Salumi

Ferrarini, bilancio solido dopo il riassetto: fatturato a 197 milioni (+7,6%)

Nel 2025 marginalità al 7%. Aumento di capitale da 10 milioni per gli investimenti. Venti milioni ai creditori privilegiati

di Emiliano Sgambato

Il prosciutto cotto per Ferrarini vale l’80% delle vendite

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Nonostante l’incertezza sull’andamento dei costi determinata dal blocco dello stretto di Hormuz, rimane ottimistico il quadro sul futuro di Ferrarini tracciato al Sole 24 Ore dalla ad Daniela Filipaz. «Almeno per ora la crisi ha un impatto contenuto sul nostro business – dice – e le vendite non hanno subito particolari flessioni, anche se preoccupa il calo del poter d’acquisto delle famiglie. Dal punto di vista energetico, abbiamo investito in impianti di efficientamento nello stabilimento di Lesignano de’ Bagni e in fonti di energie rinnovabili in quello di Casatenovo. Ciò permette di contenere l’impatto degli aumenti dell’energia».

Per il futuro le stime sono comunque positive e si fondano sulle solide basi che emergono dal primo bilancio approvato dopo l’omologa definitiva del concordato preventivo avvenuta nell’autunno scorso (la proceduta era iniziata nel 2018), contestualmente all’ingresso di Amco (società del ministero delle Finanze) con il 20% delle quote societarie.

Loading...

L’80% è invece in mano al Gruppo Pini, che ha appena approvato un bilancio consolidato da 1,7 miliardi con 60 milioni di Ebitda.

Nell’anno del suo settantesimo anniversario, Ferrarini ha approvato un esercizio con un fatturato di 197 milioni (+7,6%), un Ebitda da 13,4 milioni – «con una marginalità del 7% sopra la media del settore», sottolinea l’ad – e un utile ante imposte di 3,4 milioni. Ha così invertito il segno rispetto ai risultati dell’anno precedente (-7,7 milioni) e certificato il pieno ritorno alla redditività industriale grazie a un miglioramento dei costi di produzione pari a 13,3 milioni.

«Sono i risultati di una gestione virtuosa degli ultimi sette anni. Epurati da poste straordinarie legate al concordato, i bilanci hanno sempre rilevato un utile. Nel 2024 la perdita derivava da svalutazioni – precisa Filipaz – e siamo contenti di aver ottemperato a pagamenti per oltre 20 milioni ai creditori privilegiati e al versamento degli stipendi arretrati ai dipendenti con due mesi di anticipo sulla scadenza».

La solidità patrimoniale è stata anche rafforzata da un aumento di capitale di 10 milioni, finalizzato a sostenere i gli investimenti in innovazione e automazione. In particolare il nuovo stabilimento di Masone (Reggio Emilia) comporterà un investimento complessivo di 100 milioni. «Entro il 2028 – dice l’ad – nascerà il primo impianto di produzione di prosciutto cotto a impatto zero in Europa».
Grazie alla nuova struttura da 46mila mq Ferrarini punta a raddoppiare il giro d’affari nell’arco di 8-10 anni puntando al traguardo di 400 milioni di fatturato.

«Abbiamo fatto un lavoro certosino di efficientamento su tutte linee produttive, sfruttando le sinergie con il gruppo Pini sia dal punto di vista delle forniture di carne (Pini è il terzo produttore in Europa, ndr) sia dal punto di vista commerciale. E stando sempre attenti a rispettare l’alta qualità dei prodotti. Importanti anche le sinergie con Vismara (altro brand storico rilevato da Pini nel 2025)». E se il cotto rimane il fiore all’occhiello di Ferarrini, con l’80% dei volumi, si è tornati a investire sul prosciutto crudo – «grazie alla solidità finanziaria di Pini che permette le immobilizzazioni necessarie per la stagionatura» – e a prodotti innovativi come il cotto affumicato Fumo di Praga, che sarà presentato a TuttoFood la prossima settimana, o il Pavo (carne di tacchino arrosto).

La cresciuta non potrà che passare anche dall’estero, che attualmente copre il 22% del fatturato (+15% sul 2024), ma su cui ora si tornerà a investire con l’obiettivo di arrivare almeno oltre il 30% nei prossimi anni. «Non era facile accreditarsi in un regime di amministrazione controllata, ma abbiamo tutte le certificazioni necessarie e ora siamo pronti ad accelerare – dice l’ad – ma dato che vogliamo continuare a lavorare sulla fascia alta e non sulla quantità, serve un lavoro certosino che richiede tempo, all’estero come in Italia. Stiamo inoltre puntando molto anche sulla ristorazione».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti