Consumi

Ciliegie come oro: ecco perché costano fino a 20 euro al chilo

I produttori di ciliegie si trovano a fronteggiare altissimi costi di coltivazione e raccolta

di Silvia Marzialetti

(Reuters)

2' di lettura

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Ciliegie, grandi assenti sulle tavole degli italiani in questa fine Primavera. Colpa dei prezzi alle stelle, che scoraggiano i consumi, alimentano una inevitabile discontinuità nelle forniture e impediscono alla stagione di decollare.

Eppure la campagna cerasicola è in corso, anche se è difficile accorgersene guardando gli scaffali di fruttivendoli e supermercati.

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Ma cosa sta succedendo?

Bisogna puntare il focus sulla Puglia, la Regione più vocata alla produzione, alle prese con una tra le crisi più pesanti che abbiano mai investito il comparto. Lo spiega bene Massimiliano Del Core, presidente di Confagricoltura Bari-Bat: ““Due gelate notturne in fase di crescita delle gemme, otto giorni di pioggia in fase di fioritura, l’avvicendarsi di forti venti di scirocco e maestrale durante la fase di crescita e maturazione del frutto, hanno falcidiato la produzione nelle zone della Puglia storicamente più produttive, arrivando a portarla largamente al di sotto della soglia minima per la sostenibilità economica degli agricoltori”.

Così i produttori di ciliegie delle province di Bari e Bat - con gli oltre 16mila ettari coltivati, che da soli valgono il 30% della produzione nazionale - si trovano a fronteggiare altissimi costi di coltivazione e raccolta.

Del Core parla di rese produttive paradossali, in alcuni casi anche al di sotto dei 5 quintali ad ettaro, che rendono persino anti-economico per gli agricoltori raccogliere. Un meccanismo che - va da se’ - fa impennare i prezzi e che frena il consumo nelle grandi città e all’estero, dove i prezzi hanno raggiunto picchi di 20 euro al chilo (a Milano, ad esempio), con una media che oscilla tra i 10 e i 15 euro.

Nonostante le difficoltà, il comparto non si arrende e il 29 maggio ha presentato al Senato l’annuale Sagra della Ciliegia dei territori di Turi e Conversano che, dunque, si terrà regolarmente.

In gioco c’è il destino della cerasicoltura pugliese, cui sono legate intere comunità.

“Bisogna prendere atto una volta per tutte - continua Del Core - che la situazione attuale del comparto non consente alle oltre 7mila aziende agricole di produzione di ciliegie attive nella nostra regione di andare avanti, se non attraverso la capacità di reazione di tutta la filiera; capacità che passa per la spinta all’aggregazione, visto che la dimensione media delle aziende cerasicole pugliesi è inferiore ai 2 ettari e che si fonda su investimenti per l’innovazione di varietà e nuovi impianti”.

La ricerca rappresenta sempre la chiave di volta. “La straordinaria qualità e riconoscibilità della nostra ciliegia Ferrovia, va affiancata con le performance di nuove varietà che esprimano il proprio potenziale produttivo e di apprezzabilità in epoche diverse”, aggiunge Del Core.

“E’ importante inoltre che i produttori possano beneficiare delle opportunità e delle agevolazioni che sono state messe loro a disposizione, come contratti di filiera nazionali e bandi regionali Csr. Su questi ultimi, in particolare, rileviamo una dotazione di risorse a favore delle agevolazioni finanziarie per gli investimenti del comparto delle ciliegie pugliesi non del tutto adeguata all’importanza del settore, ma auspichiamo possa essere aumentata più avanti”.

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