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Giustizia, requiem per l’ufficio del Processo

La metà dei dipendenti precari del ministero della Giustizia, assunti con fondi Pnrr, rischia il posto di lavoro e chiede di essere stabilizzata, altrimenti «crolla la riforma». Il caso di Vibo Valentia

di Donata Marrazzo

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Istituito nel 2012 per garantire la ragionevole durata del processo e riorganizzato in forma compiuta nel 2022, l’Upp, ufficio per il processo, finanziato con fondi del Pnrr - oltre 2 miliardi di euro per un piano straordinario di 12 mila assunzioni a tempo determinato - rischia da qui a giugno 2026, data di scadenza dei contratti, di svuotarsi di ogni sua prerogativa, vanificandosi.

L’assist di Anm

La stabilizzazione al momento riguarda solo la metà dei precari. Gli altri (ma non solo loro) si mobilitano con scioperi e richieste di regolarizzazione. Con l’assist incondizionato dell’Associazione nazionale magistrati per cui il contributo degli addetti all’ufficio per il processo «è necessario per far funzionare la macchina della giustizia in modo rapido ed efficiente».

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Il ruolo degli Aupp

E se finora, gli Aupp, (reclutati con il Dl 9 giugno 2021 n. 80), figure ibride e trasversali, sono state uno strumento prezioso per i giudici e i tribunali, dando un concreto contributo all’eliminazione di arretrati e pendenze e al miglioramento complessivo dell’attività giurisdizionale, fra sei mesi l’esperienza potrebbe considerarsi in gran parte conclusa. E sospesa una vera riforma della giustizia, così come l’Europa l’aveva concepita.

L’impatto di una mancata stabilizzazione

L’impatto più forte della scadenza dei contratti potrebbe registrarsi proprio in quei tribunali in cui carenze di personale, turnover, avvicendamenti lampo e maxi processi alimentano difficoltà e disservizi. Come quello di Vibo Valentia, da cui dipende anche l’aula bunker di Lamezia, dove si è svolto, ad esempio, il maxiprocesso Rinascita Scott e dove è ancora in corso il Maestrale–Carthago, frutto di una lunga e complessa vicenda giudiziaria.

Il caso degli addetti del tribunale di Vibo Valentia

I lavoratori precari del ministero della Giustizia del tribunale calabrese avvertono che «stabilizzare solo una parte del personale significherebbe indebolire drasticamente gli uffici giudiziari, disperdere competenze altamente specializzate, costringere centinaia di lavoratori a lasciare il territorio con pesanti ricadute sociali ed economiche, rallentare una riforma che ha già prodotto risultati misurabili e concreti». Nello specifico, una riduzione dei procedimenti pendenti che, secondo il disposition time - indicatore di durata che misura il rapporto tra i processi pendenti e quelli definiti - è ben oltre il 25%, target fissato dal Pnrr. Anche nel settore della giustizia civile.

La lettera al presidente della Repubblica

In una lettera firmata dai dipendenti precari di Vibo Valentia, indirizzata anche al Presidente della Repubblica, si rimarca inoltre che «l’incertezza mina la motivazione e mette a rischio la nostra capacità di lavorare con serenità e rapidità». Viene anche messo in evidenza il giudizio ampiamente positivo espresso sul tribunale da ispettori del ministero della Giustizia, «nonostante la carenza di organico e il turnover dei magistrati in un territorio dove si celebrano processi di eccezionale complessità e di elevato allarme sociale».

Data entry e digitalizzazione della giustizia

Determinante il lavoro svolto dagli operatori data entry (parte degli Aupp) che «hanno offerto un contributo fondamentale al sistema giustizia mediante supporto all’attività di cancelleria, gestione dell’utenza e, soprattutto, nel percorso di digitalizzazione. Il loro lavoro, nel settore civile ha portato il nostro tribunale - si legge ancora nel documento - dalle ultime posizioni alle prime dieci nella classifica Cisia del 2023, mentre nel penale l’avvio della digitalizzazione ha consentito l’utilizzo della piattaforma App senza tutte quelle interruzioni che si sono verificate a livello nazionale». Effettivamente, la piattaforma cui fanno riferimento i precari dell’ufficio del processo ha registrato in passato malfunzionamenti e problemi di software. Mentre la classifica Cisia, invece, si riferisce all’elenco dei tribunali stilato dal Consiglio per la Giustizia digitale e l’Innovazione che segnala il miglioramento delle performance per digitalizzazione e operatori data entry.

Il rischio di vanificare il lavoro

«È di pochi giorni fa la notizia che l’intenzione del governo è quella di stabilizzare solo 6.000 unità - comprensive di tutte le figure professionali assunte nell’ambito del Pnrr - mediante l’espletamento di un’ulteriore prova, sostanzialmente selettiva, foriera di disgregazione interna e di ulteriori sacrifici, con il serio rischio di vanificare il lavoro svolto finora», continuano gli Aupp del tribunale vibonese. Dal loro punto di vista, la mancata stabilizzazione di tutto il personale, «sia mediante assunzione diretta sia tramite una proroga, anche parziale, del contingente in servizio, si tradurrebbe in una così drastica diminuzione dell’organico da comportare, di fatto, la morte dell’ufficio per il processo, l’indebolimento degli uffici giudiziari, lo sradicamento dal territorio di migliaia di lavoratori (con conseguenti danni per l’economia locale e per le dinamiche familiari), lo spreco delle competenze acquisite e il rallentamento strutturale della riforma della Giustizia».

L’appello, stabilizzateci tutti

La richiesta è chiara e articolata: «Salvaguardare una riforma che questo governo ha contribuito a portare avanti e che, ad oggi, ha funzionato, migliorando in modo evidente il settore Giustizia. Essere considerati non come meri numeri variabili di bilancio, ma come capitale umano qualificato, già formato e operativo, che ha contribuito in modo determinante al buon esito della riforma». Più sintetico l’appello: «Stabilizzateci tutti o la riforma crolla».

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