La mossa di Gazprom

Gas, nessun rischio per l’Italia dal blocco dei flussi via Ucraina. Arera: «Pronti da tempo»

La rassicurazione del ministro Pichetto sulle «scorte adeguate». Besseghini: «Sistema preparato, non si rallenti il percorso di rafforzamento»

di Celestina Dominelli

3' di lettura

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Nessun allarme per l’Italia dall’ulteriore stop di Gazprom ai flussi in transito verso l’Europa via Ucraina. Se si guarda agli ultimi dati di Snam, emerge che dallo snodo di Tarvisio, attraverso cui passa il gas russo, sono arrivati a dicembre 526 milioni di metri cubi (nell’ultima settimana, poi, il livello si è ridotto quasi a zero), a fronte di una domanda per il 2024 stimata attorno ai 61 miliardi di metri cubi. Del gas arrivato da Tarvisio a dicembre, però, solo una piccola parte è giunta da Mosca, mentre il grosso proviene dagli stoccaggi austriaci e dalla Germania, da dove stanno aumentando i flussi dopo l’eliminazione della tassa sull’export.

La diversificazione portata avanti dal governo

Per ora, dunque, non ci sono particolari rischi alle viste. Merito della diversificazione che il governo ha portato avanti sia sul fronte delle forniture, anche grazie al supporto di Eni (che non importa gas russo in Italia da circa due anni), sia su quello infrastrutturale con Snam in prima linea nel rafforzamento del sistema grazie alla realizzazione di nuovi gasdotti e all’avvio dei due rigassificatori galleggianti di Piombino (già in servizio) e di Ravenna che entrerà in funzione da aprile, nonché nel potenziamento degli stoccaggi (ora pieni all’80%).

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Il ministro Pichetto Fratin: «Scorte adeguate, allo studio ulteriori misure»

Un fronte, quest’ultimo, su cui ieri è intervenuto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha definito le scorte «adeguate», ma ha annunciato «ulteriori misure per massimizzare la giacenza al fine di affrontare con tranquillità la stagione invernale in corso» e ha lanciato un appello all’Europa «ad agire con soluzioni concrete, come quella del price cap, in grado di proteggere tutti i Paesi in egual misura con percorsi di regolamentazione e di obiettivo per la riduzione dei prezzi dell’energia».

Besseghini: interruzione annunciata da tempo, sistema preparato

Insomma, l’attenzione del governo resta alta. Anche perché le quotazioni del gas continuano a risentire delle tensioni geopolitiche con risvolti anche per i prezzi dell’elettricità, come registrato dall’Arera (l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente) nel monitoraggio trimestrale per i vulnerabili (over 75, titolari di bonus sociale, beneficiari della legge 104 e utenti di isole minori non interconnesse o strutture abitative d’emergenza). Ma occorre evitare inutili allarmismi, suggerisce il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini. «Il sistema si era già preparato a questa ulteriore interruzione che era annunciata da tempo - spiega Besseghini al Sole 24 Ore -. Certo, è probabile che questo nuovo stop provochi qualche pressione nella risalita dei prezzi, ma sarà soprattutto quella parte dell’Europa dell’Est ancora dipendente dal gas russo, a cominciare dalla Slovacchia, a scontare i maggiori rialzi. Per cui come Italia esporteremo più gas verso quelle aree come abbiamo fatto con l’Austria negli ultimi mesi, ma non ci saranno impatti diretti sulle nostre forniture».

Faro sulle temperature

Passando alla situazione della penisola, Besseghini sottolinea che bisognerà guardare a quello che accadrà con le temperature tra la seconda metà di gennaio e gli inizi di febbraio. «Per ora non abbiamo a che fare con un inverno particolarmente rigido. Siamo ben coperti dal punto di vista degli stoccaggi e nel breve periodo non ci sono previsioni di consumi particolarmente elevati. Ma questo non deve portarci a rallentare il percorso di rafforzamento del sistema intrapreso ormai da tempo perché non dobbiamo dimenticarci che siamo ancora in una situazione di mercato estremamente fragile ed è troppo presto per scordarsi dell’emergenza».

Il presidente di Arera: non si rallenti percorso di rafforzamento

Secondo il numero uno dell’Arera, occorre quindi continuare a lavorare sul fronte del potenziamento infrastrutturale, ma bisogna altresì garantire contratti di lungo termine per assicurare coperture più ampie sul gnl (gas naturale liquefatto) che resta, chiarisce Besseghini, «il principale elemento di bilanciamento ma che potrebbe conoscere una fase di coperta corta in giro per il mondo per via della ripresa dei consumi da parte della Cina con inevitabili ripercussioni sul prezzo anche per l’Europa». Senza tralasciare lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili all’interno di un mosaico che deve contemplare più tessere. «Quello che è accaduto in Germania nelle ultime settimane, con i prezzi dell’elettricità saliti alle stelle per via della ridotta produzione da rinnovabili a causa della mancanza di vento, dimostra l’importanza di un attento bilanciamento tra le diverse fonti», aggiunge Besseghini.

Nessun incremento drammatico per ora

Quanto ai possibili rialzi di luce e gas, con diversi analisti che si sono esercitati sugli aumenti, Besseghini non si sbilancia. «Che ci sarebbe stata questa ulteriore chiusura da parte della Russia era noto ai mercati fin da agosto e le previsioni non stimavano particolari aumenti. Quello che mi aspetto semmai è una tendenza a cavalcare l’onda emozionale di un annuncio e che questo serva per alimentare un po’ di confusione. Per ora non ci sono stati incrementi drammatici, ma non dobbiamo abbassare la guardia e occorre continuare a tenere il presidio delle cose da fare».

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