Corte dei conti

Corte dei conti: triplicano le indagini sui conti correnti e crescono i controlli fiscali nel 2025

Nella parifica del rendiconto statale l’accelerata dell’amministrazione finanziaria: verifiche puntuali in aumento del 18%, crescono dell’11,3% quelle sostanziali sugli autonomi

di Marco Mobili e Gianni Trovati

SEDE CORTE DEI CONTI IMAGOECONOMICA

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Va bene la compliance, sono importanti tutti gli incentivi per spingere l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Ma il cuore della lotta all’evasione restano i controlli. E l’amministrazione finanziaria mostra di saperlo bene, anche se spesso il tema si allontana dal cuore del racconto politico.

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A rimetterlo al centro della scena sono i numeri. Nella relazione sul rendiconto generale pubblicata ieri con il giudizio di parificazione del bilancio dello Stato, la Corte dei conti ne mette in fila molti. Pesanti.

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Crescono i controlli ordinari

Primo: crescono in modo netto i «controlli ordinari», cioè le verifiche puntuali (non automatiche come quelle su spese mediche e dichiarazioni) che «consentono di individuare redditi non dichiarati, omissioni, irregolarità e comportamenti elusivi, garantendo il recupero delle imposte dovute e contribuendo all’equità del sistema tributario», come riassumono le sezioni riunite in sede di controllo.

Nel 2025 sono state 223.647, con un salto del 18% rispetto all’anno prima, e hanno permesso di accertare 16,46 miliardi di maggiore imposta (qui l’aumento annuale è dell’11,4%).

L’accelerazione è netta, e le tabelle la mostrano in modo chiaro. Anche se per la Corte si tratta solo di un primo passo, in una strada che «tenuto conto della numerosità dei fenomeni evasivi» dovrebbe portare a concentrare ulteriormente la frequenza dei controlli, soprattutto per le attività a maggior rischio di evasione, anche attraverso un maggior utilizzo dei dati a disposizione dei sistemi informativi.

Le indagini finanziarie

Nei database le informazioni da incrociare arrivano da fatture elettroniche emesse e ricevute, corrispettivi telematici (gli scontrini che una volta collegati ai Pos hanno fatto emergere 5,3 miliardi di imponibile in pochi mesi) e dai movimenti risultanti dall’Anagrafe dei rapporti finanziari.

Proprio su quest’ultimo terreno si incontra una delle impennate più ripide nell’attività del Fisco. Le indagini finanziarie, quelle che portano le lenti di Agenzia e Guardia di Finanza a spulciare i dati dei conti correnti, lo scorso anno sono state 6.566, e hanno prodotto accertamenti per 256 milioni di euro. È una goccia nel mare dell’evasione, certo: ma il numero di operazioni è più che triplo rispetto a quello registrato nel 2024, e mostra lo sforzo dell’amministrazione finanziaria di addentrarsi su questo terreno delicato quando le analisi di rischio mostrano che è il caso di farlo.

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Le partite Iva

In crescita sono anche i numeri delle verifiche sulle partite Iva. I controlli sostanziali sugli autonomi soggetti agli indici di affidabilità fiscale (Isa) l’anno scorso sono stati 103.449, con un aumento dell’11,3% sull’anno prima e del 18,1% sul 2023. Ma anche in questo caso il campo da gioco rimane sterminato, e ampi restano i margini per incrementi ulteriori. I nuovi numeri indicano infatti che i controlli hanno riguardato il 3,8% delle partite Iva, con un’intensità che nel tentativo di spegnere il vulcano inestinguibile dei bonus edilizi sale al picco del 4,6% nelle costruzioni e arriva al 4,1% nel settore cugino di imbiancatura e lavori in casa. All’altro capo della graduatoria, fra le attività principali si incontrano gli studi medici (1,6% i controllati), che però sono la categoria meno a rischio secondo gli Isa (80,2% di affidabili nelle dichiarazioni 2025; Sole 24 Ore del 28 maggio).

Più in generale, il rapporto fra controlli e partite Iva a rischio in base alle pagelle fiscali restituirebbe rapporti più alti, prospettando la probabilità reale di essere sottoposti a verifica per chi presenta dichiarazioni zoppicanti. Ma per la Corte «la frequenza dei controlli sostanziali in rapporto alla numerosità dei contribuenti» rimane «un dato di rilievo critico»: e richiede di intensificare ancora il ritmo.

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