Energia e Ambiente

Biometano, il 3 giugno parte il bando più ricco: chance riconversione

In gioco metà dei metri cubi incentivabili dal Pnrr. Finora ai nuovi impianti è andata la maggioranza dei fondi. La sfida è trasformare le infrastrutture di biogas

di Alexis Paparo

3' di lettura

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Un bando che, da solo, vale oltre metà dei metri cubi incentivabili dalla misura del Pnrr dedicata allo sviluppo del biometano. Quello che verrà pubblicato il prossimo 3 giugno sul portale del Gse - e si chiuderà il 2 agosto - potrebbe rappresentare il punto di svolta per lo sviluppo della filiera del biometano in Italia. Il contingente assegnato è di 162.499,26 standard metri cubi orari, comprensivo della quota di capacità produttiva non assegnata con la terza procedura e di quella oggetto di rinunce da parte dei progetti risultati ammessi nelle precedenti graduatorie. L’importanza di una strategia per il biometano è stata ribadita dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin: nella proposta di aggiornamento del Pniec (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) sono stati previsti target di incremento di produzione al 2030 pari a sei miliardi di metri cubi, circa il 10% della stima di consumo interno di gas al 2030.

La fotografia degli impianti

L’Italia è il quarto produttore mondiale di biogas, dopo Germania, Cina e Stati Uniti. Secondo i dati del Consorzio italiano biogas sono 1.803 gli impianti di biogas agricolo, mentre il resto (circa 20%) è alimentato da rifiuti e fanghi. Il totale supera i 2.200 impianti operativi. La loro riconversione ha molti vantaggi: si va dalla chiusura del ciclo dei rifiuti organici, degli scarti agricoli e dei sottoprodotti dell’agroalimentare alla produzione di energia rinnovabile, dalla decarbonizzazione della mobilità, alla lotta all’inquinamento.

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Sono invece 107 gli impianti di biometano oggi in Italia, secondo la fotografia scattata per il Sole 24 Ore da Ref ricerche. La maggioranza (73) è al nord, e 34 di questi sono alimentati da rifiuti a matrice organica (Forsu). Il centro conta 17 impianti, quasi tutti alimentati da rifiuti a matrice organica (13); il sud insegue con 16 impianti, nove da Forsu. Tutto da sviluppare quindi il mercato derivante da altri input, come biomasse agricole e scarti agroindustriali.

Gli investimenti

«L’Italia ha tutte le carte in regola per essere un attore di primo piano nella decarbonizzazione europea attraverso il biometano e ciò è confermato dai sostegni del Governo. È fondamentale che si tracci una chiara roadmap per il futuro, con misure concrete che consentiranno agli operatori del settore di pianificare in anticipo», spiega Olivier Aubert, managing director della strategia di Swift (Swen Impact Fund for Transition) in Swen Capital Partners. La società francese, alla ricerca di un partner in Italia dal 2019, l’ha trovato nella triestina BiogaServizi. Insieme hanno costituito Ringas, che produrrà gas rinnovabile convertendo impianti biogas in biometano e costruendone di nuovi. Al momento sono sei gli impianti in portafoglio, con capitali per arrivare a dieci.

«Ringas nasce per investire nel lungo periodo in Italia. Abbiamo preferito orientarci su impianti biogas da convertire perché questo approccio ci permette di entrare su un territorio già abituato ad interagire con l’infrastruttura, ma stiamo valutando proposte di autorizzazioni greenfield che risolvono problemi di gestione delle biomasse dove mancano le infrastrutture», spiega Marco Cipriani, ceo di Ringas. Swen Capital Partners ha creato nel 2019 il primo fondo europeo dedicato al gas rinnovabile (Swift) ed è nel processo di raccolta di un terzo.

 Evarist Granata, managing director-Energy Infrastructure di Acp Sgr, società di gestione del risparmio italiana che si concentra su creazione e gestione di fondi di investimento alternativi (Fia), sottolinea che l’opportunità è trasversale all’intera filiera. «Se gli obiettivi del Pniec fossero raggiunti si mobiliterebbero nei prossimi sei anni circa 15 miliardi euro di investimenti infrastrutturali su più di 1.500 impianti di biometano. Sono investimenti che attiverebbero circa 100mila unità di lavoro annue temporanee nella filiera, e più di 8mila occupati diretti e indiretti per la gestione e manutenzione degli impianti». Acp Sgr, tramite il proprio FIA riservato Sustainable Securities Fund ha in portafoglio due impianti di produzione biometano/biogas in Abruzzo, altrettanti in fase di due diligence. Seppur in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, «la produzione italiana di biometano è passata da 5 milioni di metri cubi con sette impianti, nel 2017, a 107 impianti a maggio 2024 con capacità produttiva di oltre 770 milioni di metri cubi l’anno. A questi si sommeranno una buona parte dei progetti ammessi in graduatoria, che entreranno in esercizio entro i prossimi 18 mesi», conclude Granata.

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