Bilancio

Corte conti: deficit 2025 sopra attese per Superbonus. Irpef, 82% da dipendenti e pensionati

Il presidente Guido Carlino nella relazione sul rendiconto generale dello Stato: forti rischi esogeni a causa contesto globale, possibili revisioni scenari economici in tempi brevi

di Redazione Roma

Un cantiere a Milano, 6 settembre 2023. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO ANSA

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«In questa prima fase di attuazione della nuova normativa europea in materia di governance economica e in linea con quanto previsto da recenti atti di indirizzo parlamentare, l’attività di monitoraggio posta a corredo del Documento di Finanza Pubblica 2026 consente di verificare a consuntivo del 2025 che il rapporto deficit/Pil si collochi al 3,1% e quello debito/Pil al 137,1%, livelli che risultano superiori alle attese dello scorso autunno rispettivamente di 0,1 punti percentuali (0,03 punti percentuali del Pil considerando la seconda cifra decimale) e 0,9 punti percentuali, ma che risultano più favorevoli per il deficit (-0,2 punti percentuali) e significativamente più vicine per il debito (0,5 punti percentuali) se confrontate con le previsioni del Documento di Finanza Pubblica 2025». Lo ha detto il Presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti Mauro Orefice al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato, evidenziando che «per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall’emersione in gran parte inattesa di nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione previgente sul Superbonus».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’Irpef grava per l’82% su dipendenti e pensionati

Sul fronte fiscale la relazione sul Rendiconto generale dello Stato della Corte dei conti sottolinea che «il processo di riforma tributaria avviato dalla legge delega ha prodotto finora 18 decreti legislativi e 6 Testi Unici di riordino; con una proroga della delega al 29 agosto 2026, è tuttora in corso e permangono alcuni aspetti da definire in relazione, fra gli altri, alla revisione organica delle spese fiscali, stimate complessivamente in circa 119 miliardi di mancato gettito (5,3% del Pil), al mancato perseguimento dell’equità orizzontale nell’Irpef, con l’imposta che continua a gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente e da pensione (82%)».

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Flat tax per oltre 2 milioni di partite Iva: 3,4 miliardi di mancato gettito

«L’esame dei regimi tributari e del gettito evidenzia la progressiva erosione della base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per effetto dell’espansione dei regimi sostitutivi e forfettari». La sintesi della Relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei Conti spiega che «il regime forfettario per i titolari di partita Iva ha raggiunto oltre due milioni di beneficiari, con un costo stimato in termini di minor gettito di circa 3,4 miliardi per il 2025, sensibilmente superiore alle previsioni originarie, e con una progressiva crescita dei soggetti che si avvalgono del regime che è pari al 24,7% rispetto al 2019». «L’imposta sui servizi digitali ha consolidato la sua traiettoria espansiva (+40,1 per cento), attestandosi a 637 milioni, mentre la global minimum tax, al suo primo anno di applicazione, ha generato un gettito effettivo di soli 46 milioni a fronte di una previsione di 381 milioni», si rileva. In relazione poi all’attività dell’Agenzia delle entrate, si rileva che «il gettito spontaneo relativo ai principali tributi si è attestato a 595,8 miliardi, in crescita del 2,8 per cento rispetto al 2024, con un incremento complessivo di 51,8 miliardi nel triennio 2023-2025».

Forti rischi esogeni a causa contesto globale, possibili revisioni scenari economici in tempi brevi

Il quadro di stabilità dei conti pubblici italiani «rimane esposto a fortissimi rischi esogeni, nella considerazione soprattutto che l’instabilità del contesto globale potrebbe rendere necessarie revisioni significative degli scenari economici in tempi brevi e la conseguente adozione di politiche anticicliche, atte a contenere in via preventiva gli effetti negativi di tale perdurante instabilità». Lo ha affermato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, leggendo la relazione sul rendiconto generale dello Stato in occasione del giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025. In tale ambito «resta di particolare rilievo l’accelerazione della spesa per gli interventi, in via di conclusione, finanziati con il Pnrr, al fine di garantirne l’obiettivo principale volto alla modernizzazione del Paese, nonché lo sviluppo delle misure di riforma e degli investimenti diretti all’allungamento del periodo di aggiustamento del Psb e suscettibili di determinare nuove pressioni sulla spesa riconducibili a spese per difesa, invecchiamento della popolazione, tutela della salute e trasformazione delle economie», sottolinea la magistratura contabile. Anche sotto il profilo della spesa «infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr».

