Dopo il sì del Senato

Femminicidi, Bongiorno: ora rigorosa applicazione delle norme. Semenzato, valorizzato il movente di genere

Grande soddisfazione per l’approvazione all’unanimità di un provvedimento così importante che ci pone all’avanguardia in Europa. Ora l’auspicio è che l’iter alla Camera sia rapido

di N.Co.

Giulia Bongiorno: arriva un reato specifico per chi commette un femminicidio

6' di lettura

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L’Aula del Senato ha approvato all’unanimità, il disegno di legge per l’introduzione del delitto di femminicidio. Il provvedimento passa all’esame della Camera. Immediati i commenti della politica. Grande soddisfazione per l’approvazione all’unanimità di un provvedimento così importante che ci pone all’avanguardia in Europa. Ora l’auspicio è che l’iter alla Camera prosegua in maniera rapida e condivisa, per far in modo che il provvedimento diventi presto legge dello Stato.

Bongiorno, auspico la corretta e rigorosa applicazione delle nuove misure

«È stato approvato all’unanimità il disegno di legge che introduce, tra l’altro, il femminicidio come nuovo reato. Un intervento di grande importanza perché viene finalmente riconosciuta la gravità della condotta di chi uccide una donna come atto di odio o discriminazione. È una presa di posizione nuova e forte contro chi considera le donne esseri inferiori. La Lega da anni è in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne e ancora una volta ha dato un contributo essenziale a questo provvedimento. Naturalmente, auspico che ci sia una corretta e rigorosa applicazione delle nuove misure», sottolinea la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia al Senato e relatrice del ddl Femminicidio.

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Semenzato, valorizzato il movente di genere

«L’approvazione all’unanimità del disegno di legge sul femminicidio si pone sulla scia degli importanti provvedimenti legislativi a tutela della donna sia in funzione di prevenzione che di repressione di queste gravi condotte di reato. Con l’introduzione della fattispecie autonoma di femminicidio, è stato valorizzato il movente di genere. Grande importanza assume l’intervento sulle misure cautelari in funzione di prevenzione. Un provvedimento complesso che comprende anche la formazione obbligatoria dei magistrati, sanitari e operatori. L’ennesima conferma che l’Italia è in prima linea contro la violenza domestica e di genere», dice la presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio Martina Semenzato (Noi Moderati).

Roccella, importante dare nome al fenomeno

«La storia d’Italia ci ha insegnato che dare un nome ai fenomeni, descriverne i caratteri, dotarsi di strumenti per contrastarli, è importante non solo per la trattazione dei singoli casi ma anche perché le leggi fanno parte della cultura di una Nazione e contribuiscono a formarla», dichiara Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità. “Oggi il Senato, dopo un lavoro approfondito in Commissione Giustizia, ha scritto una pagina importante nella lotta alla violenza contro le donne, e sono felice che lo abbia fatto all’unanimità. Tipizzare il reato di femminicidio non significa certo usare sociologicamente il diritto penale o creare una classifica di gravità degli omicidi in base al genere della persona uccisa. Significa riconoscere la specificità di un fenomeno e dunque prevenirlo e creare le condizioni per contrastarlo con più efficacia, tanto sul piano operativo e della formazione, quanto sul piano culturale».

Campione, ok unanime è una bella pagina della legislatura

«L’approvazione unanime nell’aula del Senato del disegno di legge che introduce il delitto di femminicidio costituisce una bella pagina nella storia di questa legislatura e della politica italiana in generale. Un provvedimento fortemente voluto dal governo Meloni e che, come ha confermato un recente sondaggio, è tra le norme più attese dalla maggioranza degli italiani», sottolinea Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia e relatrice in aula sul ddl femminicidio. Campione ha ringraziato tutti i colleghi e in particolare «la presidente Giulia Bongiorno che ha coordinato i lavori favorendo la sintesi tra le diverse sensibilità politiche. Credo che sulla violenza contro le donne la politica non debba dividersi».

Il potere delle parole, Semenzato: servono rispetto, educazione e confronto

Ronzulli, con il nuovo reato restituita dignità alle vittime

«Dietro ogni donna uccisa c’è un sistema che ha sottovalutato, rinviato, ignorato. Oggi, con l’approvazione della legge sul femminicidio, non vogliamo più farlo. Maggioranza e opposizione si presentano unite per dare un segnale potente, per una presa di coscienza istituzionale: certe morti non sono solo individuali, ma riguardano tutti. Il diritto penale si fa strumento di trasformazione sociale. Dare un nome a questo crimine significa rompere il silenzio, restituire dignità alle vittime e soprattutto smascherare la natura specifica e reiterata di questo tipo di violenza. Affermiamo che la vita delle donne conta, che la loro libertà non è negoziabile, che l’amore non può mai essere una giustificazione per il controllo o per la distruzione. È un segnale chiaro, forte, di uno Stato che sceglie di stare dalla parte delle vittime», commenta la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, intervenendo in Aula sul ddl sul femminicidio.

