L’ambiente

Transizione «verde», a trainare ora biometano e rifiuti

Gli avvocati del settore puntano su un ulteriore sviluppo delle rinnovabili anche grazie alle Comunità energetiche

di Alexis Paparo

3' di lettura

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Un mercato del fotovoltaico sempre più maturo – grazie a un ingente sviluppo infrastrutturale e a numerose operazioni M&A – e in continua evoluzione. L’autoconsumo diffuso e le Cer (comunità energetiche rinnovabili). La crescente attenzione verso sistemi di accumulo di energia rinnovabile, per il biometano, e guardando al futuro, per l’idrogeno. Poi, il settore dell’economia circolare e le sfide poste dalle direttive europee entrate in vigore. Nel 2024 il settore ambientale e dell’energia continua ad arricchirsi di sfumature. Così gli studi legali specializzati si dotano di team sempre più multidisciplinari, con competenze che vanno dalla materia ambientale a quella regolamentare e contrattualistica, dalla proprietà intellettuale all’information technology fino al corporate M&A.

«Il ruolo dei giuristi sarà fondamentale nell’accompagnare le imprese non solo a capire norme e regolamenti, ma a interpretare lo spirito dell’evoluzione europea in corso, relativa alla normativa ambientale. Penso alla direttiva RED III, le cui implicazioni devono ancora essere recepite a livello nazionale, al nuovo regolamento sulle batterie o all’obbligo di monitoraggio dei rifiuti prodotti dalle aziende che entra in vigore quest’anno», spiega Claudio Vivani, co-fondatore di Renna & Vivani. «Solare ed eolico fanno la parte del leone, ma nell’ambito delle nuove iniziative vediamo un notevole interesse per il biometano come punto di arrivo di progetti di economia circolare, che si tratti di rifiuti urbani o di sottoprodotti dell’industria alimentare», continua Vivani.

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«Il 2023 è stato l’anno dell’agrivoltaico (e continuerà sull’onda del decreto Agroalimentare, che consente solo l’installazione di pannelli elevati da terra, ndr) – commenta Giulio Maroncelli, partner responsabile del Dipartimento Corporate di Dla Piper – e in generale dello sviluppo di nuovi impianti. Già a metà anno abbiamo colto l’interesse sui sistemi di accumulo di energia rinnovabile, una tendenza dei prossimi due, tre anni. A questa si somma l’esigenza delle grandi imprese – ai fini della loro rendicontazione di sostenibilità – di abbattere anche le emissioni di scopo 3, ovvero quelle della filiera, con la conseguente ricerca da parte dei fornitori di cemento, vetro, acciaio, ecc. di approvvigionamento di biometano (attraverso i Bpa, biomethane purchase agreement di lungo termine) per abbattere le emissioni degli impianti a gas. Simile è il trend dell’idrogeno verde, ma le dimensioni sono quelle di progetti pilota».

Il 2023 è stato un buon anno per quanto riguarda le operazioni M&A, «sia nell’Energy sia nel settore dell’economia circolare. Nei prossimi anni vedremo un incremento delle operazioni M&A anche nel settore dello storage», spiega Carla Mambretti, partner di PedersoliGattai. «Questo nonostante lo scenario geopolitico incerto e i tassi di interesse molto elevati. Abbiamo poi seguito diverse operazioni nel settore dell’efficienza energetica, affiancando aziende che hanno avviato importanti progetti di riqualificazione dei propri stabilimenti di produzione in un’ottica di risparmio energetico. Infine, vediamo un interesse a investire nella produzione di componenti per la realizzazione di impianti di energia rinnovabile – sul modello della gigafactory di Catania. Investimenti che devono essere perseguiti e incrementati per rendere più autonomo il Paese, e c’è una spinta a livello europeo nel supportare le aziende, tramite contributi pubblici e fondi Pnrr».

La recente normativa legata all’autoconsumo e alle Cer ha catalizzato l’attenzione delle imprese: «Vediamo un forte interesse di clienti commerciali e industriali verso l’autoconsumo diffuso, perché l’incentivo è ricco», spiega Maroncelli. «Il tema collaterale ma interessante, – continua Vivani – è quello di studiare dei meccanismi per cui l’insediamento di attività di produzione di energia possano dare luogo a forme di compensazione o condivisione dell’energia con le comunità locali, per quanto riguarda i grandi impianti di produzione. Ci piacerebbe facilitare lo sviluppo di modelli di democrazia energetica».

C’è attesa per il Testo unico sulle semplificazioni per le rinnovabili, a cui sta lavorando il Mase. «Il problema numero uno rimangono le incertezze (si pensi a moratorie regionali e Dl Agricoltura di questi giorni) e i lunghi iter autorizzativi», conclude Maroncelli. «Le procedure abilitative semplificate (Pas), hanno avuto un effetto deflattivo, sgonfiando il carico di lavoro a livello ministeriale, ma gli uffici pubblici rimangono ingolfati: non c’è sufficiente staff dedicato».

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