Innovazione e competenze

Donne del vino, l’AI interessa al 90% delle cantine campane, ma il 60% non la usa

Il principale ostacolo non è tecnologico, ma legato alle competenze

di Rosaria Sica

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Nel racconto di Vinitaly, accanto ai temi legati all’export e ai mercati, emerge una questione sempre più centrale: il rapporto tra imprese vitivinicole e innovazione tecnologica.

Un’indagine su 32 aziende campane guidate da donne evidenzia una fase di transizione ancora in corso. Il 59% delle imprese non utilizza strumenti di intelligenza artificiale, ma il 91% dichiara di volerli adottare nel prossimo futuro. Uno scarto che segnala una crescente apertura verso l’innovazione, a fronte di una limitata capacità di integrazione nei processi aziendali. Il divario tra interesse e utilizzo effettivo restituisce una fotografia precisa del settore: l’innovazione è percepita come necessaria, ma fatica a tradursi in applicazione concreta. Non si tratta di un ritardo tecnologico, quanto di un passaggio ancora incompiuto verso modelli organizzativi più evoluti.

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Il principale ostacolo non è tecnologico, ma legato alle competenze. Il 53% delle aziende individua nella carenza di competenze interne il primo limite, mentre il 75% indica la formazione come priorità strategica. Il 47% delle imprese, inoltre, non dispone di una figura dedicata al digitale.

Il limite, dunque, non riguarda l’accesso agli strumenti, ma la capacità di governarli e integrarli nei processi aziendali. Un passaggio che richiede investimenti non solo economici, ma anche culturali e organizzativi.I dati emergono da una ricerca promossa da Le Donne del Vino Campania, con coordinamento scientifico di Rural Hack, condotta su un campione di 32 aziende vitivinicole regionali.

La digitalizzazione risulta diffusa, ma ancora non strutturata. Il 91% delle imprese dispone di un sito web, l’84% utilizza i social media e il 94% la fatturazione elettronica. Tuttavia, l’utilizzo delle tecnologie resta prevalentemente concentrato nella comunicazione, con un’integrazione limitata nei processi produttivi e decisionali.

In molti casi, la presenza degli strumenti digitali non corrisponde a un reale cambiamento dei modelli gestionali. La tecnologia rafforza la visibilità e la relazione con il mercato, ma resta marginale nelle scelte strategiche e operative.

Più avanzato appare il percorso legato alla sostenibilità. Il 66% delle aziende segnala una riduzione degli impatti ambientali, il 59% una riduzione dei costi e il 41% un aumento della produttività. La sostenibilità si configura quindi come una leva economica concreta, oltre che valoriale. Le imprese analizzate, prevalentemente di piccola dimensione, mostrano un modello orientato alla qualità, al presidio della filiera e alla valorizzazione del territorio, con una forte attenzione alla relazione diretta con il mercato.

In questo contesto, la trasformazione digitale non può essere letta solo come introduzione di nuovi strumenti, ma come un cambiamento più ampio che coinvolge modelli organizzativi e capacità decisionali.

Nel complesso emerge un sistema a doppia velocità: da un lato un’elevata consapevolezza del cambiamento, dall’altro una bassa strutturazione organizzativa. La distanza tra interesse e applicazione dell’innovazione rappresenta oggi il vero nodo competitivo del settore. Per le imprese vitivinicole, e in particolare per quelle guidate da donne, la sfida non è l’accesso alle tecnologie, ma la capacità di integrarle nei modelli produttivi e nelle strategie aziendali, rendendole parte integrante dei processi. In questo scenario, formazione e competenze rappresentano i fattori decisivi per trasformare l’interesse verso l’innovazione in un reale vantaggio competitivo.

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