Ciclismo

Giro di Lombardia: quinto successo di fila per Pogacar, che batte anche Coppi ma rischia di annoiare

Anche questa volta, come al Mondale e all’Europeo, il secondo posto va a Remco Evenepoel, arrivato al traguardo di Bergamo con un ritardo di 1’48”

di Dario Ceccarelli

Lo sloveno Tadej Pogacar dell'UAE Team Emirates vince la 119ª edizione de Il Lombardia, da Como a Bergamo (241 km), sabato 11 ottobre 2025 a Bergamo. ANSA/MICHELE MARAVIGLIA

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Pur sapendo di non darvi una grande notizia (semmai la notizia sarebbe se avesse perso,come l’uomo che morde il cane), partiamo dalla nuova straordinaria vittoria di Tadej Pogacar al 119esimo Giro di Lombardia.

La notizia è che Pogacar, nuovo monarca del ciclismo, ha battuto pure Fausto Coppi conquistando per la quinta volta di fila questa classica monumento che, da sempre, a parte qualche sfida minore, chiude la stagione.

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Tadej ha battuto un mito come Fausto perchè il Campionissimo, di Giri Lombardia, ne aveva vinti cinque ma non di fila come lo sloveno: che così realizza una cinquina che lo proietta ulteriormente nella grande storia di uno sport che, pur avendo conosciuto campioni indimenticabili come Merckx e Coppi, non riesce ancora a definire l’esatta dimensione di questo fenomeno che sta alzando l’asticella oltre ogni limite finora conosciuto

Per fare ancora qualche confronto con i Miti del passato anche le sette Milano-Sanremo di Merckx le sei di Girardengo non furono consecutive. La cinquina di Pogacar invece sì. Lo sloveno non lascia completamente di stucco solo per un motivo: che ormai, con Pogacar, non ci stupiamo più di nulla. Gli riesce tutto con tale facilità, che ci sembra normale anche quello che normale non è più.

Anche questa volta, come al Mondale e all’Europeo, il secondo posto va a Remco Evenepoel, arrivato al traguardo di Bergamo con un ritardo di 1’48”. Una prova straordinaria anche quella del belga che, purtroppo per lui, ha solo una sfortuna: di avere davanti a sé un extraterrestre che viaggia in un’altra dimensione. Ogni volta che Tadej parte, il povero Remco sa che non può farci nulla, deve lasciarlo andare e limitarsi a battere gli altri.

Questa volta Tadej è andato in fuga sulla salita del Passo Ganda a circa 36 km dall’arrivo, dopo che la sua Uae Emirates aveva imposto una accelerazione micidiale per avvicinarsi a Quinn Simmons, coraggioso fuggitivo di giornata con più di tre minuti di vantaggio sul gruppo. Pogacar, ormai lanciato, prima ha ripreso l’americano, poi è partito in solitaria verso il suo quinto trionfo.

Dato a Remco, quel che è di Remco (non si arrende mai, tanto di cappello), va ricordato che sul terzo gradino del podio sale l’australiano Michael Storer davanti a Simmons (quarto) e a Isaac Del Toro (quinto), anche lui della Emirates. Per la cronaca nel 2025 la Uae ha collezionato 93 successi, anche questo è un record.

“Non ho alcun rimpianto è stato tutto perfetto” ha commentato Pogacar riferendosi alla sua straordinaria annata in cui, stringendo, ha vinto 20 corse tra cui Fiandre, Liegi, Tour de France, Mondiale ed Europeo e Lombardia.

Cercando di non farci travolgere anche noi dai suoi exploit, non si può non chiedersi quanto lo straripante predominio dello sloveno non finisca per suscitare, oltre che legittimo entusiasmo, anche una certa noia e una crescente antipatia. E’ umano: gli Imbattibili, a partire da Achille, dopo un po’ diventano antipatici. Il troppo storpia, dicono i critici. E non fa bene allo spettacolo perchè un minimo di suspense nello sport è obbligatorio.

inoltre anche umanamente viene naturale schierarsi a fianco del più debole, di quello meno baciato dalla dagli Dei.

