Giovani europei più preoccupati dai cambiamenti climatici che dalle malattie infettive
Il 75% tra 15 e 35 anni sono «molto o mediamente motivati» a vivere in modo sostenibile
3' di lettura
I punti chiave
- Le buone pratiche, dai rifiuti differenziati al risparmio energetico
- La dieta: solo il 6% vegetariani, il 5% pescetariani
- Per 8 giovani italiani su 10 le abitudini di consumo non sono sostenibili
- Il cambiamento climatico riconosciuto come uno dei problemi più gravi
- Con la pandemia solo un rallentamento delle emissioni nocive
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I giovani europei sono più preoccupati dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici (quasi il 50%) che dalla diffusione di malattie infettive (36%). E sono disposti a cambiare e consolidare le proprie abitudini di vita in funzione della difesa dell’ambiente e del contrasto al cambiamento climatico, tanto che il 75% di coloro che hanno tra i 15 e i 35 anni di età sono molto o mediamente motivati a vivere in modo sostenibile. I dati emergono dall'indagine condotta in 23 Paesi europei da Ipsos per #ClimateOfChange, la campagna di comunicazione europea guidata da WeWorld, che mira a coinvolgere i giovani per informarli sul nesso tra cambiamenti climatici e migrazioni, creando un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita, ma anche a sostenere la giustizia climatica globale. Una indagine in concomitanza con la Giornata mondiale dell’ambiente che si festeggia il 5 giugno. Il degrado ambientale e i cambiamenti climatici sono indicati tra i problemi più gravi che il mondo deve affrontare, dal 44 e dal 46% degli under 35, percentuali superiori a quel 36% che esprime maggiore preoccupazione per la diffusione di malattie infettive.
Le buone pratiche, dai rifiuti differenziati al risparmio energetico
Dall'indagine emergono le abitudini green che giovani europei adottano sempre o frequentemente, comprese le buone pratiche, come differenziare i rifiuti per il riciclo (79%), cercare di risparmiare energia a casa (78%), non sprecare i rifiuti alimentari (80%).
La dieta: solo il 6% vegetariani, il 5% pescetariani
A livello generale nell'85% dei casi i giovani hanno una dieta con carne e pesce, a fronte di un 6% di vegetariani e di un 5% di pescetariani (che mangiano pesce, ma non carne).Una percentuale pari a un terzo (31%) evita di comprare spesso nuove cose, il 37% acquista prodotti del commercio equo e solidale e alimenti biologici.
Per 8 giovani italiani su 10 le abitudini di consumo non sono sostenibili
«In nome della difesa dell'ambiente e nella consapevolezza che le problematiche connesse ai cambiamenti climatici abbiano riflessi socio economici quali le migrazioni e le migrazioni climatiche - spiega l’indagine - i giovani sono anche pronti ad azioni incisive: è frequente il voto per politici che danno la priorità alla risoluzione di queste problematiche, intercettando il 25% della platea degli under 35, e il 20% ha boicottato dei prodotti commerciali come forma di protesta». Netta la posizione dei giovani italiani: più di otto su dieci (81%) ritiene che le nostre abitudini di consumo non siano sostenibili se si intende preservare l’ambiente.La percentuale di chi è molto motivato a vivere in modo sostenibile è più elevata tra le giovani donne rispetto agli uomini (22% vs. 15%), tra le persone con un livello elevato di istruzione rispetto a quelle con un livello di istruzione minore (21% vs. 11%), tra coloro che vivono nelle aree urbane rispetto a quelli che vivono nelle aree rurali (20% vs. 16%), e tra quelli che hanno votato di recente alle elezioni rispetto a quelli che non lo hanno fatto (21% vs. 11%, escludendo quelli che erano troppo giovani per votare). I giovani europei dell'Europa meridionale sono più spesso molto motivati (il 23% rispetto al 17% dei giovani dell’Europa Occidentale e dell'Europa dell'Est).
Il cambiamento climatico riconosciuto come uno dei problemi più gravi
I giovani europei che sono più motivati a vivere in modo sostenibile considerano più spesso i cambiamenti climatici come uno dei problemi più gravi che il mondo deve affrontare, raggiungendo una percentuale pari al 60%.Complessivamente il 55% degli intervistati è d’accordo sul fatto che le persone devono avere la possibilità di migrare per sfuggire a condizioni meteorologiche estreme e cambiamenti ambientali. La metà dei giovani europei (50%) conviene sul fatto che i migranti climatici debbano godere della stessa protezione legale accordata alle persone che fuggono da guerre o persecuzioni.








