del Golfo, l’Ue è pronta a contribuire a una soluzione sostenibile”, ha affermato Kallas.

15 giugno 2026

Ben-Gvir: «Accordo Washington-Teheran non vincola Israele»

L’accordo del presidente Usa Donald Trump con l’Iran “non vincola” Israele, che “non è subordinato agli Stati uniti”. Lo ha scritto su X il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, dopo l’annuncio del memorandum d’intesa raggiunto tra Washington e Teheran.

“La mia posizione è chiara: non siamo partner di questo accordo, che non garantisce la nostra sicurezza, e non ci vincola in alcun modo”, ha affermato Ben-Gvir.

Il ministro ha aggiunto che Israele non deve accettare compromessi “su nulla che sia meno dello smantellamento di Hezbollah”, non deve ritirarsi da alcun territorio conquistato dai suoi combattenti e “ripulito da infrastrutture terroristiche” e non deve tornare a una situazione in cui migliaia di miliziani si trovino ai confini delle comunità del nord di Israele.

Ben-Gvir ha inoltre avvertito che Israele non deve restare in silenzio “nemmeno per un momento” davanti al fuoco diretto contro lo Stato ebraico. Ogni drone o missile lanciato dal Libano verso Israele, ha concluso, porterà a un attacco israeliano a Dahiyeh, il sobborgo meridionale di Beirut.

15 giugno 2026

Borse, Wall Street chiude in forte rialzo: Nasdaq +3,07%. Vola SpaceX

di Enrico Miele e Paolo Paronetto

La gente guarda la cerimonia  dell esordio di SpaceX  in Borsa  fuori dall'edificio Nasdaq a Times Square a New York City, foto IPP/lev radin / ZUMA Press warning avaiaible only for italian market  NEW YORK, 12 giugno 2026 La gente guarda la cerimonia  dell esordio di SpaceX  in Borsa  fuori dall'edificio Nasdaq a Times Square a New York City, foto IPP 16878

Wall Street chiude positiva con l’accordo fra Iran e Stati Uniti. Il Dow Jones sale dello 0,92% a 51.671,83 punti, il Nasdaq avanza del 3,07% a 26.683,94 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,66% a 7.554,54 punti. SpaceX archivia la seduta in rialzo del 20%, aumentando la sua capitalizzazione di mercato - riporta l’agenzia Bloomberg - di 412 miliardi di dollari.

L'accordo sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sostiene anche le Borse europee, che nel corso della giornata hanno raggiunto nuovi massimi, e spinge al ribasso il prezzo del petrolio. Il FTSE MIB milanese, in particolare, ha superato per la prima volta la soglia dei 52mila punti, in attesa della firma ufficiale dell'intesa, in calendario venerdì a Ginevra.

15 giugno 2026

Iran, Gharibabadi: restiamo col «dito sul grilletto»

Le forze armate iraniane resteranno in stato di massima allerta, pronte a rispondere a qualsiasi complotto, “col dito sul grilletto”. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Tasnim.

Gharibabadi ha affermato che le forze armate della Repubblica islamica manterranno “il dito sul grilletto” per contrastare qualsiasi cospirazione contro il paese.

15 giugno 2026

Prezzi petrolio giù dopo accordo Usa-Iran: Brent a 83,41 dollari (-4,5%)

I prezzi del petrolio sono crollati dopo l’annuncio di un accordo preliminare - che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera - tra Stati Uniti e Iran per la fine del conflitto.

I future del Brent con consegna ad agosto sono scesi sotto gli 85 dollari, scambiati a 83,41 dollari al barile in calo del 4,49%. Appena sopra gli 80 dollari il Wti con consegna a luglio, che scambia in ribasso del 4,91% a 80,71 dollari al barile.

Con l’avvio del conflitto iraniano, alla fine di febbraio, è stato disposto il blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il petrolio globale: ogni giorno da lì, fino al 28 febbraio transitavano circa 20 milioni di barili di greggio, pari a circa un quinto dei consumi globali. Nella notte italiana il presidente americano Donald Trump annunciando l’accordo ha specificato che “il valico di Hormuz riaprirà senza pedaggio e gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale dell’Iran”.

15 giugno 2026

Iran, c’è accordo provvisorio ma restano nodi da sciogliere

Stati uniti e Iran hanno annunciato domenica un’intesa preliminare di pace, potenziale svolta dopo quasi quattro mesi di combattimenti che hanno prodotto turbolenze politiche ed economiche globali. Tuttavia la solidità dell’accordo dovrà essere verificata nei prossimi giorni, a partire da tre dossier centrali: la riapertura dello stretto di Hormuz, la revoca del blocco navale statunitense e il comportamento di Israele.

La firma dell’accordo è prevista venerdì in Svizzera, hanno indicato il presidente Usa Donald Trump e i mediatori pachistani. Trump aveva inizialmente lasciato intendere di volere una firma già domenica, ma nessuna delle due parti ha diffuso un elenco dettagliato dei punti concordati. L’intesa verrà poi formalizzata attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, secondo una bozza di testo di cui ha parlato l’agenzia di stampa iraniana Mehr.

