Costruzioni

Edilizia, il decreto Infrastrutture resuscita e proroga i vecchi titoli

Un emendamento dei relatori allarga il raggio d’azione del regime speciale introdotto dal decreto Ucraina nel 2022

di Giuseppe Latour

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Una proroga retroattiva, che potrebbe riattivare o comunque allungare di molto la vita di moltissimi titoli edilizi scaduti o in scadenza. È la novità che si prepara a entrare nella legge di conversione del Dl Infrastrutture (32/2026), in discussione in commissione Ambiente in Senato (relatori: Tilde Minasi, Lega, e Claudio Fazzone, Forza Italia), secondo un emendamento appena depositato dai relatori. Un emendamento che allarga di molto il raggio d’azione del regime speciale, legato al caro materiali, introdotto dal decreto Ucraina a maggio del 2022.

Regime in vigore e possibili novità

Con il regime attualmente in vigore (modificato a marzo di quest’anno dalla legge di conversione del Milleproroghe), i permessi di costruire, le Scia e le autorizzazioni paesaggistiche hanno beneficiato di una proroga di 48 mesi, purché siano stati rilasciati entro il 31 dicembre del 2025 e a condizione che, al momento della comunicazione del soggetto interessato di volersi avvalere della proroga, i termini di avvio e fine lavori non fossero scaduti.

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Questa seconda condizione verrebbe meno con l’emendamento al decreto oggi in discussione. Sarebbe, invece, sufficiente per accedere ai 48 mesi in più che i termini di avvio e fine lavori non fossero scaduti al momento dell’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Ucraina, quindi il 21 maggio del 2022. La riapertura dei termini guarderebbe, così, al passato. In questo modo, anzitutto, la proroga non sarebbe a richiesta, ma verrebbe applicata a tutti i titoli edilizi. Inoltre, sarebbe possibile la riattivazione di titoli scaduti.

Un permesso di costruire di durata triennale, con lavori avviati a marzo del 2022, si sarebbe teoricamente esaurito a marzo del 2025, al netto delle altre proroghe portate con le modifiche al decreto Ucraina nel tempo. Con questa modifica, la sua vita viene automaticamente allungata di quattro anni e può arrivare fino al 2029.

L’iter della norma

La scelta di optare per un sistema diverso di proroghe si giustifica con la vita travagliata che ha avuto questa norma nel tempo. Nella sua prima versione il decreto prorogava di un anno il termine di avvio e chiusura lavori per tutti i titoli formatisi entro la fine del 2022. Dando così più tempo alle imprese per completare le loro operazioni. Il Milleproroghe 2023 ha allungato questo termine a due anni, applicandolo ai titoli nati entro la fine del 2023. Il decreto Energia di inizio 2024 ha, ancora una volta, rivisto la disciplina, passando a 30 mesi per tutti i titoli formatisi entro il 30 giugno 2024. A fine 2024, poi, il Milleproroghe è intervenuto ancora, per allungare a 36 mesi la vita dei titoli formatisi entro fine 2024. Infine, il Milleproroghe a inizio 2026 ha portato l’allungamento a 48 mesi per i titoli rilasciati entro la fine del 2025. In tutto, sono cinque proroghe complessive.

Per mettere ordine a questo caos di regime differenti, accavallatisi nel corso del tempo, la legge di conversione del Dl Infrastrutture tira una riga e adotta un sistema diverso. In tutti questi casi, infatti, la proroga era a richiesta. Ora diventa automatica e si applicherà, se l’emendamento sarà votato, a tutti i titoli rilasciati entro la fine dello scorso anno.

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