La Convention democratica

Elezioni Usa, coach Walz attacca: il vice che viene dall’America rurale chiede di “voltar pagina” su Trump e Vance

Il numero due di Kamala Harris punta sulla sua storia e popolarità da governatore del Minnesota. Sul palco Billl Clinton a celebrità quali Oprah Wnfrey

di Marco Valsania

Tim Walz sul palco della Convention di Chicago

6' di lettura

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CHICAGO - Sul palco dello United Center sono saliti gli ex giocatori della sua squadra di football americano al liceo, oggi tutti uomini di mezza eta’. Poi ecco Tim Walz, il loro allenatore, che li aveva portati alla vittoria del campionato statale da zero successi l’anno precedente. O meglio Coach Walz come è ormai ribattezzato, oggi governatore del Minnesota e candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti scelto da Kamala Harris, in una campagna dove scommette di replicare quel successo sportivo. Davanti alla Convention democratica ha lanciato quello che ha definito il suo nuovo “pep talk”, il discorso d’incoraggiamento di solito riservato agli atleti e adesso invece divenuto il messaggio di un politico allo stesso tempo democratico e dell’America profonda: sostegno al benessere e ai diritti dei ceti medi e popolari, da sgravi fiscali e fondi per la scuola alla protezione delle libertà di tutti, a cominciare dalle donne e dal diritto all’aborto. Politiche che, dice, hanno sostenuto lo stato che lui guida.

Walz ha usato il linguaggio semplice che lo ha reso noto per marcare il contrasto con i rivali repubblicani, accusati di voler portare indieetro e dividere il Paese. “C’e chi non sa cosa vuol dire essere un buon vicino”, ha detto dei repubblicani Donald Trump e JD Vance. “Sono pronto a voltar pagina su quei tipi, che vogliono avvantaggiare solo la gente più ricca e estremista”. E ha citato le proposte “estreme” dell’agenda Project 2025 degli avversari. “E’ un progetto strano? Si’, e anche pericoloso per le nostre libertà’” ha detto. Trump si e’ distanziato dal progetto ma Walz ha detto: “Quando qualcuno investe tanto nel preparare una strategia, un playbook, intende usarlo, parola di allenatore”. E’ stato Walz a coniare il temine andato virale “weird”, strani inquietanti, per definire Trump e Vance. Ha poi chiuso con lo slogan di battaglia che è di Harris: “When we fight we win”, quando lottiamo vinciamo.

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Il suo intervento e’ stato il culmine di una serata densa di speaker, vecchi e nuovi, politici e celebrità, volti a forgiare l’immagine di un partito aperto e capace di ampliare il suo appeal. Tra le nuove stelle del partito in ascesa che lo hanno preceduto, Josh Shapiro, governatore della Pennsylvania, Wes Moore governatore del Maryland, e Pete Buttigieg, Segretario dei Trasporti. Shapiro ha presentato i democratici come il partito delle “vere libertà”: “Donald Trump vuole toglierci le nostre libertà. Non è libertà dire quali libri leggere, negare il controllo del proprio corpo alle donne, non rispettare l’esito del voto”. Ancora: “Siete pronti a difendere i diritti, le libertà, la democrazia? A eleggere Harris e Walz?”. I delegati hanno risposto con un roboante: Yes, sì. Buttigieg ha detto che “l’America e i suoi elettori non sono sul mercato per l’oscurità promessa dai repubblicani”.

Tra le celebrità, nel corso della serata, Oprah Winfrey, Stevie Wonder e John Legend. Per Winfrey, che pure aveva fatto campagna per Barack Obama, è stato il primo discorso ad una Convention democratica, un colpo per Harris. Winfrey, tra le donne imprenditrici più influenti d’America, ha ridimensionato Trump dicendo che “sono tempi difficili che richiedono conversazioni adulte”, non “tweet e menzogne”. E, conscia della sua popolarità, ha fatto appello esplicito al voto di elettori indipendenti a favore di Harris, per allargare la sua coalizione.

Altri speaker nei giorni precedenti, compresi Barack e Michelle Obama, avevano ridicolizzato le ossessioni di Trump dando vita a un leit motiv sarcastico nel corso della Convention. Ossessioni per teorie cospirative, ascensori dorati e ricchezza, dimensioni delle folle ai suoi comizi e anche attributi virili (Obama ha unito le sue mani in un gesto che ha ricordato le battute sulle “manine” di Trump). Il governatore dell’Illinois JB Pritzker, erede di una fortuna, ha detto: “sappiatelo da un vero miliardario, Trump è ricco solo in stupidità”.

E’ stato Bill Clinton ad aprire davvero la serata di Walz parlando di una scelta chiara nel 2024, tra Kamala Harris e Donald Trump: “Tra noi, il popolo, da una parte e me, me stesso e io dall’altra”. Parlando della Presidenza, ha aggiunto: “Anche nei giorni brutti, puoi fare qualcosa di buono” e Kamala Harris è il solo candidato con la visione, l’esperienza, il temperamento, la volontà e sì, la pura gioia, di fare qualcosa di buono ogni giorno. Di essere la nostra voce”. Ancora: “Quando Harris sarà presidente ogni giorno comincerà con voi, voi, voi, non io, io, io”. Sarà la “Presidente della gioia di cui abbiamo bisogno”. E ha scherzato che a 78 anni lui è più giovane di Trump, trasformando l’età in una zavorra per il repubblicano.

