Agricoltura

Frutta, esportazioni in ripresa ma la produzione cala ancora

Nel primo trimestre 2025, secondo i dati Istat Fruitimprese, la bilancia ortofrutticola ha chiuso i conti in attivo per oltre 300 milioni di euro, migliorando del 26,9% rispetto a un anno fa

di Silvia Marzialetti

Le ciliegie che hanno evidenziato picchi di prezzo mai registrati prima

3' di lettura

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Dopo più di tre anni il saldo della bilancia commerciale ortofrutticola diventa positivo, i consumi riprendono vigore e alcune eccellenze del nostro comparto agricolo tornano a brillare. Ma il percorso di rilancio del settore è ancora in salita perché – per dirla con le parole di Paolo Bruni (presidente Cso) – in dieci anni, a parità di ettari, sono andate perse 1,3 milioni di tonnellate di produzione: il che fa capire quanto la redditività sia minata da cambiamenti climatici e fitopatie. «Se fossimo razionali – ha detto recentemente il presidente di Italia Ortofrutta, Andrea Badursi – non dovremmo più produrre ortofrutta: investiamo e produciamo senza sapere quale sarà il risultato».

Nel primo trimestre 2025 – dati Istat-Fruitimprese la bilancia ortofrutticola nazionale ha chiuso i conti in attivo per oltre 300 milioni di euro, migliorando del 26,9% rispetto a un anno fa, con un surplus anche nei volumi di oltre 10mila tonnellate di scarto tra export ed import.

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Merito di una politica di rilancio delle nostre esportazioni – fa sapere Fruitimprese – in particolare della frutta fresca, che segna un +21,7% in quantità e un +23,8% a valore. Le mele, in particolare, sono cresciute del 20,34% a volume e del 17,95% a valore, rispetto al primo trimestre 2024. Bene anche i kiwi (il giallo, in particolare) in ripresa del 12,55% sulle quantità e del +27,03% sui valori. Riparte, dopo mesi di stasi, anche la frutta secca, segnata da ottime quotazioni sui mercati internazionali, dal momento che con solo l’1,6% in più di vendite oltre-confine, ha guadagnato il +9,7% in più.

I risultati del primo trimestre acquistano maggior rilevanza se si considera il quadro geopolitico particolarmente instabile e il contesto di drastica riduzione dei flussi commerciali in cui sono maturati. Adesso che l’ennesimo ostacolo si affaccia all’orizzonte, il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, invita il comparto dell’ortofrutta a cavalcare le politiche protezionistiche del presidente Trump, puntando sui mercati che hanno deciso di reagire. «Sono anni che abbiamo avviato le trattative per esportare le mele in Messico – dice – è arrivato il momento di accelerare, come del resto hanno fatto recentemente i nostri competitor francesi; oppure come gli esportatori di ciliegie spagnoli, che ora hanno accesso al mercato cinese».

Lato importazioni i dati sono meno performanti: calano i volumi (-3,8% sullo stesso periodo del 2024), crescono significativamente i valori (+9,2%). Tiene l’import di frutta tropicale e risale leggermente l’import di agrumi (+1,9% rispetto al primo trimestre 2024), a causa di una campagna nazionale non particolarmente prolifica.

All’interno di casa nostra, ripartono anche i consumi domestici di ortofrutta fresca. Nel primo trimestre 2025 – secondo i dati diramati da Cso – i volumi acquistati crescono del 2% rispetto al primo trimestre 2024, attestandosi a circa 1,29 milioni di tonnellate. Ancor più marcata la crescita del valore generato dagli acquisti, che raggiunge 3,15 miliardi di euro, con un incremento del 5%, sostenuto da un aumento del prezzo medio del 3%. «L’aumento della spesa è legato anche a una maggiore incidenza di prodotti a valore aggiunto, come il confezionato e il biologico», commenta Elisa Macchi, direttrice di Cso Italy.

Cosa aspettarsi per la frutta estiva? Dopo una apertura di stagione con il caso ciliegie, l’attenzione adesso è puntata sulle drupacee emblema dell’estate: pesche e nettarine. L’Italia, secondo produttore Ue dopo la Spagna, ha chiuso una stagione 2024 con 973mila tonnellate (+11% rispetto al 2023). Per il 2025 si prevede una riduzione di circa l’8%. Situazione più preoccupante per le albicocche, che al Nord potrebbero dimezzare le quantità. A fronte di questi crolli di produzione, si capisce come il vero tema, di questi tempi, sia continuare a produrre.

Lo sguardo è rivolto anche a Bruxelles, dove è in corso l’esame sul nuovo regolamento in materia di agrofarmaci. «La drastica riduzione dei fitofarmaci, che era stata indicata dal Green Deal europeo, ha messo l’intero sistema produttivo in gravissime difficoltà – dice Paolo Bruni – . L’Unione Europea ha lasciato i produttori senza mezzi di difesa e senza alternative efficaci contro climate change e fitopatie: dai circa mille principi attivi che erano a disposizione dell’agricoltura, in pochi anni si è passati a meno di trecento. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».

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