Assemblea a Roma

Federvini: export di vino cresciuto del 180% in 20 anni (+300% gli spirits)

I produttori auspicano un mercato internazionale non condizionato dai dazi e promuovono la cultura del consumo moderato contro la tendenza al “neoprobizionismo”

di G.d.O.

Wine pouring in wineglass on the black background

3' di lettura

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Rilanciare la promozione del vino e degli spirits made in Italy all’estero e diffondere la cultura del consumo moderato in linea con i principi della Dieta Mediterranea. Questi i pilastri dello sviluppo futuro di uno dei comparti chiave del made in Italy agroalimentare e che sono stati al centro dell’Assemblea Generale Federvini, la Federazione Italiana dei Produttori, Esportatori e Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti e Affini, che si è tenuta oggi 5 giugno a Roma.

Un comparto, quello dei vini, spirits e aceti che vale complessivamente 21,5 miliardi di euro di fatturato, 2.600 imprese, 30mila occupati e il 21% dell’export del Food & Beverage italiano con performance in venti anni che sono state del +180% per il vino e +300% per gli spirits.

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«Stiamo attraversando un anno denso di novità e cambiamenti - ha detto la presidente di Federvini, Micaela Pallini - primi fra tutti le ormai imminenti elezioni europee e, in autunno, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Nel frattempo, tensioni geopolitiche, commerciali ed economiche rischiano di impattare sulle attività di filiere fondamentali per l’agroalimentare italiano. Molto stanno facendo le nostre imprese per mantenere salda la propria capacità produttiva, penso ad esempio agli investimenti nell’internazionalizzazione, nella ricerca e per la sostenibilità».

Per affrontare la dimensione delle sfide internazionali - secondo Federvini - occorrono regole in grado di assicurare una competizione libera sui mercati senza cedere a tendenze neoproibizionistiche e alla logica del dazi.Per questo sono fondamentali da un lato accordi commerciali di libero scambio con nuovi partner, sulla scorta dell’esperienza positiva del Ceta definito con il Canada (per i vini italiani crescita 7,6% nel periodo 2018-2022) e dall’altro un’azione di moral suasion, anche grazie alla presidenza italiana del G7 per impedire che controversie commerciali originate in altri comparti possano avere ricadute sulle produzioni agroalimentari.

Tra le minacce da affrontare, secondo Federvini anche le normative sugli health warnings, sugli imballaggi fino a quelle sull’etichettatura e al Regolamento relativo alle Indicazioni Geografiche.

Centrale resta la dimensione delle esportazioni che secondo i dati dell’Osservatorio Federvini, in collaborazione con Nomisma e TradeLab, ha messo a segno performance di grande rilievo e ridotto sensibilmente il gap tanto nel settore del vino quanto in quello degli spirits, con i principali competitor a partire dalla Francia.

In generale, anche in considerazione di un calo strutturale dei consumi interni, le esportazioni assumono un carattere strategico, rappresentando un fatturato del 50% per i vini, del 35% per gli spiriti e del 48% per gli aceti. La stragrande parte degli italiani vede il “fuori casa” come un’occasione di convivialità e socialità. L’80% sceglie di bere principalmente durante occasioni sociali in accompagnamento al cibo distribuite lungo tutta la settimana, con il 27% che sostiene di consumare sempre la stessa tipologia di bevanda e il 40% che effettua la propria scelta in base alla particolare occasione di consumo.
Il 95% del campione intervistato consuma bevande alcoliche in compagnia, un’abitudine che conferma il fattore della socialità quale elemento decisivo nelle scelte di consumo. Una tendenza che vede nell’aperitivo serale un fenomeno in netta crescita con 14 milioni di italiani che lo organizzano in occasioni fuori casa per un giro d’affari complessivo di 4,5 miliardi di euro.

«Il consumo responsabile - hanno sottolineato a Federvini - resta alla base della dieta mediterranea. Una ricchezza unica al mondo di cui l’Italia può farsi con rinnovato slancio ambasciatrice nel mondo, a vantaggio anche della dimensione europea nel suo complesso. Il nostro Paese risulta quello con il più basso consumo pro-capite di bevande alcoliche in Europa, mettendo in luce il proprio modello virtuoso che dovrà essere promosso a livello internazionale. Importante a tale riguardo sarà la dichiarazione politica dell’Onu sulle malattie non trasmissibili in calendario per il prossimo anno».

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