Il presidente Usa ha detto che lo stretto di Hormuz sarà riaperto venerdì, spiegando su un social che il tempo sarà necessario per le operazioni di sminamento. In un precedente messaggio, Trump aveva annunciato la rimozione simultanea e immediata delle restrizioni iraniane al traffico nello stretto e del blocco navale statunitense contro l’Iran.

Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, principale mediatore dell’intesa, ha annunciato che, dopo colloqui intensi, è stato raggiunto un accordo di pace tra Stati uniti e Repubblica islamica dell’Iran. Sharif ha aggiunto che entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano.

Il governo di Teheran ha poi confermato il raggiungimento dell’intesa. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha dichiarato che “il testo del memorandum d’intesa è stato finalizzato” e ha sostenuto che le minacce iraniane di attacchi contro Israele hanno aumentato la pressione sugli Stati uniti per arrivare a un accordo.

Secondo un alto funzionario statunitense citato dal Wall Street Journal, Washington resta fiduciosa che una firma formale possa arrivare questa settimana, ma alcuni dettagli devono ancora essere definiti.

Il nuovo quadro dovrebbe aprire un periodo di 60 giorni di negoziati sul programma nucleare iraniano, che gli Stati uniti sospettano possa essere usato per sviluppare un’arma atomica. In cambio di limiti al programma, Teheran si aspetta l’accesso a miliardi di dollari bloccati all’estero e la fine di sanzioni che hanno pesato sulla sua economia.

Trump ha dichiarato che l’intesa include l’impegno dell’Iran a non ottenere armi nucleari, anche se questo punto non è comparso nei suoi messaggi diffusi domenica sera. Il presidente Usa ha inoltre detto di non considerare urgente la rimozione del materiale nucleare dall’Iran, spiegando che la questione potrà essere affrontata più avanti.

15 giugno 2026

Ministro Esteri Pakistan: accordo Iran-Usa svolta significativa

Il Pakistan ha accolto con favore l’intesa raggiunta tra Stati uniti e Repubblica islamica dell’Iran, definendola una “svolta significativa” e un segnale positivo per la stabilità regionale e internazionale. Lo ha scritto su X Ishaq Dar.

Secondo Dar, il risultato riflette “la forza di un impegno diplomatico costante” e la volontà collettiva dei paesi amici di scegliere il dialogo al posto del confronto. L’intesa, ha aggiunto, invia anche un messaggio rassicurante alla comunità internazionale e offre fiducia e stabilità ai mercati globali e all’economia mondiale, in particolare per i paesi in via di sviluppo, più vulnerabili all’instabilità regionale.

Dar ha sottolineato che il Pakistan è rimasto attivamente impegnato con tutte le parti coinvolte durante l’intero processo, sostenendo costantemente la moderazione e un approccio costruttivo. Islamabad, ha affermato, ha sempre ritenuto che dialogo e diplomazia restino gli unici strumenti praticabili per la soluzione di tutte le questioni.

Il Pakistan ha espresso apprezzamento per la fiducia accordatagli dalla leadership degli Stati uniti e dell’Iran e ha lodato l’impegno delle due parti a restare coinvolte nella ricerca di un esito pacifico e negoziato.

Dar ha ringraziato anche i paesi “fratelli”, tra cui Arabia saudita, Qatar, Turchia ed Egitto, insieme alle Nazioni unite e ai partner internazionali che hanno seguito da vicino il processo e contribuito a raggiungere questo risultato.

Mentre i negoziati proseguono sulle questioni ancora aperte, il Pakistan resta pronto a sostenere ogni iniziativa volta a consolidare i progressi raggiunti. Dar ha infine indicato nella cerimonia di firma formale del 19 giugno a Ginevra il prossimo passaggio dell’intesa, esprimendo fiducia che questo sviluppo positivo possa aprire la strada a una pace duratura, alla stabilità e alla prosperità condivisa nella regione e oltre.

15 giugno 2026

Trump al NY Times, se non rispettato accordo riprenderanno attacchi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato un’intervista al New York Times domenica pomeriggio, nella quale ha affermato che l’accordo con l’Iran garantisce che lo Stretto di Hormuz sarà “permanentemente senza pedaggio”.

In quella che il giornale definisce una telefonata di 28 minuti, Donald Trump ha anche dichiarato che se l’Iran non raggiungerà un accordo definitivo sul nucleare con gli Stati Uniti, riprenderà gli attacchi militari o renderà gli Stati Uniti “i guardiani del Medio Oriente” in cambio di un quinto delle entrate della regione.

Trump - si legge sulla Bbc - ha ribadito con fermezza le sue precedenti affermazioni secondo cui la decisione di attaccare l’Iran a febbraio e il successivo blocco navale dei suoi porti hanno “rimodellato il Medio Oriente a favore dell’America”.

15 giugno 2026

GB, Francia e Italia: Teheran non deve mai avere armi nucleari

In una dichiarazione congiunta sull’accordo di pace tra Usa e Iran, i leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia affermano che collaboreranno strettamente con gli Stati Uniti, l’Iran e i partner regionali per “cogliere questo momento”. “Ci congratuliamo con gli Stati Uniti, il governo iraniano e tutti i soggetti coinvolti, inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri mediatori, per questa svolta diplomatica”, afferma il gruppo, noto come E4, come riporta la Bbc. “Questo è un momento di opportunità per ripristinare la stabilità regionale e stabilizzare l’economia globale”.

