Bike

In Ruanda bis Mondiale per Pogacar dopo una fuga solitaria di 66 km

Secondo Evenepoel, Ciccone sesto a oltre 6 minuti

di Dario Ceccarelli

Il ciclista sloveno Tadej Pogacar festeggia sul podio dopo aver vinto la gara su strada Elite maschile, ai Campionati del mondo di ciclismo su strada a Kigali, in Ruanda.

3' di lettura

3' di lettura

Il Diabolico Marziano ci aveva ingannato. Nettamente battuto una settimana fa alla cronometro da Evenepoel, ci aveva fatto credere che perfino lui, Tadej Pogacar, il nuovo cannibale del ciclismo, era un povero umano come tutti noi.

Anche lui fragile, anche lui non sempre all’altezza delle aspettative generali. Ci aveva perfino fatto tenerezza quando Evenepoel l’aveva raggiunto e superato, quasi sbeffeggiandolo. Volevamo rassicurarlo, confortarlo. Dirgli che capita a tutti prima o poi di non farcela.

Loading...

Un abbaglio clamoroso. Uno stupido errore di sottovalutazione che, con Tadej, non si può mai fare come ha dimostrato in questo mondiale su strada in Ruanda. Facciamo pubblica ammenda: il Re dell’Africa è lui. E’ lui il sovrano assoluto del ciclismo del globo terraqueo e pure dominatore delle galassie a due ruote. Qui a Kigali, capitale del Ruanda. mette a tacere qualsiasi discorso, qualsiasi dibattito, laureandosi di nuovo campione del mondo dopo 66 chilometri di fuga solitaria.

In realtà ad accendere il turbo, Pogacar aveva già cominciato prima, sul Mont Kigali, a 104 chilometri dal traguardo. Ma poi gli altri sopravvissuti rimasti a ruota, si sono sfarinati per strada quasi in colpa per aver commesso un tale peccato di presunzione. Su un circuito del genere, con 35 salite 5475 metri di dislivello, e con pure il pavé a triturarti le ossa, stare dietro a un mostro così, è francamente impossibile.

“Non vedevo l’ora che finisse. Sono a pezzi, guardate la mia faccia” ha spiegato il nostro Giulio Ciccone arrivato sesto a 6’47”. Una gara onorevole la sua, ma francamente incomparabile con quella di Pogacar che, come al solito, al traguardo, non era neppure particolarmente sudato.

“Non è vero, ho fatto molta fatica anch’io. Avrei preferito che il gruppetto con Del Toro fosse rimasto ancora un po’. Invece quasi 70 km da solo sono tanti. Mi era venuto anche qualche dubbio. Però ho stretto i denti e sono arrivato fino in fondo” spiega Tadej con laconica semplicità.

Il Re dell’Africa non è tipo da far troppi discorsi. Gli basta vincere, lasciare gli altri a guardare la sua schiena che rapidamente si allontana. Quest’anno Pogacar ha vinto alle Strade Bianche e alla Freccia Vallone; poi Fiandre, Liegi, Delfinato, Tour de France. In più, tanto per lasciare qualcosa agli altri, secondo alla Roubaix e terzo alla Sanremo.

Che dire ancora? Che presto, al prossimo Giro di Lombardia, vincerà anche quello. Lui magari dirà che è un tantino stanco, che la stagione è stata lunga, che comincia ad aver voglia di andare in vacanza. Ma non credetegli, non fate ancora questo errore. Pogacar non solo vuole vincere tutte le corse cui partecipa ma, a soli 27 anni, vuole dimostrare al mondo che lui è perfino più forte di Eddy Merck, il grande totem del ciclismo di ogni tempo con le sue 525 vittorie negli anni Sessanta e Settanta.

Vedremo come andrà questa sua personalissima sfida: al momento Tadej conta 105 successi, tra cui 4 Tour de France e un Giro d’Italia. E nelle classiche 2 Fiandre, 3 Liegi e 4 Giri di Lombardia. Merckx è ancora lontano, però, lo sloveno ha solo 27 anni. Bisognerà vedere per quanto tempo manterrà questa ferrea determinazione a vincere.

Remco Evenepoel, che alla vigilia gli aveva lanciato il guanto di sfida, è arrivato secondo a 1’28” dopo aver subito vari problemi meccanici. In pratica, quando Tadej ha cominciato ad andar forte, Remco ha perso quasi un minuto per cambiare la bicicletta. Un problema che l’ha sicuramente condizionato. Poi il belga si è ripreso, riguadagnando diverse posizioni. Però lasciare più di un minuto a Pogacar è un pedaggio troppo pesante. Sul podio Evenepoel aveva una faccia da penitenza. Si può capirlo perchè dopo aver vinto la crono, avrebbe voluto completare il lavoro conquistando anche il Mondiale su strada.

L’impressione però è che Tadej l’Africano, sia troppo superiore anche al belga. Almeno nel presente. Del futuro non parliamo, tanto non c’è certezza. Terzo sul podio l’irlandese Ben Healy bravo a staccare il danese Skjelmose nel finale.

Gli azzurri hanno fatto una corsa discreta, senza infamia ma senza onore. Sugli otto in gara, oltre a Ciccone hanno tagliano il traguardo soltanto Andrea Bagioli, (17°) a 10’06”, e il debuttante Gianmarco Garofoli, (22°) a 10’16”,

Insomma, siamo sempre indietro. Meno male che per il futuro abbiamo una speranza: quel Lorenzo Finn che, a soli 18 anni, ha vinto il Mondiale Under 23 dopo aver vinto nel 2024 quello Juniores a Zurigo. Un segnale inequivocabile. Dire che è nata una stella forse è troppo. Ma una luce nel buio del nostro ciclismo si è certo accesa.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB