Corte conti: deficit 2025 sopra attese per Superbonus. Irpef, 82% da dipendenti e pensionati
Il presidente Guido Carlino nella relazione sul rendiconto generale dello Stato: forti rischi esogeni a causa contesto globale, possibili revisioni scenari economici in tempi brevi
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I punti chiave
- L’Irpef grava per l’82% su dipendenti e pensionati
- Flat tax per oltre 2 milioni di partite Iva: 3,4 miliardi di mancato gettito
- Forti rischi esogeni a causa contesto globale, possibili revisioni scenari economici in tempi brevi
- Mantenere controllo su conti pubblici
- Equilibrio di bilancio con azione improntata a legalità sostanziale
- Gli effetti «sistemici»
- Rilevante quota spesa Pnrr slitterà oltre 2026: circa 24,2 miliardi
- Deficit 2025 al 3,1%, pressione fisco sale al 43,1%
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«In questa prima fase di attuazione della nuova normativa europea in materia di governance economica e in linea con quanto previsto da recenti atti di indirizzo parlamentare, l’attività di monitoraggio posta a corredo del Documento di Finanza Pubblica 2026 consente di verificare a consuntivo del 2025 che il rapporto deficit/Pil si collochi al 3,1% e quello debito/Pil al 137,1%, livelli che risultano superiori alle attese dello scorso autunno rispettivamente di 0,1 punti percentuali (0,03 punti percentuali del Pil considerando la seconda cifra decimale) e 0,9 punti percentuali, ma che risultano più favorevoli per il deficit (-0,2 punti percentuali) e significativamente più vicine per il debito (0,5 punti percentuali) se confrontate con le previsioni del Documento di Finanza Pubblica 2025». Lo ha detto il Presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti Mauro Orefice al Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato, evidenziando che «per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall’emersione in gran parte inattesa di nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione previgente sul Superbonus».
Chiedilo al Sole
L’Irpef grava per l’82% su dipendenti e pensionati
Sul fronte fiscale la relazione sul Rendiconto generale dello Stato della Corte dei conti sottolinea che «il processo di riforma tributaria avviato dalla legge delega ha prodotto finora 18 decreti legislativi e 6 Testi Unici di riordino; con una proroga della delega al 29 agosto 2026, è tuttora in corso e permangono alcuni aspetti da definire in relazione, fra gli altri, alla revisione organica delle spese fiscali, stimate complessivamente in circa 119 miliardi di mancato gettito (5,3% del Pil), al mancato perseguimento dell’equità orizzontale nell’Irpef, con l’imposta che continua a gravare quasi esclusivamente sui redditi da lavoro dipendente e da pensione (82%)».
Flat tax per oltre 2 milioni di partite Iva: 3,4 miliardi di mancato gettito
«L’esame dei regimi tributari e del gettito evidenzia la progressiva erosione della base imponibile dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per effetto dell’espansione dei regimi sostitutivi e forfettari». La sintesi della Relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei Conti spiega che «il regime forfettario per i titolari di partita Iva ha raggiunto oltre due milioni di beneficiari, con un costo stimato in termini di minor gettito di circa 3,4 miliardi per il 2025, sensibilmente superiore alle previsioni originarie, e con una progressiva crescita dei soggetti che si avvalgono del regime che è pari al 24,7% rispetto al 2019». «L’imposta sui servizi digitali ha consolidato la sua traiettoria espansiva (+40,1 per cento), attestandosi a 637 milioni, mentre la global minimum tax, al suo primo anno di applicazione, ha generato un gettito effettivo di soli 46 milioni a fronte di una previsione di 381 milioni», si rileva. In relazione poi all’attività dell’Agenzia delle entrate, si rileva che «il gettito spontaneo relativo ai principali tributi si è attestato a 595,8 miliardi, in crescita del 2,8 per cento rispetto al 2024, con un incremento complessivo di 51,8 miliardi nel triennio 2023-2025».
Forti rischi esogeni a causa contesto globale, possibili revisioni scenari economici in tempi brevi
Il quadro di stabilità dei conti pubblici italiani «rimane esposto a fortissimi rischi esogeni, nella considerazione soprattutto che l’instabilità del contesto globale potrebbe rendere necessarie revisioni significative degli scenari economici in tempi brevi e la conseguente adozione di politiche anticicliche, atte a contenere in via preventiva gli effetti negativi di tale perdurante instabilità». Lo ha affermato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, leggendo la relazione sul rendiconto generale dello Stato in occasione del giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025. In tale ambito «resta di particolare rilievo l’accelerazione della spesa per gli interventi, in via di conclusione, finanziati con il Pnrr, al fine di garantirne l’obiettivo principale volto alla modernizzazione del Paese, nonché lo sviluppo delle misure di riforma e degli investimenti diretti all’allungamento del periodo di aggiustamento del Psb e suscettibili di determinare nuove pressioni sulla spesa riconducibili a spese per difesa, invecchiamento della popolazione, tutela della salute e trasformazione delle economie», sottolinea la magistratura contabile. Anche sotto il profilo della spesa «infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr».
Mantenere controllo su conti pubblici
«Si conferma l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo-efficacia, che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare», ha sottolineato il presidente della Corte dei conti, Guido Carlino. «La restrizione dei margini di bilancio impone una rigorosa ridefinizione delle priorità di spesa, inclusa la riprogrammazione di alcuni aumenti settoriali come quelli destinati alla difesa, pur mantenendo fermi i presidi a tutela dei redditi delle famiglie e della liquidità aziendale», sottolinea il presidente.