Carfagna: nessuna tolleranza per chi uccide donne

«Con l’approvazione unanime al Senato del disegno di legge sul femminicidio l’Italia compie un grande passo in avanti nella lotta alla violenza sulle donne, perché non solo introduce una nuova e necessaria fattispecie di reato ma fissa un principio: lo Stato non offrirà mai più nessuna tolleranza e comprensione a chi uccide le donne per punirle della loro indipendenza, libertà, scelte di vita», afferma Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati. “È vero - aggiunge - che per tutelare i diritti di parità non basta la repressione ma serve anche azione civica ed educazione nelle scuole, ma non possiamo sottovalutare il valore di una legge che aiuterà a cancellare il vecchio ’se l’è cercata’ dai tribunali e dal discorso pubblico».

Rossomando, ora serve educazione

«L’ingresso nel linguaggio pubblico delle parole che ritraggono la violenza sulle donne è il frutto di una battaglia di anni. Parole come discriminazione, prevaricazione, dominio, limitazione della libertà sono il segno di una cultura da battere. Oggi anche la maggioranza parla di stereotipi da battere e questo è un passo avanti», dice la senatrice del Pd Anna Rossomando. «Sappiamo che il reato in sé non basterà a fermare il fenomeno l’educazione all’affettività e alla sessualità fin dalla scuola primaria e un investimento nella formazione del personale scolastico sono delle priorità e su questi temi è necessario intervenire con un provvedimento di legge su cui non si può attendere oltre».

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Unterberger, è un importante passo in avanti

«Un tempo, nel diritto penale, il riferimento alle donne veniva utilizzato per attenuare le pene, come nel caso del delitto d’onore o del matrimonio riparatore. Con questa legge, uccidere una donna in quanto donna comporterà il massimo della pena: l’ergastolo. È un passaggio epocale, una piccola grande rivoluzione copernicana nel nostro diritto penale», commenta la presidente del Gruppo per le Autonomie Julia Unterberger. “L’introduzione di una fattispecie autonoma di femminicidio, punita con l’ergastolo, rappresenta un segnale chiaro e necessario: la violenza contro le donne, in quanto donne, è un crimine che la nostra società non è più disposta a tollerare. Il nuovo reato consente di superare ambiguità interpretative e scelte giurisprudenziali controverse, come nel caso delle 75 coltellate a Giulia Cecchettin, valutate come inesperienza e non come crudeltà.

Paita, segnale importante al Paese

«L’approvazione all’unanimità del Ddl sul femminicidio è un segnale importante che il parlamento ha voluto dare al paese per contrastare la violenza di genere, che è una vera e propria piaga sociale. L’introduzione del nuovo delitto però non basta, serve un impegno costante sulla prevenzione», dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva.

Bilotti, si poteva fare di più

Per la senatrice del M5s, Anna Bilotti è «giusto che venga introdotto il femminicidio come reato autonomo, ma si poteva fare molto altro già in questo provvedimento. La radice del problema è in una società che colloca gli uomini in una posizione di superiorità innata in virtù della quale si sentono in diritto di considerare le donne come un oggetto e di esercitare su di esse il possesso, fino ad arrivare a privarle della vita. Continueremo a lottare per tutto quello che non si è avuto ancora il coraggio di fare». In linea la collega di partito, Alessandra Maiorino che si è soffermata sulle «fragilità maschili. Tanti uomini fanno ancora oggi fatica a riconoscere nelle donne delle soggettività libere. È questo che è alla base non solo del femminicidio, ma anche di quella violenza che molte di noi subiscono nell’intero corso della propria vita senza arrivare a essere uccise. Per questo è importante sostenere percorsi per uomini maltrattanti».

Cucchi, importante che l’educazione di genere entri nei curricula scolastici

«Femminicidio non è passione, non è gelosia, non è amore. Il femminicidio è l’esito di una cultura patriarcale, di possesso e controllo, presente in ogni livello del nostro tessuto sociale e culturale che non può essere debellato unicamente con la creazione di un reato ad hoc né con l’introduzione di aggravanti specifiche», sottolinea Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra. «Sarebbe importantissimo - sottolinea - che l’educazione di genere, l’educazione alle differenze e alla vita emotiva entrasse a pieno titolo nei curricula scolastici. Il fenomeno ha radici culturali profonde e per poter intervenire in maniera efficace è fondamentale lavorare sulle nuove generazioni».



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