Clinton è stato seguito da Nancy Pelosi, ex Speaker della Camera e tuttora tra i grandi leader del partito. Ha accusato Trump di aver assalito la democrazia incoraggiando l’insurrezione del 6 gennaio 2021 contro il Congresso. La difesa della democrazia “richiede che eleggiamo Harris e Walz”.

Ma in attesa di Harris, la serata e’ stata orchestrata anzitutto come la notte di Walz il coach. Allenatore di ragazzi del football americano. Insegnante di liceo. Soldato della Guardia nazionale. Nonchè figlio autentico del Midwest e dell’America rurale: cresciuto in una minuscola cittadina del Nebraska e trapiantato nella provincia del Minnesota. Dove sarebbe fiorita la sua carriera politica: popolare governatore dello stato e adesso candidato democratico alla vicepresidenza a fianco di Kamala Harris.

Questa è l’immagine che lui e il partito democratico proiettano, dal palco dello United Center di Chicago e dalla campagna. Un’immagine progressista ma di “valori da piccola città”, capace di spuntare gli attacchi dei repubblicani che lo descrivono invece come un estremista, volto non dell’America “vera” ma di ideologie radicali di sinistra che ascrivono a Harris. Walz può contare su “una vita di servizio pubblico e sull’impegno a difendere le libertà di tutti”, hanno fatto sapere dai vertici della Convention. Il tema dell’intera giornata è stato la “Lotta per le nostre libertà”, dall’aborto ai diritti civili e di voto, che accusano il rivale Trump di voler cancellare.

Il compito di sollevare davvero il sipario sul candidato è affidato alla sua biografia che è stata raccontata da più oratori sotto i riflettori dello United Center. Solo il 13% degli elettori dice di sapere abbastanza di Walz. Ma ha avuto un buon inizio, migliore del prescelto di Trump per la vicepresidenza JD Vance: il 36% ha un’opinione positiva di Walz, contro il 27% di Vance. Giudizi negativi arrivano dal 25% rispetto al 44% di Vance.

Non ha però evitato passi falsi – anche se meno eclatanti rispetto a Vance che nella frenesia pro-famiglia ha assalito le donne senza figli e chiesto più voti per genitori con prole. Walz è criticato per aver “massaggiato” la sua storia personale. Ha sostenuto che la moglie Gwen era ricorsa a fertilizzazione in vitro, mentre ha utilizzato trattamenti diversi. E suggerito di aver portato armi in guerra, mentre non è mai stato in zone di combattimento.

I repubblicani intendono inoltre evidenziare le politiche economiche di sinistra delle quali è stato campione in Minnesota, grazie a un parlamento locale controllato dai democratici: forte spesa pubblica, a cominciare dal welfare e dalla scuola, e investimenti infrastrutturali record. In tutto una trentina di leggi ribattezzate un nuovo “Miracolo del Minnesota”, tanto che associazioni liberal scherzano di essere rimaste senza lavoro. Norme hanno imposto trasparenza sui prezzi dei farmaci, divieti alle sostanze chimiche più dannose, offerto college gratuito ai meno abbienti compresi neo-immigrati, pasti gratuiti nella scuola dell’obbligo, controlli sulle armi, assenze pagate per ragioni mediche e familiari, diritti dei pazienti transgender, il 100% di energia pulita entro il 2040 e la legalizzazione della marijuana per scopi ricreativi. Come però anche, proposta più moderata, fondi per polizia e sicurezza.

Da Joe Biden a Barak Obama, si moltiplicano gli appelli per Kamala Harris

Il candidato repubblicano Donald Trump da parte sua è tornato in azione con il primo comizio all’aperto dall’attentato che aveva subito in Pennsylvania: in North Carolina, tra nuove misure di sicurezza compreso un vetro antiproiettile, ha parlato di sicurezza nazionale, accusando i democratici di debolezza e di voler «distruggere l’America». La risposta, indiretta, è giunta alla Convention da Susan Rice, ex ambasciatrice all’Onu: ha detto che Harris arriverebbe alla Casa Bianca con più esperienza di molti predecessori. Da vicepresidente, ha ricordato, ha «visitato oltre venti paesi e incontrato leader internazionali».

Walz porta a sua volta in dote una insolita conoscenza dell’avversario strategico, la Cina: aveva insegnato nel Paese negli anni Ottanta e organizzato scambi di studenti. Da deputato aveva inoltre indagato sulle violazioni dei diritti umani nel Paese e incontrato il Dalai Lama. Nonostante questo, per i repubblicani, il suo protratto interesse per la Cina è diventato ragione di attacco: numerosi parlamentari conservatori hanno ipotizzato che Walz sia un “agente cinese” e annunciato inchieste, chiedendo all’Fbi informazioni se possa esser stato reclutato dall’intelligence di Pechino. Portavoce di Walz hanno denunciato le «menzogne» repubblicane.


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