Beverage

Estate, il business dell’aperitivo trainato dagli analcolici: in Italia vale 4,5 miliardi

Effetto GenZ: il 61% dei consumatori ha optato per un aperitivo analcolico negli ultimi tre mesi

di Maria Teresa Manuelli

3' di lettura

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Il mercato degli aperitivi in Italia continua a dimostrarsi un settore solido e in crescita, ma anche in trasformazione verso un’esperienza gastronomica completa, dove il cibo diventa protagonista al pari del drink.

Secondo i dati della ricerca Cga by Niq presentata al “World aperitivo day”, il giro d’affari dell’aperitivo vale in Italia 4,5 miliardi di euro, evidenziando come questo rituale rappresenti ormai molto più di una semplice abitudine sociale.

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L’analisi del consumo domestico rivela numeri interessanti: nella grande distribuzione organizzata, aperitivi classici e Vermouth raggiungono un fatturato di 200 milioni di euro, registrando rispettivamente un calo dello 0,5% e del 5,2% rispetto al 2024. Compensano questa flessione gli spumanti, gin e ready-to-drink che crescono del 4,2% in valore, toccando quota 813 milioni di euro. La crescita del segmento no e low alcol, però, è la tendenza più significativa del mercato. Il 61% dei consumatori ha optato per un aperitivo analcolico negli ultimi tre mesi, con il 15% che lo fa in via esclusiva. Questo cambiamento di paradigma sta spingendo le aziende a investire in proposte innovative: si registra un’espansione dell’offerta beverage verso birre e vini 0% alcol, mocktail (bevanda analcolica che imita l’aspetto e il gusto di un cocktail tradizionale, senza l’uso di alcol, ndr) e ready-to-drink analcolici o a bassa gradazione alcolica, tutte proposte particolarmente apprezzate dalla Gen Z.

Anche dal punto di vista del consumatore finale emerge un quadro di fedeltà consolidata a questo rito tutto italiano: il 37% della popolazione ha consumato almeno un aperitivo negli ultimi tre mesi, con una crescita di un punto percentuale rispetto al 2023. Uno su due (51%) acquista prodotti per oltre 50 euro l’anno destinati all’aperitivo fatto in casa, confermando l’emergere di una categoria di consumatori sempre più attenti e sofisticati. Questa tendenza si traduce in una domanda più esigente in termini di qualità, prestando attenzione al km 0, alle certificazioni Dop, alla valorizzazione del territorio e alla cura nella preparazione che parte dalle materie prime.

Il binomio aperitivo-cibo, soprattutto, si rivela imprescindibile per l’85% dei consumatori, con il 31% che lo considera molto importante. Un dato che apre prospettive interessanti per la food industry, dal momento che l’81% degli intervistati si dichiara disposto a pagare un sovrapprezzo per opzioni food premium, con il 45% disponibile a spendere fino a 5 euro in più e il 44% dai 5 ai 10 euro aggiuntivi.

Non è un caso quindi se sempre più aziende del settore alimentare stanno sviluppando linee dedicate per questo segmento. Citterio ha lanciato una proposta di tapas italiane, reinterpretando la tradizione spagnola con salumi del territorio come prosciutto crudo, salame Milano e bresaola della Valtellina. Anche Martelli ha lanciato due specialità, perfette da gustare con un calice di bollicine: la Mortadella al Parmigiano Reggiano e la Mortadella al Tartufo. Veroni, infine, ha dedicato all’aperitivo la nuova campagna social ispirata agli urban cocktail più cosmopoliti e ai taglieri che celebrano le tradizioni e le tipicità Made in Italy. La campagna fa seguito al progetto “la Sostanza dell’Aperitivo”, che mira a posizionare il brand come punto di riferimento per l’aperitivo di alta qualità.

Nel segmento dei prodotti da forno Lanterna di Vandemoortele Professional punta su focacce, pizze e salatini progettati specificamente per l’abbinamento con i cocktail. L’azienda genovese sta anche investendo nella formazione degli operatori attraverso masterclass dedicate all’arte dell’aperitivo gourmet, evidenziando come il food stia acquisendo un ruolo sempre più strategico nel definire l’esperienza complessiva dell’aperitivo.

Il futuro del mercato sembra orientarsi verso tre direttrici principali: la leggerezza, con l’espansione del segmento no e low alcol; la qualità certificata, con maggiore attenzione a ingredienti territoriali e sostenibili; l’abbinamento premium, che valorizza l’esperienza gastronomica complessiva, creando nuove opportunità di business per l’intera filiera agroalimentare italiana.

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