Dfp

Confindustria: «Se la guerra dura fino a fine anno rischio crisi energetica più grave della storia»

Audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. L’associazione datoriale: «Scostamento per aiuti proporzionati alle imprese e proroga accise». Anci: «Forti criticità Dpf, a rischio la tenuta dei bilanci comunali». Consulenti lavoro: taglio pressione fiscale o fuga cervelli

di Redazione Roma

Lunedì 27 aprile sono iniziate le audizioni delle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica 2026 ANSA

8' di lettura

English Version

8' di lettura

English Version

«Se finisse oggi, l’impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita» ma se la guerra si prolungasse fino a fine anno ci sarebbe il rischio di incorrere nella crisi energetica più grave della storia, «la più grave crisi energetica della storia con impatti sistemici». Lo ha sottolineato il direttore del Centro Studi di Confindustria, Alessandro Fontana, nel corso di un’audizione alle commissioni bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dfp).

Oltre a Confindustria, lunedì 27 aprile sono intervenuti davanti alle Commissioni riunite, tra gli altri, Cgil, Cisl, Uil, Confesercenti, Confprofessioni, Consulenti del lavoro, Anci e Upi.

Loading...

Confindustria: «Vulnerabili sull’energia, serve strategia come Pnrr e piano d’emergenza»

«La nostra principale vulnerabilità è l’energia e resterà tale per altri anni: è importante adesso - visto che è la seconda volta che accade in pochi anni - mettere a terra una strategia per superarla che sia a milestone e target, come il Pnrr, fissando dei tempi e degli obiettivi, altrimenti rischiamo di trovarci molte altre volte in situazioni come questa anche se questa dovesse risolversi nel migliore modo possibile», ha detto Fontana, che ha anche suggerito «un piano di emergenza, perché contano molto i tempi di reazione, per poter affrontare un’emergenza con un set» di interventi.

«Con chiusura parziale o totale Hormuz autonomia globale 6-11 mesi»

«La chiusura sia parziale che totale dello Stretto di Hormuz consentono un’autonomia a livello globale dai 6 agli 11 mesi, di cui 2 sono già trascorsi», ha detto il direttore del Centro studi di Confindustria in audizione sul Dfb in Parlamento, illustrando i due scenari analizzati di chiusura dello stretto all’80% e al 100%. Fontana ha parlato di un «quadro generale molto particolare perché siamo in una situazione di guerra che mette a rischio una quota molto importante del petrolio mondiale. Se la guerra arrivasse fino a giugno rischiamo di avere un aumento dei costi di circa 7 miliardi, se arrivasse fino a fine anno arriviamo quasi al 7,6% di incidenza, con un aumento di quasi 21 miliardi», ha detto. «È fondamentale la durata di questa guerra, se fosse breve si può gestire, altrimenti se durasse più a lungo» tutto sarebbe «più problematico con il rischio di diventare una crisi sistemica», ha detto Fontana. «Qualche indicazione la stiamo già avendo sui dati di marzo: l’inflazione in Italia è salita di 0,2 punti, un elemento positivo, ma come già visto nel 2022, in Italia l’inflazione sale un po’ più a fatica ma poi si porta anche a livelli più alti» del resto d’Europa.

«Scostamento per aiuti proporzionati alle imprese e proroga accise»

Nelle slide mostrate nel corso dell’audizione, Confindustria avanza una proposta: «In osservanza del Temporary Framework» servirebbe uno «scostamento di bilancio per aiuti di intensità proporzionata agli aumenti dei costi gas ed elettricità fino a dicembre 2026 per tutte le imprese in media, alta e altissima tensione» oltre ad «aiuti mirati e di maggiore intensità per le imprese elettrivore e gasivore». Lo scostamento di bilancio servirebbe solo se la guerra proseguisse fino all’estate.

Oltre a questo gli industriali chiedono di «prorogare il taglio delle accise carburanti in scadenza il 2 maggio e aumentare il credito di imposta per l’autotrasporto merci, estendendone l’applicazione anche al trasporto passeggeri» con «aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo». Confindustria chiede anche lo «sblocco immediato di tutte le procedure autorizzative pendenti riguardanti le fonti rinnovabili» la «riforma della normativa e semplificazione delle procedure per portare le rinnovabili al 60% nel mix italiano entro 2030» e «autorizzare l’utilizzo di vettori energetici alternativi fino a dicembre 2026 per gli impianti industriali in AIA».

