Energia, Roma e Madrid chiedono deroghe al Patto. Ma c’è il muro di Berlino e “Paesi frugali”
A guidare il fronte più rigorista è l’Olanda, che si muove insieme a Irlanda e Paesi scandinavi
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Si apre in salita il negoziato sul nuovo Bilancio Ue di medio periodo, stretto tra richieste di aumento dei fondi, resistenze dei Paesi frugali e il nodo del rimborso del debito del Next Generation Eu, il grande piano europeo per la ripresa dopo la pandemia.
Vedute diverse
Al vertice informale di Nicosia emerge uno scontro netto: c’è chi spinge per un bilancio più ambizioso e nuove entrate, e chi punta a ridimensionare entrambi, Paesi nordici in testa. Il confronto, definito “aperto” da un funzionario europeo, vede ancora “molto lavoro da fare”, soprattutto sulla dimensione complessiva del bilancio e sulle risorse proprie: da dove verranno cioè i soldi per la Ue nel settennato 2028-2034.
Il fronte rigorista
A guidare il fronte più rigorista è l’Olanda, che si muove insieme a Irlanda e Paesi scandinavi. «Negozieremo sul bilancio pluriennale Ue per molti mesi. Ci sono molti Paesi che, come noi, chiedono un bilancio più snello e moderno. Stiamo creando un ampio fronte», ha spiegato il premier olandese Rob Jetten, criticando anche l’ipotesi di nuove risorse: «A volte si sovrappongono alle imposte nazionali. Vogliamo evitare la doppia imposizione». Sulla stessa linea Berlino: «Un aumento massiccio del bilancio Ue, così come proposto dalla Commissione, non è compatibile con la situazione», ha avvertito il cancelliere Friedrich Merz, indicando la necessità di «tagli orizzontali in tutte le rubriche» e sottolineando come altro debito Ue «non è immaginabile».
No all’ipotesi di tassare le grandi imprese
Respinta a Palazzo Berlaymont anche l’ipotesi di tassare le grandi imprese: «Non dovrebbe essere realizzata». Sul fronte opposto, le istituzioni Ue insistono sulla necessità di rafforzare il bilancio. «Se vogliamo» garantire le risorse per ripagare il debito del Recovery e finanziare le nuove priorità, «esiste una sola soluzione: nuove risorse proprie, che sono indispensabili», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. «Senza di esse, la scelta è netta: o aumentano i contributi nazionali o si riduce la capacità di spesa. Non ci sono alternative».








