Ciclismo

A Pogacar non basta mai: dopo il Mondiale vince anche l’Europeo

Che Pogacar non lasci nulla per strada lo si è visto proprio in questi giorni

di Dario Ceccarelli

Il ciclista sloveno Tadej Pogacar festeggia la vittoria della gara su strada maschile Elite ai Campionati europei di ciclismo 2025 vicino a Valence, nel sud-est della Francia. (Photo by JEFF PACHOUD / AFP)

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La musica è bella ma sempre quella. Ormai bisognerà dare una medaglia, oltre che a Pogacar, anche ai poveri telecronisti che quando in corsa c’è lo sloveno, non sapendo più cosa inventarsi, devono dire la qualunque per non far addormentare gli spettatori. E’ una fatica, davvero. Uno stimolante esercizio per allenare la fantasia. Un virtuosismo da premiare con ricchi premi e cotillon.

Che cosa vuoi inventarti ancora quando uno - Pogacar, naturalmente - se ne va solo a 75 chilometri dal traguardo e nessuno lo prende più? Certo, nel frattempo, puoi ripetere ancora una volta che lo sloveno è un talento formidabile; che questa è la sua 106 vittoria, la 18esima nel 2025; contare con inutile enfasi quanto tempo infliggerà al rivale Remco Evenepoel (questa volta solo una trentina di secondi); precisare, infine, che il terzo sul podio (il francese Paul Sexias) è arrivato a quasi 3 minuto e mezzo dal Marziano, che così, una settimana dopo aver indossato (bis) la maglia di campione del mondo aggiunge, nella sua sala dei trofei, anche la maglia di campione europeo, conquistata in Francia nella prima domenica di ottobre, nel dipartimento Drome-Ardeche.

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E’ inutile inventarsi qualcosa con Pogacar, tanto il risultato è sempre lo stesso: lui vince per distacco, gli altri si leccano le ferite, soprattutto quelle psicologiche. Pensate il povero Evenepoel, pure lui un fenomeno ma non così fenomeno come il Marziano.

In una settimana, tra Mondiale ed Europe il belga per due volte consecutive ha dovuto mangiar la polvere dello sloveno. In Ruanda, si è preso un minuto e mezzo; in Francia, per il titolo europeo, gli è andata un po’ meglio: E meno male che almeno nella cronometro il belga si era preso una gustosa rivincita.

Ma la realtà è che nelle gare in linea, quando Tadej accende il turbo, il buon Remco sa con certezza che Pogacar lo ritroverà al traguardo dopo che lo sloveno avrà già ricevuto baci e abbracci dalla fidanzata Urska, anche lei ottima ciclista. Dicono gli esperti che lei lo motivi: sarà, ma la voracità di Pogacar, superiore quest’anno perfino a quella del terribile Merckx, sembra che si autorigeneri da sola. Come quelle batterie che non hanno bisogno di ricarica. Quando lo sloveno sente il profumo di vittoria, non c’è niente da fare. Questa è la sua pozione magica, il suo personalissimo propellente (detto senza nessuna velenosa allusione).

Che Pogacar non lasci nulla per strada lo si è visto proprio in questi giorni. Di solito infatti il campione del mondo non partecipa anche all’Europeo. Che bisogno c’è? Sei già il primo del mondo, lascia qualcosa anche agli altri poveracci del gruppo che, non avendo più speranze, vivono solo di ricordi.

E invece il vorace Tadej, saputo che anche questo Europeo era molto selettivo, è venuto subito per vincere anche in Francia. Pensate che in vista del Giro di Lombardia (che ha già vinto 4 volte) Pogacar ha deciso di iscriversi anche alla gloriosa Tre Valli Varesine. “Una corsa imprevedibile che mi stuzzica moltissimo” ha precisato Tadej senza malizia. Che sia imprevedibile, lo crediamo poco. Ma volendo puntare alla cinquina al Lombardia (Coppi è l’unico ad averne conquistati cinque), può darsi che in via del tutto eccezionale lo sloveno lasci qualcosa anche agli altri. Ma c’è da dubitarne.

Tornando a questo Europeo, per capire quanto fosse duro (202,5 km per 3306 metri di dilslivello), va sottolineato un dato: che su una ottantina di partenti, ne sono arrivati solo 17. Tra i ritirati illustri, anche Jonas Vingegard, l’altro grande rivale di Pogacar, arrivato secondo al Tour de France. Vista la mal parata, il danese ha capito al 109esimo kmche era meglio andare un po’ prima sotto la doccia. Quest’anno gira così…

Molto più combattivo Evenepoel che, tra Mondiali e Europei, ha conquistato in 4 gare 2 ori a cronometro e due argenti in linea.

Due parole anche per il francese Seixas, 19 anni, che ha staccato il bresciano Christian Scaroni sull’ultimo passaggio in salita. Scaroni, comunque da elogiare, è arrivato quarto a oltre quattro minuti. Un voto agli azzurri? Una sufficienza risicata. Al Mondiale in Ruanda Giulio Ciccone è arrivato sesto. All’europeo Scaroni quarto. Come dicono i saggi: piuttosto che niente meglio piuttosto

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