M&A

Fusioni e acquisizioni nel food italiano trainate da prodotti salutistici e da forno

Crescono del 30% a quota 100 gli accordi chiusi nel 2025 analizzati da PwC, per un controvalore delle operazioni note (solo le più grandi) che sfiora i 3,5 miliardi di euro

di Maria Teresa Manuelli

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Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni nel food & beverage ha chiuso il 2025 con andamenti divergenti: i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre i valori sono saliti sull’onda di poche operazioni di grandissima taglia. Secondo i dati PwC, il controvalore complessivo delle operazioni M&A nel Consumer è cresciuto del 32% a livello mondiale, trascinato da dieci megadeal - transazioni superiori ai 5 miliardi di dollari - il doppio rispetto ai cinque del 2024. In ambito food & beverage, l’esempio più emblematico è l’acquisizione di Kellanova da parte di Mars per 35,9 miliardi di dollari, pensata per costruire un leader globale dello snacking. Sulla stessa traiettoria l’annunciata acquisizione di JDE Peet’s da parte di Keurig Dr Pepper, che punta a creare uno specialista globale del caffè con vantaggi di scala in sourcing, torrefazione e distribuzione.

Le operazioni di acquisizione o fusione (M&A, mergers and acquisitions, ndr) nel settore food&beverage in Italia hanno registrato nel 2025 un incremento di oltre il 30% per numero: secondo i dati PwC, sono stati cento gli accordi chiusi nell’anno per con un controvalore che ha superato i 4,12 miliardi di dollari (3,49 miliardi di euro), principalmente grazie a due operazioni di peso: l’acquisizione dei cereali di WK Kellogg da parte di Ferrero e l’acquisto di Carrefour Italia da parte di New Princes.

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«Operazioni M&A in netta ripresa anche a valore grazie a rilevanti operazioni cross-border e deal promossi da investitori industriali», commenta Emanuela Pettenò, partner PwC Italia e consumer markets leader. I soggetti finanziari (fondi di private equity, family office, club deal) rappresentano il 35-42% del numero di operazioni, ma le transazioni di maggiori dimensioni restano appannaggio degli operatori industriali. Da notare che su cento deal chiusi, 91 hanno il valore non divulgato: «Il mercato del mid e small cap italiano resta ancora poco trasparente sul fronte dei prezzi», notano da PwC.

Tra le operazioni di maggior rilievo spicca quella di New Princes – nata dall’integrazione tra Newlat Food e Princes Group nel 2024 – che, oltre all’acquisizione di Carrefour Italia e di Diageo Operations Italy, ha in programma il ramo d’azienda di Heinz Italia con i marchi Plasmon, Nipiol, BiAglut, Aproten e Dieterba.

Sul fronte delle dismissioni, Campari ha ceduto Amaro Averna e il Mirto di Sardegna Zedda Piras a Illva Saronno Holding, e Cinzano a Caffo 1915, in una strategia di rifocalizzazione sul portafoglio core. Da segnalare anche l’acquisizione del 49% di La Regina di San Marzano di Antonio Romano da parte di Campbell, segnale dell’interesse internazionale per le eccellenze alimentari italiane, e l’acquisto di Claremont Ingredients da parte di Nactarome nell’ambito di una strategia di espansione estera.

A scendere nel dettaglio merceologico dei deal chiusi, emerge un quadro più granulare. Le operazioni di Food&beverage “puro” – cioè ad esclusione ad esempio di aziende che producono ingredienti, dei prodotti agricoli o di quelle legate alla distribuzione, alle lavorazioni intermedie e al grocery – sono una sessantina. Wine&spirits e bakery sono le categorie più attive per numero di accordi, con dieci operazioni ciascuno, seguite da “meat & protein” e bevande con otto a testa; “snack e confectionery” con sette; “Pasta & staples” si ferma a ciqnue, mentre “healthy & fresh” e “frozen” contano quattro operazioni ciascuno. Dati che, letti insieme alle operazioni descritte più avanti, confermano un interesse strutturale per i prodotti a maggior contenuto funzionale e salutistico, «ancora frammentato in operazioni di piccola taglia». Sul fronte B2B, il settore ingredienti conta 11 deal, a conferma della crescente attenzione per la filiera.

Se ai cento deal del 2025 si aggiungono quelli annunciati e che andranno a conclusione quest’anno, si arriva a 122 e a guardare le prime 18 operazioni con valore dichiarato emergono quattro filoni. Il più coerente in chiave prospettica è quello dei prodotti salutistici, funzionali e free from. Valsoia – quotata su Euronext Milan – ha acquisito il 70% della slovena Kele & Kele, produttrice del kefir tradizionale a marchio Krepko, leader in Slovenia con una quota del 30% a valore: operazione da circa 3 milioni di euro su un enterprise value di 5,4 milioni, interamente finanziata con risorse proprie. Il ramo Heinz porta NewPrinces nel segmento della nutrizione clinica, con BiAglut e Aproten esplicitamente free from, destinati a celiaci e fenilchetonurici. Nel cluster salutistico rientra anche l’investimento in Alimentiamoci Srl Società Benefit, meglio nota come PlanEat: piattaforma digitale per la pianificazione dei pasti e la riduzione degli sprechi, attiva su mense aziendali, scuole e ospedali.

Il secondo filone è snack e dolciario. Foster Clark Products – gruppo maltese presente in oltre 70 paesi tra bevande in polvere, dessert e coadiuvanti per la panificazione – ha acquisito il 100% di Preziosi Food, produttore lucano di patatine e snack salati con linea certificata senza glutine: è la prima operazione italiana del gruppo in Europa. Casa del Dolce ha invece acquisito Italgum Caramelle nel confectionery più tradizionale.

Gli spirits sono il terzo cluster, dominato dalle dismissioni di Campari: Illva Saronno – già proprietaria di Disaronno, Tia Maria e Stock – amplia il perimetro degli amari con Averna e Zedda Piras; Caffo 1915, distilleria calabrese, rafforza il proprio posizionamento con Cinzano. A margine, Havefun Sarl – veicolo di Compagnia dei Caraibi, importatore premium di spirits e vini – ha acquisito circa otto ettari a Montelupo Albese nelle Langhe per entrare nella produzione vinicola diretta.

Vale infine la pena citare l’ingresso di Ipo Club 2 – fondo gestito da Azimut Investments con Electa Ventures – nel capitale di Più Medical, pittaforma di consolidamento nel settore farmacie quotata sull’Euronext Growth Milan, tramite 5 milioni attraverso il veicolo Ipoc 9: non è food, ma è un segnale chiaro della direzione del capitale istituzionale verso tutto ciò che presidia salute e benessere in mercati frammentati.

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