Bollicine

Franciacorta con le ostriche francesi ma non solo: «Obiettivo 20% di export in 5 anni»

Le bollicine lombarde hanno preso il posto dello champagne alla festa delle ostriche Dop di Marennes-Oléron: per il presidente del Consorzio Rabotti è possibile crescere oltreconfine dall’attuale 12% senza erodere il mercato interno

di Emiliano Sgambato

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A fine ottobre, a Marennes-Oléron, sulla costa atlantica francese, ad accompagnare le celebri ostriche Dop alla “Fêtes de l’Ostra”, non c’era lo Champagne, ma le etichette della Franciacorta, partner ufficiale della manifestazione. Una “vittoria fuori casa” impensabile forse fino a non molto tempo fa, ma diventata oggi realtà, a testimonianza di come le bollicine lombarde non abbiano paura di competere con forza sui mercati esteri, anche in casa di chi ha secoli di storia alle spalle.

«La nostra forza viene dal fatto che il Franciacorta abbia un’identità forte e ben riconoscibile. Questo negli ultimi tempi si sta affermando anche all’estero – dice a Food24 Emanuele Rabotti, presidente del Consorzio Franciacorta – dove in passato non abbiamo registrato numeri importanti, ma ora i tempi sono maturi per la crescita. In generale nel mondo si sta affermando tutto il made in Italy agroalimentare e noi di certo ne siamo un simbolo. Crediamo si arrivato il momento di poter cogliere queste potenzialità».

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Nel 2024 la quota di export si è attesta al 12% del totale della produzione (19,12 milioni di “bottiglie equivalenti”, in flessione del 2% rispetto al 2023). Il fatturato è calato dell’1,4% su un giro d’affari alla produzione che il Consorzio non comunica ufficialmente nel suo Osservatorio, ma che si può stimare oltre i 260 milioni di euro (e quasi il doppio al consumo).

Il trend premia le esportazioni

Se però si allarga lo sguardo al pre Covid, nel 2024 il Franciacorta registra un +8,9% in volume, +24,8% in fatturato, e +14,6% per quel che riguarda i prezzi medi. E se l’export lo scorso anno ha fatto segnare un -3%, rispetto al 2019 è cresciuto di oltre il 15. E nel 2025? Nei primi nove mesi il calo dei volumi complessivo è del 2,8%, ma se il mercato interno registra una discesa del 4,4%, l’export sale del 5,8%. Dati che potrebbero cambiare per fine anno, considerato che l’ultimo trimestre e in particolare il periodo natalizio, nonostante gli sforzi di destagionalizzazione in atto, valgono ancora il 50% delle vendite, con prevalenza degli acquisti domestici, che presumibilmente faranno abbassare la quota export. Quest’ultima, comunque, da gennaio a settembre è salita al 16,8% dal 15,4% dello stesso periodo del 2024.

Per Rabotti la strada è segnata: «L’obiettivo è raggiungere una quota del 20% di export in 5 o 6 anni – dice –. Senz’altro non sarà facile, ma non credo sia una quota irraggiungibile. Per questo stiamo investendo per sostenere l’internazionalizzazione con iniziative di promozione nei principali mercati esteri, partnership con operatori locali, eventi di formazione e degustazione rivolti a stampa e e consumatori, con un piano di comunicazione digitale mirato a valorizzare l’identità del territorio». E i dazi? Per ora, «l’impatto è marginale» e si lavora oltre che con gli Usa con mercati di riferimento come Giappone, Svizzera, Germania (dove nel 2024 ci sono stati segni negativi). «C’è molto interesse – aggiunge il presidente – anche nell’Europa dell’Est e del Nord».

La crescita in Francia

E i risultati a casa dello Champagne? Le vendite di Franciacorta in Francia, a fine 2024, ammontavano a 46.075 bottiglie equivalenti, portando il Paese a rappresentare il 2% dei volumi esportati, in significativa crescita su un arco temporale di cinque anni: rispetto al 2019, periodo pre-pandemico, le vendite in Francia sono più che raddoppiate, con un incremento del +119%.

Anche i primi nove mesi del 2025 confermano il trend positivo: a fine settembre sono state vendute in Francia 33.501 bottiglie equivalenti di Franciacorta, pari a un +19,8% rispetto al medesimo periodo del 2024. Infine il prezzo medio del venduto in Francia risulta remunerativo, attestandosi su livelli superiori del 23% rispetto al prezzo medio globale.

La tenuta del mercato domestico

Non sarà comunque uno sviluppo a scapito del mercato interno, «che vogliamo consolidare e far crescere ancora», sottolinea Rabotti. Non è quindi una questione di capacità produttiva: «Possiamo arrivare anche a da 20 a 25 milioni di bottiglie – continua – ma non avrebbe senso alzare i volumi svendendo la produzione, che dobbiamo invece valorizzare al meglio. Anche il mercato interno sta tutto sommato tenendo, considerando la crisi economica che sta colpendo non solo l’Italia ma il mondo intero. Quando ci sarà la ripresa ripartiranno anche i ristoranti, dove qualcuno preso dall’euforia post Covid ha alzato troppo i prezzi, che però in generale rimangono ancora mediamente accessibili. Non siamo preoccupati, anzi siamo soddisfatti perché non abbiamo problemi a smaltire la nostra attuale capacità produttiva». Che, tra l’altro, nel caso delle bollicine, si può “spalmare” su più anni.

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