Mantenere controllo su conti pubblici

«Si conferma l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo-efficacia, che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare», ha sottolineato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino. «La restrizione dei margini di bilancio impone una rigorosa ridefinizione delle priorità di spesa, inclusa la riprogrammazione di alcuni aumenti settoriali come quelli destinati alla difesa, pur mantenendo fermi i presidi a tutela dei redditi delle famiglie e della liquidità aziendale», sottolinea il presidente.

Equilibrio di bilancio con azione improntata a legalità sostanziale

«L’equilibrio di bilancio è strettamente connesso alla realizzazione del buon andamento della Pa che, a sua volta, presuppone un’azione amministrativa caratterizzata da efficienza, efficacia ed economicità e, dunque, improntata a un concetto di legalità sostanziale che, saldamente agganciato a principi di proporzionalità e di buon andamento, garantisce una corretta gestione delle risorse pubbliche. Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino.

Gli effetti «sistemici»

«L’attualità e l’importanza del giudizio di parificazione, come momento di sintesi di tutte le funzioni di controllo della Corte dei conti, emergono ancor di più a seguito della costituzionalizzazione del principio dell’equilibrio di bilancio che, acquisita piena valenza giuridica, produce effetti “sistemici” sull’assetto complessivo della Pubblica amministrazione e sulle modalità di analisi della gestione pubblica», ha sottolineato Carlino.

Rilevante quota spesa Pnrr slitterà oltre 2026: circa 24,2 miliardi

«Resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle Amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate». Così il Presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti Mauro Orefice al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato. «Il fenomeno riguarda soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con incidenze più elevate nelle missioni Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde. Per la parte già temporalmente ripartita, quasi la metà della spesa è attesa nel 2027», ha aggiunto.

Deficit 2025 al 3,1%, pressione fisco sale al 43,1%

«Esaminando in modo sintetico il conto economico delle amministrazioni pubbliche per il 2025, si osserva la prosecuzione del percorso di riduzione dell’indebitamento netto, sceso al 3,1 per cento del Pil, con un miglioramento di 0,3 punti rispetto al 2024 (3,4 per cento) e un valore più che dimezzato rispetto al 7,1 per cento registrato a fine 2023». Lo si legge nella sintesi della relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei conti. «In valore assoluto, il deficit 2025 ammonta a 69,4 miliardi, in miglioramento di 4,4 miliardi rispetto al precedente anno. Il risultato riflette, da un lato, il consolidamento del saldo primario, in avanzo per 17,8 miliardi, e, dall’altro, la crescita della spesa per interessi passivi, salita a 87,1 miliardi, con un’incidenza confermata al 3,9 per cento del Pil», spiega la magistratura contabile. «Il miglioramento del saldo primario è stato determinato da un aumento delle entrate (+49,9 miliardi, +4,8 per cento) superiore alla crescita della spesa primaria (+43,8 miliardi, +4,3 per cento), con un ruolo rilevante dell’accelerazione del gettito contributivo e, in misura minore, di quello fiscale. La pressione fiscale risulta in aumento, dal 42,4 al 43,1 per cento del Pil».

Italia primo Paese per frodi su fondi Ue, danni per 28 miliardi

L’Italia è al «primo posto» nell’Unione europea per numero di frodi su finanziamenti comunitari con un «danno potenziale complessivo» stimato in 28,71 miliardi di euro. È quanto emerge dalla memoria che il Procuratore generale presso la Corte dei Conti, Pio Silvestri, ha depositato al Giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2025. Roma da sola «genera quasi la metà del danno economico complessivo contestato da Eppo (la Procura europea anti frode) a tutti gli altri Paesi dell’Unione» con una cifra che viene definita «iperbolica». Al 31 dicembre 2025 erano attive 991 inchieste. Nel capito dedicato ai flussi finanziari tra Italia e Ue e al quadro di programmazione pluriennale dei fondi comunitari, il Pg sottolinea come l’Italia goda ancora della posizione di «beneficiario netto» ha ricevuto risorse per 44,39 miliardi di euro (contro i 37,29 miliardi del 2024) riversando nelle casse unionali a titolo di contributo 19,93 miliardi (contro i 17,63) dell’anno precedente.

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