Recovery, ecco come funziona la clausola di priorità per giovani e donne
Nel Pnrr si cita espressamente per le imprese, l'impegno a “condizionare l'esecuzione dei progetti all'assunzione di giovani e donne”, anche attraverso contratti di formazione e specializzazione.
di Dino Pesole
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I punti chiave
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi la definisce “clausola di condizionalità trasversale a tutto il Piano”, con riferimento alla priorità accordata al tema del sostegno all’occupazione giovanile e femminile con annesso il superamento dei divari di genere, presente in tutte le sei missioni in cui si articola il Piano nazionale di ripresa e resilienza. In particolare nel “terzo asse strategico”, l’inclusione sociale, vengono elencate queste priorità: parità di genere, protezione e valorizzazione dei giovani e superamento dei divari territoriali.
“L’empowerment femminile e il contrasto alle discriminazioni di genere, l’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, il riequilibrio territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno non sono univocamente affidati a singoli interventi, ma perseguiti quali obiettivi trasversali in tutte le componenti del Pnrr”.
Si parte dal Family Act
Per eliminare ostacoli che limitano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro il Piano prende spunto dal percorso di riforma avviato con il Family Act. Draghi assume l’impegno a “lanciare entro il primo semestre 2021” la strategia nazionale per la parità digenere 2021-2026. Per centrare questo obiettivo, si prevedono stanziamenti per 4,6 miliardi dedicati a costruire nuovi asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia. Vi si aggiunge un miliardo diretto a finanziare l’estensione del tempo pieno nelle scuole primarie.
In tal modo, si punta ad offrire un sostegno alle famiglie – e alle madri in particolare – in quello che resta uno degli aspetti più problematici: la conciliazione della loro vita professionale e lavorativa. Vengono poi stanziati 400 milioni per favorire l’imprenditorialità femminile, e 1 miliardo “per la promozione delle competenze in ambito tecnico-scientifico, soprattutto per le studentesse”. L’impegno è far divenire l’assegno unico “lo strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti”.
Obiettivo ambizioso. Per realizzarlo occorre lungimiranza e visione, ed è questa a ben vedere la scommessa di tutto il Piano nazionale, con le incognite connesse alla capacità effettiva del nostro Paese di realizzarlo in pieno.







