Recovery per i giovani: asili nido, più digitale e servizio civile
Previsti 14,5 miliardi, il 7,6% del totale. Alle borse di studio 500 milioni (-400 rispetto a Conte), ma più fondi per digitalizzare la didattica
di Antonello Cherchi
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I punti chiave
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Sono 14,52 i miliardi che il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) mette a disposizione per le politiche giovanili, ovvero il 7,6% dei 191,51 miliardi complessivi che la Ue ha riservato al nostro Paese per affrontare il post-pandemia. Risorse destinate non solo alle generazioni che verranno, ma anche a quelle che già ora siedono sui banchi di scuola e dell’università o sono alle prese con il mondo del lavoro.
Le misure
Gli oltre 14 miliardi riservati alle politiche per i giovani sono declinati in varie voci che l’Osservatorio politiche giovanili della Fondazione Visentini ha messo in fila. La voce più consistente è rappresentata dai 4,6 miliardi riservati al piano per gli asili nido, le scuole materne e i servizi di educazione e cura per la prima infanzia. Un miliardo e mezzo è, inoltre, destinato agli interventi per ridurre i divari territoriali nel primo e secondo ciclo delle superiori e altrettanti soldi sono stati messi per lo sviluppo del sistema di formazione professionale terziaria negli istituti tecnici superiori.
Invece, 1,1 miliardo servirà per sviluppare i nuovi linguaggi e le nuove competenze. Riguardo a quest’ultima voce c’è da notare che - rispetto a quanto previsto nel Pnrr previsto dal Governo Conte - nell’attuale Piano è scomparso il riferimento alle competenze Stem, ovvero quelle scientifiche e tecnologiche, il che rende ora lo stanziamento più “ecumenico”.
Tutte le altre misure sono al di sotto del miliardo, con i 960 milioni riservati all’intervento sugli alloggi per gli studenti e gli altrettanti indirizzati al piano di estensione del tempo pieno e mense. Si tratta di due programmi che, rispetto a quanto previsto nel Pnrr del precedente Esecutivo, sono stati entrambi ridimensionati di 40 milioni. È, invece, cresciuto lo stanziamento per la didattica digitale integrata e per assicurare al personale scolastico la formazione necessaria perché diventi sempre più “connesso”: ora sono previsti 800 milioni, contro i 420 del Piano di Conte.
A questo sostanzioso aumento corrisponde, però, un taglio altrettanto forte: è quello che riguarda le borse di studio per favorire l’accesso all’università degli studenti più bisognosi: in questa versione del Pnrr vengono a mancare 400 milioni rispetto ai 900 scritti nel Piano di Conte.







