Elezioni Usa, coach Walz attacca: il vice che viene dall’America rurale chiede di “voltar pagina” su Trump e Vance
Il numero due di Kamala Harris punta sulla sua storia e popolarità da governatore del Minnesota. Sul palco Billl Clinton a celebrità quali Oprah Wnfrey
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CHICAGO - Sul palco dello United Center sono saliti gli ex giocatori della sua squadra di football americano al liceo, oggi tutti uomini di mezza eta’. Poi ecco Tim Walz, il loro allenatore, che li aveva portati alla vittoria del campionato statale da zero successi l’anno precedente. O meglio Coach Walz come è ormai ribattezzato, oggi governatore del Minnesota e candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti scelto da Kamala Harris, in una campagna dove scommette di replicare quel successo sportivo. Davanti alla Convention democratica ha lanciato quello che ha definito il suo nuovo “pep talk”, il discorso d’incoraggiamento di solito riservato agli atleti e adesso invece divenuto il messaggio di un politico allo stesso tempo democratico e dell’America profonda: sostegno al benessere e ai diritti dei ceti medi e popolari, da sgravi fiscali e fondi per la scuola alla protezione delle libertà di tutti, a cominciare dalle donne e dal diritto all’aborto. Politiche che, dice, hanno sostenuto lo stato che lui guida.
Walz ha usato il linguaggio semplice che lo ha reso noto per marcare il contrasto con i rivali repubblicani, accusati di voler portare indieetro e dividere il Paese. “C’e chi non sa cosa vuol dire essere un buon vicino”, ha detto dei repubblicani Donald Trump e JD Vance. “Sono pronto a voltar pagina su quei tipi, che vogliono avvantaggiare solo la gente più ricca e estremista”. E ha citato le proposte “estreme” dell’agenda Project 2025 degli avversari. “E’ un progetto strano? Si’, e anche pericoloso per le nostre libertà’” ha detto. Trump si e’ distanziato dal progetto ma Walz ha detto: “Quando qualcuno investe tanto nel preparare una strategia, un playbook, intende usarlo, parola di allenatore”. E’ stato Walz a coniare il temine andato virale “weird”, strani inquietanti, per definire Trump e Vance. Ha poi chiuso con lo slogan di battaglia che è di Harris: “When we fight we win”, quando lottiamo vinciamo.
Il suo intervento e’ stato il culmine di una serata densa di speaker, vecchi e nuovi, politici e celebrità, volti a forgiare l’immagine di un partito aperto e capace di ampliare il suo appeal. Tra le nuove stelle del partito in ascesa che lo hanno preceduto, Josh Shapiro, governatore della Pennsylvania, Wes Moore governatore del Maryland, e Pete Buttigieg, Segretario dei Trasporti. Shapiro ha presentato i democratici come il partito delle “vere libertà”: “Donald Trump vuole toglierci le nostre libertà. Non è libertà dire quali libri leggere, negare il controllo del proprio corpo alle donne, non rispettare l’esito del voto”. Ancora: “Siete pronti a difendere i diritti, le libertà, la democrazia? A eleggere Harris e Walz?”. I delegati hanno risposto con un roboante: Yes, sì. Buttigieg ha detto che “l’America e i suoi elettori non sono sul mercato per l’oscurità promessa dai repubblicani”.
Tra le celebrità, nel corso della serata, Oprah Winfrey, Stevie Wonder e John Legend. Per Winfrey, che pure aveva fatto campagna per Barack Obama, è stato il primo discorso ad una Convention democratica, un colpo per Harris. Winfrey, tra le donne imprenditrici più influenti d’America, ha ridimensionato Trump dicendo che “sono tempi difficili che richiedono conversazioni adulte”, non “tweet e menzogne”. E, conscia della sua popolarità, ha fatto appello esplicito al voto di elettori indipendenti a favore di Harris, per allargare la sua coalizione.
Altri speaker nei giorni precedenti, compresi Barack e Michelle Obama, avevano ridicolizzato le ossessioni di Trump dando vita a un leit motiv sarcastico nel corso della Convention. Ossessioni per teorie cospirative, ascensori dorati e ricchezza, dimensioni delle folle ai suoi comizi e anche attributi virili (Obama ha unito le sue mani in un gesto che ha ricordato le battute sulle “manine” di Trump). Il governatore dell’Illinois JB Pritzker, erede di una fortuna, ha detto: “sappiatelo da un vero miliardario, Trump è ricco solo in stupidità”.