Viene in mente il povero Raymond Poulidor, eterno secondo dietro al fascinoso Jacques Anquetil che perfino in punto di morte, quando il rivale lo andò a trovare al capezzale, ebbe la sfrontatezza di dirgli: “Sei sfortunato amico mio, anche questa volta, arriverai secondo…”

Lo stesso Gino Bartali, pur essendo una forza della natura, nel confronto con Fausto Coppi finiva inevitabilmente per essere considerato il meno dotato dei due, l’Ettore della situazione. Non parliamo della rivalità tra Merckx e Gimondi dove l’italiano era, per sua stessa ammissione, condannato alla sconfitta. “Ci ho impiegato due anni ad ammettere che lui era più forte di me, però alla fine questa rivalità ha fatto bene a tutti due: a Eddy perché lo ha umanizzato, a me perché sono sempre stato indicato come il più forte rivale del corridore più forte di tutti i tempi” confessò Gimondi.

Il problema di Pogacar (ammesso che per lui sia un problema) è che non ha un Gimondi o un Poulidor con cui confrontarsi. Con il Cannibale sloveno, infatti, non riusciamo a individuare un vero avversario che gli tenga testa tutto l’anno. Nelle classiche di primavera solo Van Der Poel è stato capace di batterlo (Milano-Sanremo e Roubaix).

Il belga Evenepoel, abbonato al secondo posto, non riesce mai veramente ad impensierirloo. È un fenomeno, Evenepoel, ma non fenomenale come Pogacar.

Poi il vorace Tadej non solo vince, ma domina, stravince, fa il vuoto con delle fughe che partono addirittura cento chilometri prima. Eddy Merckx, l’ultimo Mito con cui Pogacar si confronta, è vero che ha vinto tantissimo (525 corse) ma spesso ha dovuto sudare sette camicie per spuntarla. Non solo con Gimondi, ma anche con Ocana, Thevenet, Baronchelli, Moser. Al traguardo il Cannibale lo vedevi stravolto, con i capelli appiccicati sulla fronte, gli occhi persi nel vuoto, come se fosse uscito dall’inferno.

Pogacar, dopo una corsa, sembra invece un bimbo appena uscito dal bagnetto, con il ciuffo alla moda e quel sorriso da impunito che finge una modestia che (giustamente) non gli appartiene.

Assomiglia di più, lo sloveno, ad Alfredo Binda, il Signore delle montagne, quello della “pedalata rotonda” talmente forte che nel 1930 fu convinto a non partecipare al Giro d’Italia grazie a un bell’assegno di 22.550 lire. Pagato per non vincere, pensate. Se c’era Binda, dicevano gli organizzatori, tifosi e appassionati mugugnavano, Gli preferivano Learco Guerra o l’indistruttibile Costante Girardengo, campionissimo anche lui, ma non sempre insuperabile come Binda.

Pogacar è fortissimo in ogni terreno: salita, discesa, pianura. Gli manca solo di cimentarsi con gli sprinter, ma prima o poi, dicono i critici, ci proverà. Tadej ha vinto 4 Tour, un Giro d’Italia, 10 classiche monumento. Davanti gli rimangono solo Roger De Valeminck (11) e Merckx con 19.

Oltre ad essere fortissimo di suo, lo sloveno può anche contare su uno squadrone, la Uae Emirates, altrettanto formidabile. Una corazzata. I suoi “gregari “, corridori come Isaac Del Toro, Adam Yates e Juan Ayuso, potrebbero tranquillamente fare i capitani in altri squadre.

Marco Pantani in ceti casi è stato fortissimo, ma con sé aveva squadre mediocri. Si aspettava che lui si togliesse la bandana, e via vincesse da solo. Inoltre Pantani era fortissimo in salita, ma non altrettanto dotato nella classiche. Terminava stremato (“vado forte in salta per abbreviare l’agonia)” e ha avuto un sacco di incidenti che lo hanno spesso tenuto fermo. Pantani era un foriclassse, ma non suscitava antipatia nel pubblico, anzi. Solo quando ha cominciato a vincere troppo, come al Giro del 1999, quello del fattaccio di Madonna di Campiglio, probabilmente è diventato scomodo.

Per questo, tornando a Pogacar, verrebbe da consigliargli di non strafare, per non diventare antipatico, per lasciare un po’ di suspense alle corse, e per non farsi troppi nemici che, quando avrà delle difficoltà (prima o poi succede a tutti), gliela faranno pagare con gli interessi.

Questo è sempre successo. Ma la storia, anche quella del ciclismo, non si ripete mai allo stesso modo. E poi i Campioni, giustamente, sono egoisti.

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