In Ruanda bis Mondiale per Pogacar dopo una fuga solitaria di 66 km
Secondo Evenepoel, Ciccone sesto a oltre 6 minuti
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Il Diabolico Marziano ci aveva ingannato. Nettamente battuto una settimana fa alla cronometro da Evenepoel, ci aveva fatto credere che perfino lui, Tadej Pogacar, il nuovo cannibale del ciclismo, era un povero umano come tutti noi.
Anche lui fragile, anche lui non sempre all’altezza delle aspettative generali. Ci aveva perfino fatto tenerezza quando Evenepoel l’aveva raggiunto e superato, quasi sbeffeggiandolo. Volevamo rassicurarlo, confortarlo. Dirgli che capita a tutti prima o poi di non farcela.
Un abbaglio clamoroso. Uno stupido errore di sottovalutazione che, con Tadej, non si può mai fare come ha dimostrato in questo mondiale su strada in Ruanda. Facciamo pubblica ammenda: il Re dell’Africa è lui. E’ lui il sovrano assoluto del ciclismo del globo terraqueo e pure dominatore delle galassie a due ruote. Qui a Kigali, capitale del Ruanda. mette a tacere qualsiasi discorso, qualsiasi dibattito, laureandosi di nuovo campione del mondo dopo 66 chilometri di fuga solitaria.
In realtà ad accendere il turbo, Pogacar aveva già cominciato prima, sul Mont Kigali, a 104 chilometri dal traguardo. Ma poi gli altri sopravvissuti rimasti a ruota, si sono sfarinati per strada quasi in colpa per aver commesso un tale peccato di presunzione. Su un circuito del genere, con 35 salite 5475 metri di dislivello, e con pure il pavé a triturarti le ossa, stare dietro a un mostro così, è francamente impossibile.
“Non vedevo l’ora che finisse. Sono a pezzi, guardate la mia faccia” ha spiegato il nostro Giulio Ciccone arrivato sesto a 6’47”. Una gara onorevole la sua, ma francamente incomparabile con quella di Pogacar che, come al solito, al traguardo, non era neppure particolarmente sudato.










