Transizione green

Energia pulita batte fossili 2 a 1, ma non basta a salvare il clima

Agenzia internazionale dell’energia: gli investimenti nell’Oil&gas sono troppi e dalle compagnie del settore arriva solo il 4% della spesa per le fonti verdi

di Gianluca Di Donfrancesco

Tg Green 6 giugno – Sul tetto della Fiera di Milano l'impianto fotovoltaico più grande d'Italia

4' di lettura

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Energia pulita batte combustibili sporchi 2 a 1: è questo il rapporto tra gli investimenti nelle fonti verdi, che nel 2024 raggiungeranno quota 2mila miliardi di dollari, e quelle fossili, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea). I mille miliardi di dollari - che finiranno in petrolio, gas e carbone - sono comunque troppi per contenere a livelli accettabili il cambiamento climatico, sottolinea lo studio della Iea.

Nello stesso giorno della pubblicazione del rapporto World Energy Investment, il servizio climatico della Ue, Copernicus, ha sancito che maggio del 2024 è stato il 12° mese di seguito a battere i record di caldo: la temperatura media globale degli ultimi 12 mesi, dal giugno 2023 al maggio 2024, è stata la più alta mai registrata, 1,63° sopra la media pre-industriale 1850-1900, oltre il limite di 1,5° fissato dall’Accordo di Parigi.

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Il sorpasso

Gli investimenti combinati in tecnologie pulite (energie rinnovabili, veicoli elettrici, nucleare, reti, stoccaggio della CO2, efficienza energetica, carburanti a basse emissioni) già nel 2023 hanno superato quelli in combustibili fossili. E questo nonostante le difficoltà create dall’inflazione e dagli alti tassi di interesse, che hanno frenato diversi progetti, in particolare nell’eolico.

«Abbiamo raggiunto un importante traguardo. Gli investimenti in energia pulita stanno stabilendo nuovi record», ha dichiarato il direttore della Iea, Fatih Birol. «L’aumento della spesa per l’energia pulita è sostenuto dalla continua riduzione dei costi e da questioni di sicurezza energetica», ha aggiunto Birol. «Nel 2023, ogni dollaro investito nell’eolico e nel fotovoltaico ha generato una quantità di energia 2,5 volte superiore rispetto a un dollaro speso per le stesse tecnologie un decennio prima», si legge nel rapporto.

Il boom del fotovoltaico

La spesa per il fotovoltaico, in particolare, supera ormai quella per qualsiasi altra tecnologia di generazione elettrica, con investimenti destinati a crescere fino a 500 miliardi di dollari nel 2024, grazie al calo dei prezzi dei moduli solari. Nel primo trimestre del 2024, negli Stati Uniti, il solare ha rappresentato addirittura il 75% della capacità di generazione aggiuntiva installata.

Big oil allergico al verde

L’espansione della domanda di combustibili fossili, sottolinea il rapporto, continua tuttavia a un ritmo che punta verso un cambiamento climatico catastrofico.

La Iea prevede che gli investimenti globali nel settore upstream dell’Oil&gas aumenteranno del 7% nel 2024, raggiungendo i 570 miliardi di dollari, a causa delle scelte delle compagnie petrolifere nazionali (Noc) del Medio Oriente e dell’Asia, «che hanno aumentato i loro investimenti in petrolio e gas di oltre il 50% dal 2017 e che rappresentano la quasi totalità dell’aumento della spesa per il periodo 2023-2024».

Il contributo dell’industria del settore alla transizione ecologica è irrisorio. Secondo la Iea, la spesa delle compagnie petrolifere e del gas nell’energia pulita è stata di 28 miliardi di dollari nel 2023 (con le Noc ferme ad appena 1,5 miliardi), vale a dire meno del 4% degli investimenti globali in energia pulita e meno dell’1% degli utili netti incassati.

Quasi la metà degli investimenti nel settore dell’energia pulita da parte dell’industria Oil&gas nel 2023 è stata concentrata in acquisizione di società, soprattutto nelle attività di cattura e stoccaggio della CO2, che servono a continuare a pompare combustibili fossili, nella speranza di poter rimuovere i gas serra generati.

Cambio di strategia

Per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050, scrive la Iea, gli investimenti annuali in petrolio, gas e carbone devono essere dimezzati e crollare a meno di 450 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, mentre la spesa per i combustibili a basse emissioni deve aumentare di dieci volte, passando a circa 200 miliardi di dollari nel 2030, da poco meno di 20 miliardi di dollari di oggi.

Secondo la Iea, per triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030, impegno sottoscritto nella Cop28 di Dubai, occorre raddoppiare la spesa annua. E uno sforzo ancora maggiore serve per centrare l’altro grande impegno della Cop28, raddoppiare l’efficienza energetica. Qui sarà necessario triplicare la spesa annua, a circa 1.900 miliardi di dollari entro il 2030.

Il traino della Cina

La Cina guida gli investimenti in energia pulita, con una stima di 680 miliardi di dollari nel 2024 (un terzo del totale mondiale), grazie alla forte domanda interna di energia solare, batterie al litio e veicoli elettrici.

Seguono Europa, a quota 370 miliardi (20% del totale), e Stati Uniti, a 315 miliardi di dollari (15% del totale). Gli investimenti in energia pulita nelle economie emergenti (Cina esclusa) e in via di sviluppo rimangono bassi, pari a circa 320 miliardi di dollari, appena il 15% del totale.

I forti investimenti di Pechino nell’energia pulita convivono con la dipendenza dalle fonti inquinanti, in particolare dal carbone. L’utilizzo del più sporco dei combustibili è però in calo e presto la Cina sarà superata dall’India come maggior importatore al mondo. New Delhi ha annunciato piani per aumentare la produzione nazionale di carbone e gli investimenti, già aumentati del 5% nel 2023, cresceranno di quasi il 10% nel 2024.

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