I leader hanno chiesto che l’accordo venga “attuato rapidamente e in modo completo” e che “l’urgente riapertura dello Stretto di Hormuz con libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni sia essenziale”.

Il gruppo ha sottolineato che l’Iran “non deve mai acquisire un’arma nucleare” e che è “pronto a revocare le sanzioni pertinenti in risposta a passi chiari e verificabili da parte dell’Iran sul suo programma nucleare”.

“Lavoreremo intensamente con gli Stati Uniti, l’Iran e i partner regionali per cogliere questo momento, mantenere lo slancio e raggiungere una soluzione diplomatica a lungo termine”.

I leader ribadiscono inoltre il loro sostegno alla “stabilità, alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano”.

15 giugno 2026

Trump festeggia gli 80 anni, l’accordo con Iran e le arti marziali Ufc

Donald Trump ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno come voleva: ha strappato prima l’accordo con l’Iran e poi si è lasciato andare alla Casa Bianca, circondato da familiari e dall’intera amministrazione Usa (dal vicepresidente JD Vance al segretario di Stato Marco Rubio), al bagno di folla e agli amati combattimenti di arti marziali miste della Ufc Freedom 250. In una scena senza precedenti, Trump è uscito dallo Studio Ovale con il boss della Ufc, Dana White, e si è diretto verso l’arena da 600 tonnellate di acciaio e maxischermi ’The Claw’ (l’artiglio), assistendo prima, sullo storico balcone Truman, all’esecuzione dell’inno nazionale Usa, mentre sul cielo di Washington, all’ora del tramonto, la Us Air Force ha dispiegato una formazione ’Super Delta’ in segno di saluto e rispetto, fatta da Thunderbirds e Blue Angels della Us Navy. Ha preso posto sul prato sud, accanto all’ottagono, la gabbia con le sbarre, allestita per i 14 combattenti di arti marziali miste, nel primo evento sportivo professionistico mai tenuto alla Casa Bianca, tra oltre 4.000 presenti in delirio. Numerose altre migliaia di fan si sono riunite per assistere allo spettacolo su un maxischermo allestito al vicino Ellipse. “È qualcosa che non mi sarei mai aspettato, è semplicemente fantastico. Godiamocela, sarà un grande incontro”, ha detto l’ex calciatore Zlatan Ibrahimovic, in una clip euforica postata da Tnt Sports, a ridosso del primo incontro tra il brasiliano Diego Lopes, che ha vinto per ko contro l’americano Steve Garcia, nella categoria pesi piuma. Per alcune ore la Casa Bianca si è trasformata in un grande reality: le camere del potere del commander-in-chief Usa si sono riempite di combattenti amati dal pubblico, impegnati nelle fasi di riscaldamento poggiati contro le colonne in marmo e in ciabatte: da Bo Nickal che ha sfidato Kyle Daukaus, fino a Mauricio Ruffy che ha lottano contro Michael Chandler, solo per citare alcuni nomi dei sette incontri. Standing ovation all’apparizione del pugile britannico Tyson Fury. Il presidente americano, il secondo 80enne in carica dopo Joe Biden, ha voluto assicurare che il “grande accordo” con l’Iran porterà pace e sicurezza nell’intera regione”, rivendicando un risultato su cui tutti i suoi predecessori “hanno fallito”. Parlando con il Nyt prima della kermesse, il tycoon ha minacciato di riprendere “gli attacchi militari” se l’Iran non raggiungesse un accordo nucleare definitivo, in un percorso che dovrebbe iniziare venerdì in Svizzera. Oppure di fare degli Usa “i custodi del Medio Oriente in cambio del 20% dei ricavi della regione”. Mentre Trump festeggiava i suoi 80 anni, su Kiev si è abbattuto uno dei peggiori raid russi dall’inizio del conflitto, con diversi morti. In piena notte, il volo con l’Air Force One verso la Francia per il G7. Il dossier ucraino e lo Stretto di Hormuz tra i temi in agenda.

14 giugno 2026

Accordo tra Usa e Iran, «Hormuz riapre»

