Giovani, donne e under 50: i numeri critici del lavoro da cambiare in fretta
La crisi si è abbattuta su giovanissimi, donne, precari, 35-49enni. A due mesi dalla fine del blocco dei licenziamenti, manca ancora un piano per uscire dall’emergenza
di Claudio Tucci
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I punti chiave
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Dall’Istat a Bankitalia, fino ad arrivare ai dati Eurostat di confronto internazionale e alle recenti stime dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB). La pandemia e il clima di incertezza che ormai perdura da mesi si sono abbattuti con forza sul mercato del lavoro italiano. Anche con la nuova classificazione degli occupati (che non considera tale chi è assente dal lavoro da più di tre mesi, perchè ad esempio in cig) le statistiche mostrano più ombre che luci: da febbraio 2020 a marzo 2021 si sono persi quasi 900mila posti. Il tasso di occupazione è calato di 2 punti percentuali (da 58,6% a 56,6%). Il numero di disoccupati (2.495.000) è rimasto stabile, gli inattivi no, sono cresciuti di qualcosa come 650mila unità (tra questi, moltissimi scoraggiati).
Il confronto internazionale: Italia fanalino di coda
A prescindere dalle definizioni della statistica, è evidente che in Italia il mercato del lavoro si sia sostanzialmente fermato, cioè non si assume più, e chi è uscito sta facendo fatica a rientrarvi. Come tasso di occupazione siano fanalino di coda in Europa, solo la Grecia fa peggio. Come tasso di disoccupazione (a livello generale, 10,1%, tra gli under 25 addirittura 33%) siamo ancora tra gli ultimi: peggio di noi, in entrambi gli indicatori, solo Spagna e Grecia (ultima rilevazione Eurostat).
Primo numero da cambiare: troppi giovani non lavorano
Quello che è evidente è che la crisi sanitaria e poi economica hanno acuito i nodi storici del mercato del lavoro italiano. Da febbraio 2020 a marzo 2021 gli under 25 hanno perso 74mila posti. E ci sono 76mila disoccupati in più. Nella fascia 25-34 anni i disoccupati in più nello stesso periodo sono 238mila. Che cosa si è rotto? Tre cose.
Primo. Il dialogo scuola-lavoro si è fortemente incrinato, con la drastica riduzione dell’alternanza, il mancato decollo dell’apprendistato e un orientamento inesistente verso le discipline che danno maggiori chance di occupazione (quelle tecnico-scientifiche, dove ancora oggi le donne sono pochissime).
Secondo. Risultati non soddisfacenti di Garanzia giovani.








