Modelli a confronto

Donare sangue in Europa, le differenze tra Italia e gli altri Paesi: tra requisiti e benefit

Il confronto tra criteri e motivazioni alla donazione di sangue in diversi Paesi europei

di Annalisa Godi

(AdobeStock)

6' di lettura

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Donare il sangue è una questione di numeri. Bastano 15 minuti per offrire 450 ml, un piccolo gesto che può salvare una vita e che si può ripetere ogni 90 giorni. Ma in Europa la situazione è tutt’altro che uniforme, tra Paesi in grado di garantire l’autosufficienza e altri ancora in difficoltà, tra culture più radicate nella solidarietà gratuita e sistemi che incentivano i donatori con benefit materiali.

Italia: autosufficienza e selezione rigorosa

Nel 2024, l’Italia è stata autonoma per le trasfusioni: circa 640mila pazienti ne hanno beneficiato, per un totale di 2,3 milioni di unità di globuli rossi utilizzati. I donatori regolarmente registrati (Avis, Croce Rossa Italiana, Fidas e Fratres) sono stati 1 milione e 670 mila (+1,1% rispetto al 2023). È come se tutta la popolazione della Calabria si fosse recata nei centri trasfusionali per contribuire alla raccolta.

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La raccolta di plasma ha toccato le 900 tonnellate, un record, ma ancora insufficiente per soddisfare il fabbisogno di farmaci salvavita come immunoglobuline e fattori per l’emofilia: una parte deve essere acquistata all’estero.

Per incentivare le donazioni, chi dona ha diritto a un giorno di permesso retribuito, rimborsato dall’INPS, colazioni e controlli medici gratuiti. In Italia sono attivi oltre 4 mila punti di raccolta, tra ospedali e unità mobili. L’appello si fa più pressante d’estate, quando incidenti stradali ed emergenze climatiche fanno salire il fabbisogno. La sfida rimane coinvolgere giovani e donne: nel 2024 segnali incoraggianti sono arrivati dalla fascia 18-25 anni (+5%) e dalle nuove donatrici (+1,1%).

I requisiti dei donatori

Non tutti possono essere donatori di sangue. È necessario avere un’età compresa tra i 18 e i 60 anni, avere un peso corporeo superiore a 50kg e condurre uno stile di vita sano.

Esistono alcuni criteri di esclusione, che possono essere temporanei o permanenti. Occorre aspettare se si hanno sintomi influenzali, piercing e tatuaggi fatti da poco, interventi chirurgici o cure odontoiatriche, ma anche se si è incinta. Sotto controllo anche i comportamenti sessuali a rischio. Mentre si è esclusi in modo permanente se si hanno malattie cardiovascolari, neoplasie, diabete, alcolismo cronico e tossicodipendenza.

Questi requisiti vengono valutati dai medici prima del prelievo. Al donatore viene chiesto di rispondere a un questionario dove si accertano lo stato di salute e la presenza di comportamenti a rischio. In seguito, un medico esaminerà il questionario e farà una visita al donatore, stabilendo se è idoneo o meno per il prelievo.

Romania: incentivi economici e screening attenti

In Romania si è deciso di puntare su benefit tangibili. I donatori ricevono buoni pasto per un valore aumentato recentemente a 280 lei (circa 56 euro), un giorno libero dal lavoro e la possibilità di acquistare titoli di Stato a tassi di interesse agevolati. Nonostante questo, il numero dei donatori rimane basso e si susseguono regolarmente campagne per incentivarli. Il Governo ha scelto una strategia che cerca di affiancare il beneficio personale al valore collettivo del gesto. Il problema però è strutturale: mancano cultura della donazione e coinvolgimento continuativo dei cittadini.

Anche in Romania è previsto un questionario sanitario con domande su salute generale, viaggi a rischio e comportamenti personali. Segue la misurazione dell’emoglobina e i normali esami prelievo. In caso di anomalie o patologie individuate, il donatore viene informato e indirizzato a controlli specialistici.

Irlanda: altruismo gratuito e sicurezza

All’estremo opposto si trova l’Irlanda, dove il principio cardine è quello della donazione volontaria e non retribuita. L’Irish Blood Transfusion Service (IBTS), organo nazionale responsabile della raccolta, ribadisce il rifiuto di qualsiasi incentivo economico, in linea con la filosofia promossa dalla European Blood Alliance. I donatori vengono semplicemente ringraziati con cerimonie pubbliche dopo 50 o 100 donazioni. L’organizzazione è efficiente soprattutto nelle città (Dublino, Cork), con centri fissi e mobile clinic che raggiungono le aree rurali. I numeri restano però limitati: nel 2023 sono stati registrati 11mila nuovi donatori e poco più di 75mila donazioni complessive.

Anche qui i criteri sono severi: questionario su malattie, viaggi e comportamenti a rischio, con attenzione anche a eventuali farmaci assunti. Il controllo dell’emoglobina è obbligatorio a ogni donazione e viene effettuata una visita medica prima di procedere al prelievo.

Croazia: benefit generosi e controlli severi

In Croazia, oltre ai benefit, il protocollo include due giorni di permesso retribuito per ogni donazione, fino a un massimo di 10 giorni l’anno. Chi ha effettuato numerose donazioni riceve l’assicurazione sanitaria integrativa gratuita e, a Zagabria, anche l’abbonamento gratuito ai mezzi pubblici (30 donazioni per gli uomini, 20 per le donne). Inoltre, riceve un pasto gratuito presso i centri di raccolta. La Croazia raccoglie circa 190mila unità di sangue l’anno, con un forte squilibrio di genere: l’84% dei donatori è uomo. Il Paese ha un sistema ben strutturato e un Counseling Center per i donatori che risultano positivi ai test obbligatori, offrendo un servizio di accompagnamento e prevenzione unico in Europa.

Il processo di valutazione comprende questionario dettagliato, controllo dell’emoglobina e dei parametri vitali, e screening infettivologici obbligatori su HIV, epatiti, sifilide e altre infezioni.

Austria: gratuità, tranne per il plasma

In Austria la donazione di sangue è gratuita e volontaria per legge, considerata un gesto di solidarietà e sicurezza. Il rischio, secondo le autorità, è che pagare i donatori possa spingerli a mentire sui questionari sanitari. Tuttavia, per la donazione di plasma si prevede un compenso di circa 40 euro a prelievo. Chi dona riceve gratuitamente il controllo del gruppo sanguigno, i test infettivologici e una tessera di socio base della Croce Rossa. Le donazioni avvengono nei centri fissi e nelle raccolte mobili, spesso senza appuntamento.

I requisiti prevedono età tra i 18 e i 70 anni (max 60 per i primi donatori), peso superiore a 50 kg e buona salute. Il questionario prevede domande su salute, viaggi, piercing/tatuaggi (4 mesi di attesa), infezioni recenti e stili di vita a rischio. Ogni donazione è preceduta da controllo ematico completo.

Spagna: una rete capillare e valutazione rigorosa

La Spagna dispone di centri trasfusionali in tutte le Comunità autonome, con postazioni fisse e unità mobili. La raccolta è facilitata dalla diffusione territoriale, ma il problema resta il coinvolgimento della popolazione, specie quella giovane. Le campagne di comunicazione si intensificano nei periodi critici, come le festività natalizie o pasquali. In questi mesi l’urgenza maggiore è per il plasma, necessario per produrre farmaci salvavita. Il dottor Luis Larrea della SEHH (Società spagnola di ematologia) ha sottolineato la necessità di adattare la comunicazione ai nuovi linguaggi social per coinvolgere i giovani, visto che i mezzi tradizionali non bastano più.

I criteri di idoneità sono simili a quelli italiani: età minima 18 anni, peso minimo 50 kg, buona salute. Domande specifiche riguardano viaggi fuori Europa, vaccinazioni recenti, tatuaggi, piercing e comportamenti sessuali a rischio. I test su HIV, epatiti e sifilide sono obbligatori.

Lituania: giovani in crescita, ma attenzione alle carenze

Negli ultimi 5-10 anni la Lituania ha visto crescere il numero di donatori, soprattutto tra i giovani. Nel 2025 il Paese ha raccolto oltre 32mila donazioni nei primi cinque mesi, circa 500 in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la domanda da parte delle strutture sanitarie è in aumento e permangono carenze periodiche, in particolare durante le vacanze estive e dopo le festività. Per incentivare le donazioni, il Centro nazionale organizza eventi pubblici e offre iniziative come la distribuzione gratuita di integratori di ferro per i donatori con livelli di emoglobina borderline.

Anche in Lituania si compila un questionario dettagliato, con domande su viaggi, farmaci, comportamenti a rischio e stato di salute generale. Segue misurazione dell’emoglobina e test infettivologici.

Repubblica Ceca: benefit fiscali e controlli puntuali

La Repubblica Ceca offre un sistema premiante articolato: oltre al giorno libero retribuito per ogni donazione, i donatori possono ridurre la base imponibile fiscale e ottenere riconoscimenti pubblici dalle amministrazioni locali. A Praga, ad esempio, i donatori più assidui ricevono abbonamenti gratuiti al trasporto pubblico. Tuttavia, nonostante questi incentivi, il numero dei giovani donatori è in calo: oggi l’età media è salita a 42 anni rispetto ai 33 di dieci anni fa. Il Paese è ancora autosufficiente, ma le autorità sanitarie lanciano l’allarme per un futuro in cui, senza un ricambio generazionale, le scorte potrebbero non bastare.

Anche qui, il percorso parte da un questionario sanitario completo, controllo dell’emoglobina e parametri vitali, e screening infettivologici obbligatori. Eventuali anomalie vengono segnalate e approfondite con ulteriori esami.

Cultura, incentivi e futuro della solidarietà

Il quadro europeo restituisce un mosaico complesso: dall’altruismo puro di Irlanda e Austria, ai benefit materiali di Romania, Croazia e Repubblica Ceca, fino all’efficiente organizzazione logistica di Italia e Spagna. Ma il denominatore comune resta uno: senza un forte ricambio generazionale e campagne capaci di parlare il linguaggio dei più giovani, anche i sistemi più strutturati rischiano in futuro di non riuscire a garantire autosufficienza.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Julie Šafová ((Deník Referendum, Repubblica Ceca), Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania), Andrea Muñoz (El Confidencial, Spagna), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Marina Kelava (H-Alter, Croazia) e Maria Delaney (The Journal Investigates, Irlanda)

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