Al termine di un’ennesima giornata campale con l’attacco di Israele in Libano e la minaccia di una ritorsione iraniana, il Pakistan annuncia il raggiungimento dell’accordo fra Stati Uniti e Iran “con la firma il 19 giugno in Svizzera”. In base alle ultime bozze del memorandum, lo Stretto di Hurmuz riaprirà, come confermato dal presidente, mentre nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran decideranno come diluire l’uranio arricchito e sbloccare gli asset iraniani congelati. “Ci occuperemo della questione della polvere nucleare più avanti, quando saremo pronti a intervenire. Direi nel corso del prossimo mese o due. Non c’è fretta”, ha detto il commander-in-chief annunciando la rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. “L’accordo è ora completo. Congratulazioni a tutti”, ha scritto sul suo social il presidente. “Autorizzo pienamente l’apertura gratuita dello Stretto di Hormuz e, contemporaneamente, autorizzo l’immediato ritiro del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori”, ha aggiunto in un messaggio trionfante poco dopo che il premier del Pakistan aveva annunciato l’accordo. “Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano”, ha detto Shehbaz Sharif. L’annuncio dell’intesa è seguito alle nuove dure critiche di Trump al premier israeliano Benyamin Netanyahu per l’attacco in Libano. Parlando con Axios il tycoon ha liberato tutta la sua rabbia: “Perché ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero così furioso. Gliel’ho fatto sapere. Non ha nessun cazzo di giudizio”, è stato lo sfogo senza freni contro Netanyahu. Colpevole, secondo il leader Usa, di aver ordinato i raid sulla roccaforte di Hezbollah ritardando così la firma elettronica del memorandum di Islamabad, inviso allo Stato ebraico. “L’attacco non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo, mentre siamo ormai a un passo da un accordo di pace con l’Iran”, aveva sentenziato il tycoon. Funzionari israeliani citati dai media si sono detti “sbalorditi” delle parole di Trump. L’attacco israeliano contro Beirut - da tempo una linea rossa per le forze iraniane - è giunto in “risposta” ad “attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano”, hanno affermato Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz, mentre i media libanesi hanno parlato di almeno 3 morti e 15 feriti. Stando a quanto riferito da Axios, l’Idf ha informato il Centcom statunitense solo poco prima dell’attacco, per il quale Teheran si è detto pronto a una “imminente” rappresaglia: “Abbiamo il dito sul grilletto”, aveva detto il comandante delle forze armate iraniane Ali Abdollahi, facendo alzare l’allerta in Israele che ha vietato gli assembramenti e si prepara a fronteggiare un eventuale attacco missilistico iraniano. Israele non vede vantaggi nell’intesa tra Iran e Stati Uniti: secondo i funzionari israeliani citati dai media ebraici, il memorandum di Islamabad “mette in pericolo gli interessi” del Paese, e con la sua firma Washington cede alle “principali condizioni” poste da Teheran. Eppure, il tycoon ha rivendicato un successo, in particolare per aver strappato la promessa - a quanto sembra contenuta nel documento - che Teheran non produrrà né acquisirà armi nucleari. Il programma nucleare sarà invece oggetto di negoziazione entro 60 giorni dalla firma del memorandum.

14 giugno 2026

Media Israele: «Trump offre a Iran concessioni in cambio di rinuncia a rappresaglia»

I media israeliani riportano un retroscena nell’ambito dei negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran, secondo cui Teheran si asterrà, almeno in questa fase, dal lanciare missili contro Israele come rappresaglia al raid dell’Idf contro la roccaforte di Hezbollah nel sud di Beirut oggi. La rinuncia, riportano Ynet e Channel 12, sarebbe un ’gesto di buona volontà’ dell’Iran nei confronti del presidente Usa Donald Trump a fronte di ’altre concessioni’, non specificate, che verranno garantite ai Pasdaran in vista della sigla del memorandum di intesa con gli Usa.

14 giugno 2026

Guterres condanna i raid israeliani: «È momento cruciale per i negoziati»

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha criticato gli attacchi israeliani su Beirut, che hanno minacciato i piani statunitensi per la firma di un accordo quadro di pace tra Washington e Teheran nel corso della giornata. “Gli attacchi sono avvenuti nonostante il cessate il fuoco e in un momento in cui gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran dovrebbero raggiungere un accordo che aprirà la strada a una risoluzione pacifica di questo conflitto”, ha dichiarato in un comunicato. “Esorto tutte le parti a mostrare la massima moderazione in questo momento cruciale”.

14 giugno 2026

Netanyahu bombarda Beirut e fa vacillare l’accordo, l’ira di Trump

“Questo potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e meravigliosa: non sprechiamo questa occasione”. Nelle poche righe di un post su Truth, Donald Trump esprime la sua frustrazione per l’ennesimo attacco dell’Idf sui sobborghi meridionali di Beirut. Ma è parlando con Axios, che il tycoon libera tutta la sua rabbia: “Perché ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero così furioso. Gliel’ho fatto sapere. Non ha nessun cazzo di giudizio”, è lo sfogo senza freni contro il premier israeliano Netanyahu. Colpevole, secondo il leader Usa, di aver ordinato i raid sulla roccaforte di Hezbollah ritardando così la firma elettronica del memorandum di Islamabad, inviso allo Stato ebraico.

“L’attacco non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo, mentre siamo ormai a un passo da un accordo di pace con l’Iran”, ha sentenziato il tycoon, che spera ancora nella sigla in tempi brevi: “Sarà firmato oggi elettronicamente e dopo una settimana di persona, da qualche parte in Europa”. Funzionari israeliani citati dai media si sono detti “sbalorditi” delle parole di Trump. L’attacco israeliano contro Beirut - da tempo una linea rossa per le forze iraniane - è giunto in “risposta” ad “attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano”, hanno affermato Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz, mentre i media libanesi hanno parlato di almeno 3 morti e 15 feriti.

