Bufera a Londra

Epstein files: Starmer resiste, re Carlo pronto a collaborare con la polizia

Arrivano nuove dimissioni nello staff e attacchi dal Labour scozzese ma il governo si ricompatta intorno al premier, che per ora resta in sella

di Nicol Degli Innocenti

Rre Carlo III d'Inghilterra saluta mentre lascia la stazione di Clitheroe durante una visita nel Lancashire, a Clitheroe, Inghilterra, i

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LONDRA - Governo unito ma partito laburista spaccato: Keir Starmer si trova in una posizione precaria ma resta in sella. Il premier britannico ha rifiutato di dare le dimissioni ieri, dichiarando che ha “un compito importante da portare a termine”.

Starmer ha ammesso di avere fatto un grave errore nominando Peter Mandelson ambasciatore a Washington, ma sostiene che il veterano del partito gli aveva mentito sui suoi stretti rapporti con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

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Lo scandalo scatenato dalle nuove rivelazioni emerse dagli Usa sta facendo terra bruciata intorno al premier: dopo le dimissioni del braccio destro, il capo di gabinetto Morgan McSweeney, che si è preso la responsabilità di avere consigliato a Starmer di scegliere Mandelson, ieri anche il direttore delle Comunicazioni di Downing Street, Tim Allan, ha lasciato l’incarico senza spiegazioni.

Il colpo più duro è stato inferto da Anas Sarwar, il rispettato leader del partito laburista in Scozia, che ieri ha apertamente chiesto le dimissioni di Starmer, dichiarando che il premier ha fatto “troppi errori”. Decisione “dolorosa”, ha detto Sarwar, finora considerate un alleato di Starmer, “ma la mia priorità deve essere la Scozia.” Il caos a Westminster sta infatti facendo perdere consensi al Labour in vista delle cruciali elezioni scozzesi di maggio, a tutto vantaggio dei nazionalisti dell’Snp.

L’attacco di Sarwar però ha avuto l’effetto di risvegliare il senso di lealtà dei ministri, finora silenti. Uno dopo l’altro, tutti hanno espresso la loro solidarietà a Starmer e la convinzione che il premier debba restare a Downing Street – anche quelli considerati possibili rivali per la leadership, come Wes Streeting, ministro della Sanità e rappresentante dell’ala centrista del partito e Angela Rayner, ex vicepremier e paladina della sinistra.

Anche i deputati del partito, molti dei quali avevano chiesto le sue dimissioni, hanno deciso di sostenere Starmer, soprattutto per il timore che la battaglia per sostituirlo porterebbe a settimane di incertezza che danneggerebbero il partito in due importanti appuntamenti alle urne: il 26 febbraio l’elezione suppletiva di Gorton and Denton, ex bastione laburista che potrebbe passare a Reform, il partito populista di Nigel Farage, e le elezioni regionali di maggio.

Lo scandalo Epstein non ha toccato solo la politica ma anche la famiglia reale, facendo cadere in disgrazia Andrea, un tempo secondo in linea al trono. Ieri la polizia ha confermato di avere aperto un’inchiesta sulle ultime rivelazioni: durante visite ufficiali all’estero l’allora principe aveva dato a Epstein informazioni riservate e confidenziali su opportunità di investimento di cui era a conoscenza grazie al suo ruolo di inviato commerciale.

Con una mossa senza precedenti, ieri Re Carlo III ha fatto sapere di essere “profondamente preoccupato per le accuse che continuano ad affiorare” sulla condotta di suo fratello Andrea e si è detto disposto a dare tutto il sostegno necessario alla Metropolitan Police nelle indagini in corso. Il Re aveva preso le distanze da Andrea, privandolo del titolo di principe e sfrattandolo dalla villa nel parco di Windsor, ma fino a ieri non aveva fatto commenti sulla vicenda, limitandosi a esprimere “solidarietà con tutte le vittime di abusi”.

Poche ore prima anche William, il principe di Galles, e la moglie Catherine avevano rotto il silenzio sullo scandalo, esprimendo la loro preoccupazione per la situazione e sottolineando che i loro pensieri “restano rivolti alle vittime” di Epstein.

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