«Istituzioni Ue inadeguate ma da soli saremmo più deboli»

«Sulle istituzioni europee siamo arrivati ad un punto in cui sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide - difesa comune, politica industriale, politica estera: occorre superare questa fase e non lo possiamo fare da soli perché saremmo ancora più deboli - ha detto Fontana -. Occorre federarsi con chi ci sta per recuperare la tempestività e l’efficacia delle dimensioni che hanno gli Stati sovrani, ma avere anche la dimensione adeguata a livello globale come possono averla Cina e Usa».

Cgil: con stima inflazione al 2,9% i lavoratori rischiano perdere altri 1.500 euro

«Con una crescita dei prezzi al 2,9% - come da previsione del governo - un lavoratore con un imponibile fiscale da 35mila euro subirebbe nel 2026 un ulteriore prelievo di oltre 1.500 euro, mentre un pensionato da 1.000 euro al mese pagherebbe al fisco 370 euro in più». Lo ha detto il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari in audizione sul Dfp in Parlamento chiedendo di «neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l’indicizzazione automatica di tutta la struttura dell’Irpef all’inflazione».

Cisl: nel Dfp misure insufficienti per crisi, preoccupano rischi per salari e pensioni

Secondo il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga, permangonoi debolezze rilevanti sulla crescita della produttività, ritardi nella piena attuazione degli investimenti, rischio che la transizione verde e digitale scarichi costi su famiglie e lavoratori, in particolare i più vulnerabili, e l’esigenza di un intervento più incisivo sulla redistribuzione salariale. Particolare preoccupazione desta il rischio di una nuova compressione delle retribuzioni e delle pensioni già fortemente erose dall’inflazione degli ultimi anni», ha aggiunto nel suo intervento in audizione.

Uil: fisco sproporzionato su dipendenti e pensionati

Intervenuto in audizione sul Dfp, il segretario confederale della Uil, Santo Biondo ha ricordato che «sul piano fiscale, continua a gravare un carico sproporzionato su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre restano deboli sia il contrasto all’evasione sia le misure di reale redistribuzione. Serve una riforma improntata all’equità, anche attraverso una tassazione degli extraprofitti. Inoltre – ha proseguito Biondo – il Dfp su previdenza, sanità e Pnrr, è ancora troppo limitato e privo di una visione di lungo periodo. Senza un rafforzamento del welfare e della pubblica amministrazione, perdiamo l’occasione decisiva per modernizzare il Paese e ridurre le disuguaglianze».

Confesercenti: rischio condizione endemica di non crescita

Intervenire sul caro energia che per il settore del terziario si traduce in un aggravio di 900 milioni. È quanto ha ricordato il segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni per l’audizione alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Dfp. In scenari di persistenza delle tensioni e di riduzione della domanda estera, Confesercenti stima un rischio di contrazione tra il 5 ed il 15% di presenze straniere e una riduzione della spesa turistica complessiva nell’ordine tra i 3 e i 10 miliardi. «Il settore del turismo in Italia, che rappresenta circa il 10% del Pil nazionale, e che in questi ultimi anni ha sostenuto l’economia del Paese - ha evidenziato Bussoni -, si trova oggi ad affrontare una situazione del tutto eccezionale. In questo quadro - ha aggiunto -, riteniamo indispensabile intervenire in primo luogo sull’energia: l’andamento recente dei prezzi dell’energia conferma come la volatilità dei mercati e le tensioni geopolitiche si stiano traducendo, per famiglie e imprese, in un aggravio di costi non più gestibile con misure episodiche. Serve una riduzione strutturale degli oneri di sistema e l’introduzione di un’accisa mobile che compensi l’aumento dei prezzi dei carburanti con l’extragettito derivato dagli stessi. Occorrono interventi anche di sostegno all’adozione delle tecnologie digitali: si propone di rafforzare gli strumenti di investimento sulle attività digitali e sulle transazioni online. Richiamiamo inoltre l’esigenza di accelerare l’interoperabilità delle banche dati».

Anci: «Documento finanza 2026 ha un tendenziale trend di aggravamento»

«Il documento di finanza pubblica del 2026 ci restituisce un quadro complessivamente positivo ma che ha un tendenziale trend di aggravamento a partire dall’anno in corso. Presenta una forte erosione degli spazi finanziari» della spesa corrente e una «significativa contrazione degli investimenti locali, a partire dal prossimo anno, in particolare quando sarà terminato anche il Pnrr sui Comuni». È quanto ha sottolineato il sindaco di Novara e delegato Anci alla finanza locale, Alessandro Canelli, nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica. «C’è una dinamica che ci preoccupa: quella del tendenziale saldo corrente di competenza», ha spiegato il delegato Anci ricordando che «i Comuni hanno contribuito al risanamento» della finanza pubblica locale.