Stando a quanto riferito da Axios, l’Idf ha informato il Centcom statunitense solo poco prima dell’attacco, per il quale Teheran prepara una “imminente” rappresaglia: “Abbiamo il dito sul grilletto”, ha detto il comandante delle forze armate iraniane Ali Abdollahi, facendo alzare l’allerta in Israele che ha vietato gli assembramenti e si prepara a fronteggiare un eventuale attacco missilistico iraniano. Nel frattempo, Mohammad Ghalibaf ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, accusandoli di aver dato “il via libera” al raid e di aver “dimostrato ancora una volta di non essere in grado” di rispettare i propri impegni. “Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è possibile parlare di proseguire lungo questa strada”, ha poi concluso il negoziatore iraniano, in un post su X che suona come una picconata sugli sforzi del negoziato.

Da qui, la risposta social di Trump, che punta sulla diplomazia riservata e su dichiarazioni pubbliche per arrivare alla firma, ora che Bibi “ha scombussolato tutto”. Il tycoon ha ammonito Israele per la reazione, a suo giudizio esagerata, a un attacco di Hezbollah “di entità trascurabile e privo di reale rilevanza” che “non dovrebbe compromettere questo processo fondamentale”. Secondo il presidente, “è necessario che tutte le parti facciano un passo indietro”, ora che l’accordo è a portata di mano. “Non devono più verificarsi attacchi da parte di Israele in alcun punto del Libano, ma, allo stesso modo, non devono esserci ulteriori attacchi contro Israele da parte di altre parti”. Un tentativo, quello di Trump, di tenere a bada l’alleato Netanyahu che, a quanto sembra, non vede vantaggi nell’intesa tra Iran e Stati Uniti: secondo i funzionari israeliani citati dai media ebraici, il memorandum di Islamabad “mette in pericolo gli interessi” del Paese, e con la sua firma Washington cede alle “principali condizioni” poste da Teheran.

Eppure, il tycoon ha rivendicato un successo, in particolare per aver strappato la promessa - a quanto sembra contenuta nel documento - che Teheran non produrrà né acquisirà armi nucleari. E in attesa di un accordo definitivo, l’Iran manterrà lo stato attuale del suo programma nucleare astenendosi da ulteriori arricchimenti dell’uranio e dall’espansione degli impianti. Più in generale, il programma nucleare sarà invece oggetto di negoziazione entro 60 giorni dalla firma del memorandum. Una firma che intanto continua a farsi attendere: una delegazione del Qatar, mediatore insieme al Pakistan, è arrivata a Teheran domenica “per contribuire a facilitare la finalizzazione dell’accordo”, ha detto all’Afp un diplomatico a conoscenza della situazione. Fanno sperare le parole del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, secondo cui la massima autorità di sicurezza del Paese sostiene la “via del dialogo”. Un chiarimento che suona soprattutto come un tentativo di calmare le acque interne, dopo che i fondamentalisti in patria hanno criticato la squadra negoziale di Teheran, apostrofando Araghchi come un un “bugiardo” e un “infiltrato”.

14 giugno 2026

Media: «Israele sbalordito da parole di Trump, uno schiaffo in faccia»

Funzionari israeliani si sono detti “sbalorditi” dalle critiche pubbliche del presidente statunitense Donald Trump al premier israeliano Benjamin Netanyahu e alla decisione di colpire obiettivi di Hezbollah a Beirut. Lo riferisce Channel 12 secondo cui i funzionari sono sempre più preoccupati che l’accordo Iran-Usa possa limitare drasticamente la libertà d’azione militare di Israele in Libano. Un alto funzionario israeliano vicino a Netanyahu ha dichiarato all’emittente che i funzionari a Gerusalemme sono rimasti sbalorditi dalle affermazioni di Trump, che includevano l’accusa al premier di non avere giudizio. “La dichiarazione di Trump è uno schiaffo in faccia. Le restrizioni a Israele sono state portate a un altro livello: l’aspettativa che non colpiremo in nessun luogo del Libano è incompatibile con il comportamento di un alleato strategico”. Secondo quanto riferito, durante una delle sue recenti conversazioni con Netanyahu, Trump ha proposto che Israele si ritiri fisicamente dal Libano meridionale nell’ambito di un più ampio accordo in discussione con l’Iran. Secondo quanto riportato, Netanyahu avrebbe respinto categoricamente l’idea, sostenendo che non sarebbe nell’interesse né di Israele né degli Stati Uniti. L’emittente riferisce che la principale preoccupazione all’interno dell’establishment politico e della sicurezza israeliano è attualmente che la libertà d’azione di Israele in Libano possa essere significativamente limitata da Washington, se l’accordo con l’Iran prevedesse la completa cessazione delle attività militari israeliane in tutto il Libano, e non solo a Beirut, come Teheran insiste che accadrà. Secondo il canale, i funzionari di Washington hanno trascorso le ultime ore a fare pressione su Israele affinché non inasprisca le tensioni con l’Iran, promettendo al contempo di fare tutto il possibile per prevenire attacchi iraniani contro Israele. Il messaggio americano, secondo il report, è che anche in caso di attacco iraniano, Israele dovrebbe evitare qualsiasi risposta che possa compromettere il memorandum d’intesa in fase di negoziazione tra Washington e Teheran, che Trump prevede venga firmato nelle prossime ore.

14 giugno 2026

Libano, attacco israeliano a Beirut sud: edifici distrutti e gravi danni

14 giugno 2026

Trump: «Se l’Iran firma oggi, revoca immediata del blocco dei suoi porti»

Se l’Iran firmasse oggi il memorandum sulla fine della guerra, Donald Trump “ordinerebbe l’immediata revoca del blocco contro i porti iraniani, per poi passare a discussioni più dettagliate in relazione al programma nucleare iraniano”. È quanto ha detto il tycoon in una telefonata con Fox News.

14 giugno 2026

Forze armate di Teheran: «Abbiamo il dito sul grilletto»

Il generale Ali Abdollahi, comandante delle forze armate iraniane, ha dichiarato che le forze armate del Paese hanno “il dito sul grilletto” e sono pronte a colpire “il cuore del nemico”, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Irna. Abdollahi ha affermato che l’Iran aspettava il “minimo errore” del nemico per “impartirgli una lezione indimenticabile”.

14 giugno 2026

Raid israeliano sulla periferia sud di Beirut

14 giugno 2026

Trump: «Netanyahu ha fatto tardare firma di qualche ora»

In un’intervista ad Axios, il presidente americano Donald Trump ha attaccato duramente il premier israeliano Benjamin Netanyahu per la sua decisione di colpire Beirut: “Ha scombussolato tutto. Ha ritardato la firma di qualche ora. Doveva avvenire ora. Adesso è prevista tra qualche ora”. “Perché Bibi ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero furioso. Gliel’ho fatto sapere. Non ha un cazzo di giudizio. Gliel’ho fatto sapere”, ha detto Trump, che in una corsa contro il tempo per salvare il memorandum punta sulla diplomazia riservata e su dichiarazioni pubbliche per arrivare alla firma.

14 giugno 2026

Il Papa: «Il grido di giustizia viene spento con tecniche sempre più subdole»

Pope Leo XIV attends the meeting "Building networks with the world of culture, art, economy and sport" at the Movistar Arena in Madrid, Spain, Sunday, June 7, 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino) APN

L’ingiustizia sociale colpisce prima di tutto i poveri. E nasce anche da una corruzione che il Papa definisce «tracotante», capace di discriminare, emarginare e spegnere la domanda di giustizia.

È il cuore del messaggio per la X Giornata mondiale dei poveri, che sarà celebrata domenica 15 novembre 2026 sul tema «Il Signore è il rifugio del povero».

14 giugno 2026

Iran: «In arrivo una forte risposta contro Israele»

“Il crimine di oggi del regime sionista a Dahieh, Beirut, ha una volta di più dimostrato che gli Stati Uniti sono deboli e privi di credibilità, poiché non sono nemmeno in grado di controllare questo regime illegittimo. Una forte risposta è in arrivo”. Lo scrive su X il capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, Ebrahim Azizi.

14 giugno 2026

Pezeshkian: «Massimo organo di sicurezza Iran appoggia la via del dialogo»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato oggi che la massima autorità di sicurezza del Paese sostiene la “via del dialogo”, dopo che i falchi hanno criticato la squadra negoziale di Teheran nei colloqui con gli Stati Uniti. “Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha concluso che si debba perseguire la via del dialogo”, ha affermato Pezeshkian in un incontro con i dirigenti dei media, secondo quanto riportato dal sito web della presidenza, aggiungendo che il Consiglio è responsabile delle “decisioni riguardanti la guerra e i negoziati”.

14 giugno 2026

Media Israele: riunione di governo in bunker per timore di un attacco dall’Iran

Alla luce dei timori che l’Iran possa lanciare missili contro Israele in risposta al raid dell’Idf a Beirut oggi, la riunione del gabinetto di sicurezza, prevista tra un’ora, si terrà in un bunker sotterraneo. Lo riportano i media israeliani.

14 giugno 2026

Israele colpisce un sobborgo di Beirut: ci sono morti e feriti

14 giugno 2026

Putin e Zelensky telefonano a Trump per il compleanno e parlano della guerra

Il presidente russo Vladimir Putin ha sentito il presidente americano Donald Trump in una telefonata durata 55 minuti, in occasione del compleanno di Trump. Lo riporta il Cremlino. Trump nella telefonata ha ribadito la necessaria fine della guerra in Ucraina, ha riferito il consigliere di Putin Ushakov.

«La conversazione è stata incentrata sulla situazione relativa al memorandum d’intesa in fase di stesura tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha affermato che un accordo è vicino», ha dichiarato ai giornalisti Ushakov. Che poi ha aggiunto che «è stato concordato che gli incaricati speciali del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner, attualmente impegnati sul dossier iraniano, torneranno presto in Russia».

14 giugno 2026

Hegseth (difesa Usa): «Su buona strada per accordo con Iran»

“Siamo sulla buona strada per firmare l’accordo con l’Iran; la questione non è se lo firmeremo, ma quando”. Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, intervenendo su Cbs News, ha detto che “il presidente Trump ha già inferto colpi devastanti al programma nucleare iraniano, da ’Midnight Hammer’ fino a questa campagna. Se l’Iran non intende conformarsi, dovrà vedersela di nuovo con il Dipartimento della Guerra, cosa che preferiremmo evitare”. Gli attacchi di Israele alla periferia meridionale di Beirut “non ostacoleranno l’accordo con l’Iran” che, tuttavia, “deve esortare con fermezza Hezbollah a smettere di attaccare Israele”.

14 giugno 2026

Idf limita assembramenti in tutto il Paese in vista di possibili lanci da Iran

L’Idf ha comunicato che, a seguito di una valutazione situazionale, è stato deciso di aggiornare le linee guida difensive del Comando per il Fronte Interno, limitando gli assembramenti a 5000 persone in tutto il Paese. Le direttive hanno effetto immediato, dalle 18:00 locali fino a domani alle 20:00. I cambiamenti avvengono in vista di possibili lanci missilistici dall’Iran.

14 giugno 2026

Trump: «Attacco Israele a Beirut non avrebbe dovuto verificarsi»

“L’attacco di questa mattina a Beirut non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo, mentre siamo ormai a un passo da un accordo di pace con l’Iran. Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha reagito è stato di entità trascurabile e privo di reale rilevanza - senza causare feriti o vittime - e non dovrebbe compromettere questo processo fondamentale”. Lo scrive Donald Trump sul suo social Truth. “E’ necessario che tutte le parti facciano un passo indietro”, “questo potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e meravigliosa: non roviniamola”, ha aggiunto.

14 giugno 2026

Iran, Idf: preparati a possibile lancio missili contro Israele

Le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato di essere preparate a un possibile lancio di missili iraniani contro Israele nelle prossime ore, dopo l’attacco condotto in precedenza contro Hezbollah a Beirut.

L’esercito ha dichiarato che il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, sta effettuando una valutazione della situazione “con tutti i comandanti competenti” in seguito all’attacco e che l’attuale valutazione è che l’Iran lancerà missili contro Israele.

14 giugno 2026

Media: «Raid Israele su Gaza, 4 morti e diversi feriti»

Le forze israeliane hanno ucciso quattro palestinesi e ne hanno feriti altri in un attacco vicino all’ospedale Yemen Al-Saeed nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Lo scrive l’agenzia di stampa palestinese Wafa.

14 giugno 2026

Mike Waltz: «Trump determinato a finalizzare accordo oggi malgrado difficoltà»

Il presidente americano Donald Trump resta determinato a finalizzare un accordo con l’Iran entro la giornata di oggi, nonostante le difficili trattative. A dichiararlo è stato l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz. Intervenendo al programma “This Week” della ABC, Waltz ha affermato che i negoziatori iraniani hanno faticato a ottenere indicazioni dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei e che “non sempre sono sulla stessa lunghezza d’onda” al loro interno. Ciononostante, si è detto fiducioso che l’accordo possa essere concluso, aggiungendo che sia Trump sia il team negoziale “hanno l’assoluta intenzione di portarlo a termine oggi stesso”.

14 giugno 2026

Iran: inutile proseguire colloqui con Usa se impegni non rispettati

L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di non rispettare i propri impegni dopo gli attacchi israeliani effettuati in Libano. Lo ha riferito il suo capo negoziatore.

Teheran ritiene che sarebbe “inutile proseguire” i colloqui con Washington se gli impegni assunti nell’ambito delle discussioni in corso non fossero rispettati.

14 giugno 2026

Esercito Iran: «L’attacco a Beirut non resterà impunito»

Il vice comandante del comando militare congiunto iraniano Khatam al-Anbiya ha dichiarato che l’ultimo attacco di Israele contro Hezbollah a Beirut non resterà impunito. Mohammad Jafar Asadi ha descritto l’attacco a Dahyieh come una rinnovata provocazione israeliana. Lo riporta Iran International.

14 giugno 2026

Iran, colloquio telefonico tra ministri Esteri Pakistan ed Egitto

I ministri degli Esteri di Pakistan ed Egitto hanno avuto un colloquio telefonico per la seconda volta nelle ultime 24 ore. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Islamabad.

Il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar e il suo omologo egiziano Badr Abdelatty hanno discusso dei progressi verso una possibile intesa tra Washington e Teheran, si legge nella nota.

“Hanno espresso la speranza che questi sviluppi positivi contribuiscano a una pace, una sicurezza e una stabilità durature in tutta la regione”, ha aggiunto il comunicato.

14 giugno 2026

Netanyahu: «Idf ha colpito obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano»

Le forze israeliane hanno colpito «obiettivi terroristici di Hezbollah» nella periferia meridionale di Beirut: lo hanno reso noto in un comunicato congiunto, citato dal Times of Israel, il premier di Israele Benjamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz. Secondo la nota, i raid sono una «risposta» ad «attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano». In un proprio comunicato, l’Idf ha parlato di attacchi «mirati» su infrastrutture che sarebbero controllate da Hezbollah.

14 giugno 2026

Cinque morti nel raid israeliano su Sidone

Almeno cinque persone, tra cui tre donne, sono rimaste uccise in attacchi attribuiti alle forze israeliane avvenuti nel lasso di tempo compreso tra ieri sera e stamattina a Msayleh e a Kaouthariyet el-Sayyad, località del distretto di Sidone, in Libano: lo riporta il giornale L’Orient-Le Jour. La stessa fonte parla di raid e raffiche di artiglieria incessanti anche nell’area di Nabatieh: in questo caso il bilancio è di almeno tre feriti.

14 giugno 2026

Colloquio tra ministri degli esteri di Pakistan e Turchia

Il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo turco Hakan Fidan.

