Corte dei conti

Fondo pari opportunità, rispetto a dieci anni fa più centri antiviolenza ma restano differenze territoriali

Servono prevenzione culturale e tempi rapidi nell’erogazione delle risorse. Ma dal 2016 a oggi la rete delle strutture d’accoglienza si è ampliata

di Anna Mulassano


ANSA/Fabrizio Zani / Pasquale Bove Giornata internazionale contro la violenza sulle donne uomini dimostrazione donne ANSA

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Potenziamento dei sistemi informativi e coordinamento nazionale delle politiche di settore attraverso criteri uniformi di verifica. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nella relazione, curata dalla Corte dei conti, sul Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, con riferimento all’assistenza e al sostegnoalle donne vittime di violenza e ai loro figli. Il Fondo, la cui gestione è affidata al Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio, tra il 2017 e il 2025 ha stanziato risorse pari a 401,6 milioni di euro, oltre a 56,2 milioni di euro di contributo regionale. La dotazione complessiva per il finanziamento dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli interventi di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne è stata quindi di 457,8 milioni di euro.

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Le criticità da risolvere

Accanto a svariati rilievi positivi, nella valutazione della Corte dei conti sulla gestione del Fondo rimangono alcuni nodi da sciogliere. Tra questi, la disomogenea capacità delle Regioni nell’organizzazione dei servizi e l’esigenza di garantire tempi rapidi nell’assegnazione dei finanziamenti e nella trasmissione dei dati. In tal senso, la Corte invita a garantire continuità e celerità nel conferimento dei fondi e ad aggiornare gli standard organizzativi e qualitativi delle strutture di accoglienza. Centrale anche la formazione del personale specializzato. La relazione riconosce, poi, il ruolo chiave delle iniziative di prevenzione culturale e di contrasto agli stereotipi di genere, soprattutto in ambito scolastico e formativo. La raccomandazione a rafforzare questi progetti, si legge nel report, si inserisce in quadro sociale caratterizzato da un ricorso sempre più frequente alla violenza di genere online (anche grazie all’AI) e dalle tendenze emergenti in tema di violenza tra minori e di accesso alla pornografia violenta.

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Una sensibilizzazione che, sempre secondo la Corte, è da realizzarsi anche tramite percorsi di educazione alla parità e alla prevenzione della violenza, in coerenza con le indicazioni degli organismi europei di monitoraggio previsti dalla Convenzione di Istanbul. Agire in modo coordinato, tempestivo e omogeneo sul territorio, conclude lo studio, è fondamentale per la tutela delle vittime e per rafforzare ulteriormente l’efficacia delle iniziative.

I risultati positivi

Rispetto a quando è stata stilata l’ultima relazione, nel 2016, l’incremento delle risorse ha consentito il rafforzamento delle politiche di contrasto alla violenza di genere, lo sviluppo di strumenti di coordinamento istituzionale e l’ampliamento della retedei centri antiviolenza e delle case rifugio, nonostante alcune criticità nella distribuzione territoriale dei servizi. L’evoluzione sotto il profilo normativo, programmatorio e finanziario si colloca quindi in linea con gli impegni assunti a livello internazionale, oltre che con gli obiettivi della Convenzione di Istanbul e dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite. Sono, infatti, più diffusi i centri di accoglienza, anche se quantitativamente i livelli sono ancora inferiori agli standard europei e persistono differenze per qualità e tipologia di supporto fornito nei diversi territori.

Elementi positivi sono poi anche il consolidamento degli interventi di sostegno e protezione delle donne vittime di violenza, la crescente attenzione all’empowerment femminile e la formazione degli operatori. Lodevole anche l’avvio di processi di rafforzamento dei sistemi informativi e delle attività di raccolta dati, nonostante alcune disomogeneità a livello locale.

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