Elezioni Usa

A Chicago i democratici portano sul palco un nuovo nemico: il libro di Project 2025

Alla Convention gli speaker si passano di mano una copia-gigante del volume, preparata per l’occasione e presentata come bibbia dell’estremismo di Trump

di Marco Valsania

A Chicago i democratici portano sul palco un nuovo nemico: il libro di Project 2025

3' di lettura

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CHICAGO - Sul podio della Convention allo United Center i democratici hanno portato un protagonista inatteso e ingombrante. Un gigantesco volume, trascinato sotto i riflettori da uno speaker dopo l’altro, giorno dopo giorno. Sono le centinaia di pagine di Project 2025 del movimento conservatore americano, in versione maxi per amplificarne l’effetto. L’obiettivo: offrire un identikit dell’agenda ispirata da Donald Trump e che, dicono, deve scioccare gli elettori.

Sul palco si sono susseguite le citazioni di paragrafi, come predicatori farebbero con i versi della Bibbia. E come una vera e propria “bibbia dell’estremismo” repubblicano hanno trattato le sue quasi 900 pagine, composte da una coalizione senza precedenti di decine di think tank che vogliono essere pronti dal primo giorno di un secondo avvento di Trump alla Casa Bianca. E’ una summa delle idee spesso radicali al fine di smantellare e riconfigurare il cosiddetto “deep state”, o “administrative state”, lo stato profondo o amministrativo, di fatto la macchina moderna del governo nata con il New Deal.

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A Chicago i democratici portano sul palco un nuovo nemico: il libro di Project 2025

Perché il “nemico” non sfugga a nessuno, hanno proiettato a lettere cubitali Project 2025 HQ (headquarter, sede centrale) sulla facciata del Trump International Hotel and Tower di Chicago. Soprattutto hanno però creato quella gigantesca copia del volume circolata allo United Center, ufficialmente intitolato Mandato per la Leadership. A portarlo per prima sul palco è stata lunedì, in apertura di Convention, Mallory McMorrow, 37enne senatrice statale del Michigan e una delle ideatrici del gesto, che sbattendo il volume sul leggio ha dichiarato: “Hanno messo per iscritto tutte le estreme azioni che Trump intende decidere e noi le abbiamo lette”.

Il volume, fisicamente o metaforicamente, è poi passato come un testimone scottante di mano in mano a nuovi speaker. Lunedì ne ha ancora parlato il senatore del Michigan Gary Peters: “Il Project 2025 di Trump e Vance elimina protezioni per i lavoratori, il sindacato, taglia l’assistenza e dà sgravi fiscali ai miliardari”. Martedì, tra gli altri, è toccato al deputato della Pennsylvania Malcolm Kenyatta portarlo sotto i riflettori: “Di solito i repubblicani vogliono mettere al bando i libri, in questo caso vogliono imporcelo”. Mercoledì è stato il governatore del Colorado Jared Polis a sfogliare il volume in pubblico. E poi l’attore comico Kenan Thompson, che ha gestito una serie di mini-interviste a tema con cittadini “messi a rischio” dal Project 2025. Parlando con una ginecologa ha ricordato che “pagina 529 rilancia il Comstock Act dell’Ottocento”, legge federale contro l’oscenità impugnata per criminalizzare l’aborto. Parlando con un’insegnate ha citato: “A pagina 319 chiede la fine del Dipartimento dell’Istruzione”. Ha concluso: “Possiamo impedire che accada eleggendo Kamala Harris”. Anche il candidato alla vicepresidenza Tim Walz ha preso di mira i disegni del Progetto nel suo discorso di accettazione come “inquietanti e pericolosi”.

Trump è in realtà cosciente che il Project 2025 è un problema per i suoi toni ideologici. Gli autori sono numerosi suoi ex collaboratori e alleati in uno sforzo coordinato dalla Heritage Foundation, tradizionale potenza del pensiero repubblicano convertita all’America First di Trump. Il vice di Trump, JD Vance, è molto vicino ai vertici della Heritage. Trump ha formalmente sconfessato l’agenda, affermando di “non sapere cosa sia” e che comunque la considera “troppo severa”. In parte ha preso le distanze anche perchè risente chiunque, amico o nemico, gli suggerisca cosa fare. Il distacco almeno a parole ha provocato un ribaltone al vertice del progetto, senza però che Trump sia riuscito a scrollarselo di dosso.

Di fatto il Project sta tuttavia reclutando e addestrando migliaia di “fedeli” per essere pronti a offrire ondate di nomine junior e senior durante una transizione del potere. E le idee del Project e di Trump coincidono più spesso che no. Dal licenziamento e sostituzione di decine di migliaia dei due milioni di funzionari federali di carriera, forse 50.000 posizioni trasformate in incarichi politici senza protezione, già tentata da Trump quando era al governo. Fino alle corse alla deregulation, in ambiente e energia. Da ordini al Ministero della Sanità per la “difesa della vita”, nome in codice per la lotta al diritto d’aborto, fino alla già citata eliminazione del Dipartimento dell’Istruzione. Non manca l’adozione della grande liturgia di una Presidenza imperiale, il cosiddetto “esecutivo unitario”, che centralizza il potere alla Casa Bianca erodendo l’indipendenza di ogni agenzia federale.

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