Linguaggio inclusivo

Semenzato, il potere delle parole: condizionano il nostro operato, servono rispetto, educazione e confronto

La presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio sottolinea che la parola nel bene ci rende felici, ma è pesante quando diventa critica, bullismo, offesa

di Nicoletta Cottone

Il potere delle parole, Semenzato: servono rispetto, educazione e confronto

3' di lettura

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Il linguaggio inclusivo ha l’obiettivo di evitare pregiudizi e stereotipi legati al genere o al sesso e di funzionare come deterrente contro la violenza. Di linguaggio abbiamo parlato con l’onorevole Martina Semenzato, di Noi moderati, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. Le parole danno forma al pensiero, trasmettono conoscenza, ma possono anche ferire, offendere, calunniare, ingannare, distruggere.

Per Rodari le parole sono sassi

Gianni Rodari per spiegare il potere delle parole diceva nella sua Grammatica che le parole sono sassi. E paragonava una parola gettata nella mente a un sasso lanciato nello stagno. Un sasso che genera onde e cerchi concentrici capaci di influenzare ciò che li circonda. Le parole possono innescare reazioni a catena, emozioni, dolore, ma possono anche stimolare nuove riflessioni.

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Semenzato: le parole sono pesanti e condizionano il nostro operare

«Le parole sono pesanti - sottolinea la presidente Martina Semenzato - condizionano e influenzano poi il nostro vissuto. Lo sono per i giovani, ma lo sono anche per noi adulti. Ed è bellissima la metafora di Rodari, anche se faticosa, di un sasso che effettivamente nell’acqua poi espande questi cerchi concentrici e ci contamina. Perché la parola poi rimane dentro di noi anche se magari diciamo non interessa, non è vero. Condiziona il nostro operare e quindi è importante nel bene perché ci rende felici, ma è altrettanto pesante quando diventa critica, quando diventa bullismo, quando diventa offesa. E Rodari ce l’ha espressa anche con il gesto, quello di gettare un sasso nell’acqua e di smuovere».

I nuovi linguaggi contro la violenza di genere

Per sensibilizzare sul tema della violenza di genere, la presidente Semenzato organizza ormai da tempo iniziative sui nuovi linguaggi inclusivi. «Io fin da subito ho voluto dar vita a un taccuino, “Nuovi linguaggi contro la violenza di genere”. È un taccuino che parla di libri, ma che parla anche di cinema, parla di musica, parla di sport, parla di danza, cioè tutti quei linguaggi dove magari di violenza di genere si è parlato poco o in maniera differente. E invece dar vita a questa rubrica vuol dire arrivare non solo ai giovanissimi, ma anche agli adulti come noi. Vuol dire dare strumenti diversi, vuol dire abbracciare la collettività attraverso anche i nostri hobby, le nostre passioni, la nostra vita reale». L’ultimo in ordine di tempo è la presentazione alla Camera del libro “80 passi in rete - Vite oltre gli ostacoli” di Aldo Balestra, un viag­gio intenso tra eventi, temi e volti che hanno segnato la nostra me­moria collettiva: dall’identità del Paese alle vite spezzate dalla violenza, dagli esempi di coraggio alla fede, dai social alla scuola, dalla guerra alla famiglia, fino allo sport.

Servono rispetto, educazione e confronto

Dai social alla scuola, dalla guerra alla famiglia fino allo sport, è indispensabile usare le parole giuste. Ma come si insegnano e quali sono le parole giuste. «Io parlo sempre di un grande patto di corresponsabilità nella lotta alla violenza, non solo alla violenza di genere, alle tante forme di violenza. Un patto di corresponsabilità che deve nascere in famiglia. La cultura del rispetto. La parola rispetto si deve insegnare innanzitutto in famiglia, deve essere abbracciata dalla scuola, dalla società civile, cioè da tutti noi, ed essere raccolta dalla politica. Quali sono le parole da insegnare? Innanzitutto rispetto, educazione e io poi metterei come terzo posto il confronto e non lo scontro.

Le parole siano usate per parlare e confrontarsi, non per ferire

C’è una poesia di Gianni Rodari dedicata alle parole, che è stata messa in musica da Sergio Endrigo e da Bacalov. «Abbiamo parole per vendere, parole per comprare parole, per fare parole. Andiamo a cercare insieme le parole, per pensare. Abbiamo parole per fingere, parole per ferire, parole per fare il solletico. Andiamo a cercare insieme le parole per amare. Abbiamo parole per piangere, parole per tacere, parole per fare rumore. Andiamo a cercare insieme le parole per parlare». E l’augurio è che le parole possano essere usate non per ferire, ma per parlare e confrontarsi.

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