Corte dei conti: triplicano le indagini sui conti correnti e crescono i controlli fiscali nel 2025
Nella parifica del rendiconto statale l’accelerata dell’amministrazione finanziaria: verifiche puntuali in aumento del 18%, crescono dell’11,3% quelle sostanziali sugli autonomi
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Va bene la compliance, sono importanti tutti gli incentivi per spingere l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Ma il cuore della lotta all’evasione restano i controlli. E l’amministrazione finanziaria mostra di saperlo bene, anche se spesso il tema si allontana dal cuore del racconto politico.
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A rimetterlo al centro della scena sono i numeri. Nella relazione sul rendiconto generale pubblicata ieri con il giudizio di parificazione del bilancio dello Stato, la Corte dei conti ne mette in fila molti. Pesanti.
Crescono i controlli ordinari
Primo: crescono in modo netto i «controlli ordinari», cioè le verifiche puntuali (non automatiche come quelle su spese mediche e dichiarazioni) che «consentono di individuare redditi non dichiarati, omissioni, irregolarità e comportamenti elusivi, garantendo il recupero delle imposte dovute e contribuendo all’equità del sistema tributario», come riassumono le sezioni riunite in sede di controllo.
Nel 2025 sono state 223.647, con un salto del 18% rispetto all’anno prima, e hanno permesso di accertare 16,46 miliardi di maggiore imposta (qui l’aumento annuale è dell’11,4%).
L’accelerazione è netta, e le tabelle la mostrano in modo chiaro. Anche se per la Corte si tratta solo di un primo passo, in una strada che «tenuto conto della numerosità dei fenomeni evasivi» dovrebbe portare a concentrare ulteriormente la frequenza dei controlli, soprattutto per le attività a maggior rischio di evasione, anche attraverso un maggior utilizzo dei dati a disposizione dei sistemi informativi.