«Forti criticità Dpf, a rischio la tenuta dei bilanci comunali»

Nel suo intervento Canelli ha messo in evidenza che «i Comuni italiani continuano a garantire servizi essenziali pur operando dentro un quadro sempre più complesso e con margini finanziari sempre più ristretti». Dal Dfp 2026 si evidenziano, ha sottolineato, «forti criticità che rischiano di compromettere già nel triennio 2026-2028 la tenuta dei bilanci comunali. La pressione sulla spesa corrente cresce per effetto dell’inflazione, dei maggiori costi energetici». Anci stima una perdita di 2,2 miliardi nel triennio 2026-2028, con circa un miliardo di euro di squilibrio annuo nel biennio 26-27.

Upi: scostamento per sostenere spesa sociale e investimenti

A parlare di scostamento è stato anche l’Upi, l’Unione delle province d’Italia. «La situazione geopolitica drammatica impone al Paese di adottare politiche economiche anticicliche. Un’eventuale richiesta all’Europa di sospensione del Patto di stabilità va finalizzata soprattutto al sostegno della spesa sociale e programmazione di un piano strutturato di investimenti in opere pubbliche dal 2026 che veda il protagonismo degli Enti locali, prime fra tutte le Province». Lo ha detto il vice presidente Angelo Caruso in audizione sul Dfp. «Grazie al Pnrr dal 2022 al 2025 la spesa per investimenti delle Province è aumentata dell’80%. Questa spinta deve proseguire con programmi mirati sul patrimonio pubblico in gestione delle Province. È evidente poi che eventuali misure per far fronte agli effetti economici dello shock energetico e dell’aumento delle materie prime dovranno prevedere interventi a favore degli Enti locali», ha aggiunto, chiedendo che nella prossima Manovra si escluda «qualunque tipo di riduzione alle risorse correnti delle Province».

Confprofessioni: puntare su formazione, ricerca e aggregazioni

Andrea Dili, vicepresidente di Confprofessioni, intervenuto in audizione davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha posto l’accento sul fatto che «la produttività del futuro dipenderà dalla capacità di aggiornare competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa». Per Confprofessioni è quindi necessario rafforzare i percorsi di riqualificazione e garantire ai fondi interprofessionali la piena disponibilità delle risorse dello 0,30%, assicurando continuità e qualità agli interventi formativi. Per colmare il divario con gli altri Paesi avanzati, occorre concentrare risorse su innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico. «Distretti dell’innovazione, incubatori e collaborazioni tra università, imprese e professionisti devono diventare infrastrutture permanenti del sistema produttivo», ha affermato Dili, «senza ricerca non c’è competitività, e senza competitività non c’è crescita».

Consulenti lavoro: taglio pressione fiscale o fuga cervelli

Ridurre la pressione fiscale per evitare un’ulteriore fuga dei cervelli e renderla più in linea con quella degli altri Paesi Europei. È una delle proposte avanzate dal Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. La terza aliquota Irpef oggi ferma al 43%, «grava su una fascia reddituale che in molti Paesi europei è ancora attribuita a un’aliquota intermedia», si legge nel documento presentato in Parlamento nel quale i consulenti propongono di continuare a rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale. Tra le proposte anche la stabilizzazione degli sgravi in busta paga introdotti con la Legge di Bilancio 2026 (per premi di risultato, indennità e maggiorazioni e aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali), l’introduzione, in sede di contrattazione collettiva, di nuovi strumenti normativi per una maggiore partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e tutelarne il potere d’acquisto e la proroga, almeno triennale, delle decontribuzioni per i giovani under 35, donne svantaggiate e lavoratori della Zes unica. Guardando al mondo delle professioni, si propone di stabilire per legge che i redditi prodotti dalle società tra professionisti, indipendentemente dal modello societario prescelto, siano assimilati ai redditi da lavoro autonomo; si suggerisce anche un regime di “compatibilità transitoria” per quei professionisti che fruivano del regime forfetario e confluiscono in uno studio associato o in una stp. Infine, sempre in tema di forfetario, i consulenti propongono di introdurre una fascia di transizione in ‘uscita’, tra gli 85 mila e i 100 mila euro, con aliquota sostitutiva al 23% anziché il passaggio al regime ordinario, e la previsione di un importo da scomputare dalla tassazione «in funzione del numero dei figli a carico e delle spese documentate per i servizi educativi nella fascia 0-2 anni».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti