Vino

Vino, 80 milioni di export a rischio a causa della crisi di Hormuz

L’allarme Uiv: pesanti ripercussioni anche sui costi delle materie prime secche e su quelli di trasporto. Preoccupa anche il calo del turismo in estate e dell’enoturismo

di Giorgio dell'Orefice

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«Il settore del vino sta già subendo i primi danni diretti generati dal conflitto iraniano. Registriamo l’arresto degli ordini in una ventina di mercati, da quelli del Golfo ad altri limitrofi, che sommano complessivamente un valore annuo delle esportazioni per circa 80 milioni di euro».
È l’allarme lanciato dal presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi nel corso del Consiglio nazionale dell’associazione ospitato dalla Cantina Girlan a Cornaiano (Bolzano).

Effetti oltre il mancato export

Ma gli effetti del conflitto in Medio Oriente non si fermano al blocco delle esportazioni. Sul settore del vino italiano si temono altri effetti a cascata. «Si prospettano infatti - ha aggiunto Frescobaldi - criticità importanti – dal costo delle materie prime secche a quelle dei trasporti al calo turistico ed enoturistico».

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Consumi dei turisti a rischio

Sul fronte turistico il settore vinicolo teme due distinti effetti a valle delle possibili restrizioni ai voli internazionali a causa della possibile carenza di carburante per gli aerei: una prima criticità è legata alla probabile riduzione del flusso turistico in genere in Italia che in particolare nel corso dei mesi estivi fornisce un importante contributo ai consumi di vino sul mercato italiano. In seconda battuta è molto temuto anche il calo delle prenotazioni nelle destinazioni enoturistiche, che impatterebbe in maniera diretta sul fatturato delle cantine italiane penalizzando, inoltre, un comparto in forte crescita negli ultimi anni.

Costi non sostenibili, appello a Roma e Ue

«Complessivamente - ha aggiunto il presidente Uiv - si tratta di costi non sostenibili da un settore, come il nostro, già provato da una domanda in evidente contrazione. Come Uiv, richiamiamo il Governo italiano e l’Ue a risposte urgenti sulle possibili misure da adottare anche in favore del nostro settore per mitigare attuali e future dinamiche involutive».

Secondo l’Osservatorio Uiv, i soli eventuali costi aggiuntivi stimati per le materie prime secche (vetro, carta, cartone, capsule, gabbiette) potrebbero influire sul prezzo finale di una bottiglia da 4 euro in un range compreso tra 10 al 20%.

Inoltre, le imprese del vino, già costrette dai dazi americani ad abbassare i propri listini export oltreoceano in media dell’11% nel 2025 e del 13% nel primo trimestre di quest’anno, non sarebbero in grado di assorbire questi nuovi extracosti. 

A questo quadro già a tinte fosche, si aggiungono i trasporti «sia in ambito nazionale - concludono all’Unione italiana vini - dove già si riscontrano i primi aumenti tariffari, sia per le rotte internazionali con i prezzi dei container stimati in crescita dal 20% al 50%. Impossibile ora - concludono all’Uiv - quantificare il rischio generato da altre dinamiche, a partire da quelle turistiche ed enoturistiche fino a quelle del rischio inflazione o recessione».

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