Donare sangue in Europa, le differenze tra Italia e gli altri Paesi: tra requisiti e benefit
Il confronto tra criteri e motivazioni alla donazione di sangue in diversi Paesi europei
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Donare il sangue è una questione di numeri. Bastano 15 minuti per offrire 450 ml, un piccolo gesto che può salvare una vita e che si può ripetere ogni 90 giorni. Ma in Europa la situazione è tutt’altro che uniforme, tra Paesi in grado di garantire l’autosufficienza e altri ancora in difficoltà, tra culture più radicate nella solidarietà gratuita e sistemi che incentivano i donatori con benefit materiali.
Italia: autosufficienza e selezione rigorosa
Nel 2024, l’Italia è stata autonoma per le trasfusioni: circa 640mila pazienti ne hanno beneficiato, per un totale di 2,3 milioni di unità di globuli rossi utilizzati. I donatori regolarmente registrati (Avis, Croce Rossa Italiana, Fidas e Fratres) sono stati 1 milione e 670 mila (+1,1% rispetto al 2023). È come se tutta la popolazione della Calabria si fosse recata nei centri trasfusionali per contribuire alla raccolta.
La raccolta di plasma ha toccato le 900 tonnellate, un record, ma ancora insufficiente per soddisfare il fabbisogno di farmaci salvavita come immunoglobuline e fattori per l’emofilia: una parte deve essere acquistata all’estero.
Per incentivare le donazioni, chi dona ha diritto a un giorno di permesso retribuito, rimborsato dall’INPS, colazioni e controlli medici gratuiti. In Italia sono attivi oltre 4 mila punti di raccolta, tra ospedali e unità mobili. L’appello si fa più pressante d’estate, quando incidenti stradali ed emergenze climatiche fanno salire il fabbisogno. La sfida rimane coinvolgere giovani e donne: nel 2024 segnali incoraggianti sono arrivati dalla fascia 18-25 anni (+5%) e dalle nuove donatrici (+1,1%).
I requisiti dei donatori
Non tutti possono essere donatori di sangue. È necessario avere un’età compresa tra i 18 e i 60 anni, avere un peso corporeo superiore a 50kg e condurre uno stile di vita sano.


