Energia e Ambiente

Rinnovabili: arriva l’ok di Bruxelles al decreto Fer2

Incentivi per 4,6 GW. Il ministro Pichetto Fratin: «Passo avanti importante verso i nostri target green»

di Celestina Dominelli

3' di lettura

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Via libera di Bruxelles allo schema di decreto Fer2 che promuove la realizzazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili non pienamente mature o con costi elevati di esercizio, dall’eolico offshore alle biomasse, dal geotermico tradizionale all’energia maremotrice. L’imminente arrivo del disco verde europeo era stato anticipato nei giorni scorsi dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, dal palco del Festival dell’Economia di Trento organizzato da Il Sole 24 Ore: «Il decreto è ormai a fine corsa a livello europeo, dovrebbe essere licenziato rapidamente e mi aspetto un ritorno a brevissimo», aveva spiegato il titolare del Mase. Che il 4 giugno, poi, a valle dell’ok, ha sottolineato come questo step sia «un passo avanti importante verso i nostri obiettivi energetici, che arriva dopo un lungo e costruttivo confronto con le istituzioni europee».

Incentivi per 4,6 GW

L’intervento arriverà ora sul tavolo dei ministri concertanti (leggi Agricoltura) per la firma per poi essere trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione e la successiva pubblicazione. Il decreto punta a incentivare la realizzazione di una capacità di 4,6 GW di impianti entro il 31 dicembre 2028, di cui 3,800 GW solo da eolico offshore - che ha registrato una significativa accelerazione come documenta l’aumento delle richieste di connessione giunte a Terna - includendo nel meccanismo anche gli impianti su fondazioni fisse oltre le 12 miglia nautiche, come sollecitato dalla Conferenza unificata. Che aveva chiesto ulteriori correzioni in corso d’opera, tra le quali l’aumento del contingente sia per la geotermia a emissioni nulle per un totale di 60 MW sia l’incremento di quello per gli impianti eolici offshore per un ammontare complessivo appunto di 3,8 GW.

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Le tariffe

L’accesso agli incentivi avverrà tramite aste che saranno bandite dal Gse. Quanto alle tariffe poste alla base delle procedure competitive, si va dai 100 euro per MWh assicurati al geotermico tradizionale con innovazioni per 25 anni di vita utile ai 185 euro per MWh dell’eolico offshore (indipendentemente dalla potenza), sempre sullo stesso arco temporale.

Passando poi al fotovoltaico, l’asticella è pari a 105 euro per MWh su 20 anni per gli impianti galleggianti (floating), mentre per il floating su acque interne il range spazia dai 90 euro per MWh, garantiti alle potenze comprese tra 1 e 1.000 kW, ai 75 euro per MWh se si va oltre i 1000 kW. Sul solare termodinamico, invece, sono tre i livelli: 300 euro per MWh per potenze comprese tra 1 e 300 kW; 240 euro al MWh tra 300 e 5000 kW; e, infine, 200 euro al MWh se si superano i 5mila kW. Il decreto incentiva inoltre, come detto, anche gli impianti da energia maremotrice, del moto ondoso e alimentati da altre forme di energia marina, fissando un incentivo, per tutte le potenze e su 20 anni, di 180 euro per MWh.

La modalità di remunerazione prevede una tariffa piena per il 2024, mentre per gli anni successivi (dal 2025 al 2028) quell’asticella viene decurtata del 3% l’anno per tutti gli impianti tranne quelli di potenza fino a 300 kilowatt (per questi, chiarisce il decreto, il taglio scatterà solo dal 2026).

Massimale a 35,3 miliardi

Sul decreto è intervenuta anche la portavoce dell’esecutivo comunitario Lea Zuber che ha quantificato in 35,3 miliardi «l’importo massimo» autorizzato dalla Commissione europea con il disco verde di ieri nell’ambito delle regole sugli aiuti di Stato: «Ci sarà un tipo di competizione aperta in cui le diverse parti potranno fare offerte per questi soldi, diciamo che si tratta più di un contenitore e di un importo massimo».

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