Concerti, Live Nation condannata per monopolio: ecco che succede ora
Storica sentenza in materia di Antitrust che potrebbe rivoluzionare il comparto, fino all’obbligo per il gruppo di cedere Ticketmaster
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Alla fine i 34 Stati che non si sono persi d’animo dopo il dietrofront del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti la hanno spuntata: il Tribunale federale di Manhattan ha stabilito che il gigante dei concerti Live Nation Entertainment e la sua controllata Ticketmaster hanno monopolizzato illegalmente il mercato americano del live.
La sentenza, arrivata mercoledì 15 aprile dopo cinque settimane di sedute, condanna infatti il gigante dei concerti in un procedimento destinato a fare la storia in materia di Antitrust. Secondo il dispositivo stilato dai giudici, nello specifico, «Ticketmaster ha acquisito o mantenuto intenzionalmente un potere di monopolio nel mercato dei servizi di biglietteria primaria per le principali sedi di concerti attraverso comportamenti di esclusione. Ticketmaster ha fatto lo stesso nel mercato dei servizi di biglietteria primaria per i concerti nelle principali sedi di concerti. Live Nation ha acquisito o mantenuto intenzionalmente un potere di monopolio nel mercato dei grandi anfiteatri attraverso comportamenti di esclusione».
Live Nation, secondo il giudice, avrebbe illegittimamente vincolato i servizi di promoting degli artisti all’uso delle proprie arene (il che significa che gli artisti erano tenuti a utilizzare i servizi di promoting di Live Nation per potersi esibire nelle sue venue). E nella conta dei danni, la giuria ha stabilito che ai consumatori sono stati addebitati 1,72 dollari in più per ogni biglietto per i concerti principali nelle principali sedi di 22 stati e nel Distretto di Columbia. La giuria ha inoltre riscontrato violazioni delle leggi statali sulla concorrenza in California, Florida, Illinois, Indiana, Kansas, New York, Carolina del Sud, Tennessee e Vermont.
Tutto era partito nel maggio 2024 quando il Dipartimento di Giustizia dell’allora amministrazione Biden citò in giudizio Live Nation e Ticketmaster, con l’adesione dei procuratori generali di decine di Stati e del Distretto di Columbia. Al processo però si è arrivati a marzo di quest’anno, con l’amministrazione Trump. E la musica sembrava diversa: Live Nation ha subito raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia che le permetteva di mantenere la proprietà di Ticketmaster. L’accordo prevedeva un fondo di 280 milioni di dollari per le richieste di risarcimento danni da parte degli Stati e una serie di cessioni sul fronte delle venue.
Ma 34 dei 40 Stati che si erano mossi hanno deciso di tirare dritto, in sede giudiziaria. Il giudice che presiede il caso, Arun Subramanian, stabilirà in un procedimento separato le sanzioni che potrebbero includere disinvestimenti significativi da parte di Live Nation o persino lo smembramento di Live Nation e Ticketmaster.