In un messaggio pubblicato sui social media, il ministero degli Esteri del Pakistan ha dichiarato che i due diplomatici «hanno scambiato opinioni sull’evoluzione della situazione regionale e hanno accolto con favore i progressi incoraggianti verso un’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran».

14 giugno 2026

Trump: «L’Iran ha accettato di non avere l’arma nucleare»

«Abbiamo la Repubblica Islamica dell’Iran che ha appena accettato di non avere mai un’arma nucleare, e lo Stretto di Hormuz aprirà a a breve». È quanto affermato in un post su Truth dal presidente Usa, Donald Trump. Nel messaggio, che non specifica quando di preciso potrebbe riaprire lo Stretto, Trump annuncia il suo «endorsement» al congressista Mike Collins, ora candidato repubblicano al Senato per la Georgia.

14 giugno 2026

Idf: drone di Hezbollah esplode su territorio israeliano

A seguito dell’allarme lanciato nell’Alta Galilea, le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno annunciato l’esplosione di un drone in territorio israeliano, vicino al confine con il Libano. «Non ci sono state vittime e l’incidente è oggetto di indagine», si legge nella nota, come riporta Ynet. Secondo le Idf, il drone, legato a Hezbollah, è esploso in un’area definita come «zona militare».

14 giugno 2026

Agenzia dei pasdaran: «Accordo ancora in esame, non c’è la decisione finale»

«La decisione finale di Teheran riguardo l’accordo è in fase di esame». Lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Fars, considerata vicina ai Pasdaran, citando quella che definisce una fonte attendibile vicina al team negoziatore: «L’Iran non ha ancora annunciato la sua decisione finale riguardo l’accordo proposto. L’esame delle dimensioni politiche, giuridiche e tecniche delle proposte presentate è ancora in corso». Sempre secondo l’agenzia, che cita «fonti informate. L’esame delle varie dimensioni delle proposte presentate continua ancora a livelli di competenza e decisionale, e le istituzioni responsabili stanno valutando attentamente gli aspetti politici, giuridici e tecnici della questione».

14 giugno 2026

Al-Jazeera: raid israeliano a Faroun, nel sud del Libano

Un raid aereo israeliano ha colpito la città di Faroun, nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. È quanto riporta un cronista di Al-Jazeera, dal terreno. Israele continua ad attaccare il Libano nonostante l’Iran affermi di includerlo in un potenziale memorandum d’intesa con gli Stati Uniti, scrive ancora la testata araba, ricordando che nuovi ordini di sfollamento forzato sono stati emessi in seguito ai bombardamenti israeliani in diverse città e villaggi del sud.

14 giugno 2026

Iran denuncia cyberattacco a quattro banche: «Ma nessun dato compromesso»

Un attacco informatico ha colpito quattro importanti banche iraniane, ma nessun dato dei clienti è stato compromesso, secondo quanto dichiarato dal Consiglio di coordinamento bancario del Paese. Lo scrive Al-Jazeera. L’attacco ha preso di mira l’infrastruttura di comunicazione condivisa utilizzata da Bank Melli, Bank Tejarat, Bank Saderat e dalla Export Development Bank of Iran, spingendo i team tecnici ad attuare misure di protezione, con conseguenti disagi temporanei per alcuni servizi bancari. Il Consiglio ha affermato che non si è verificato alcun accesso non autorizzato alle informazioni dei clienti e nessun dato è stato cancellato, aggiungendo che sono in corso le operazioni di ripristino per riportare la situazione alla normalità.

14 giugno 2026

Media dell’Iran: delegazione del Qatar a Teheran per colloqui di pace

Una delegazione del Qatar, Paese che funge da mediatore tra Iran e Stati Uniti insieme al Pakistan, è arrivata oggi a Teheran nell’ambito di colloqui volti a porre fine in modo duraturo alla guerra in Medio Oriente, secondo quanto riportato dai media iraniani. L’agenzia di stampa Isna ha riferito che un consigliere del ministro degli Esteri del Qatar è stato inviato in Iran. Questa visita ha lo scopo di «esaminare gli ultimi sviluppi relativi al processo diplomatico», secondo Tasnim, un’altra agenzia di stampa iraniana.

14 giugno 2026

Trump: «Oggi firma dell’accordo». Ma l’Iran smentisce

«La firma dell’accordo con l’Iran è prevista per domenica e subito dopo Hormuz sarà aperto a tutti senza pedaggi», annuncia Donald Trump. Il premier pakistano Shehbaz Sharif aveva in precedenza stilato il timing della pace: intesa «entro 24 ore», firma «a distanza» e via ai colloqui tecnici la settimana prossima. Ma Teheran frena sui tempi della firma dell’intesa. Salta la cerimonia a Ginevra con il vicepresidente J.D. Vance e lo speaker del parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf. Il presidente Usa proprio oggi festeggia gli 80 anni con un incontro di lotta alla Casa Bianca per poi volare al G7 di Evian, dove vedrà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il presidente francese Emmanuel Macron lo riceverà a Versailles il 17 giugno per il 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. L’Iran intanto fa sapere che i funerali di Ali Khamenei si terranno dal 4 luglio.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti