Confindustria: «Se la guerra dura fino a fine anno rischio crisi energetica più grave della storia»
Audizioni davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. L’associazione datoriale: «Scostamento per aiuti proporzionati alle imprese e proroga accise». Anci: «Forti criticità Dpf, a rischio la tenuta dei bilanci comunali». Consulenti lavoro: taglio pressione fiscale o fuga cervelli
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I punti chiave
- Confindustria: «Vulnerabili sull’energia, serve strategia come Pnrr e piano d’emergenza»
- «Con chiusura parziale o totale Hormuz autonomia globale 6-11 mesi»
- «Istituzioni Ue inadeguate ma da soli saremmo più deboli»
- Cgil: con stima inflazione al 2,9% i lavoratori rischiano perdere altri 1.500 euro
- Cisl: nel Dfp misure insufficienti per crisi, preoccupano rischi per salari e pensioni
- Uil: fisco sproporzionato su dipendenti e pensionati
- Confesercenti: rischio condizione endemica di non crescita
- Anci: «Documento finanza 2026 ha un tendenziale trend di aggravamento»
- «Forti criticità Dpf, a rischio la tenuta dei bilanci comunali»
- Upi: scostamento per sostenere spesa sociale e investimenti
- Confprofessioni: puntare su formazione, ricerca e aggregazioni
- Consulenti lavoro: taglio pressione fiscale o fuga cervelli
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«Se finisse oggi, l’impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita» ma se la guerra si prolungasse fino a fine anno ci sarebbe il rischio di incorrere nella crisi energetica più grave della storia, «la più grave crisi energetica della storia con impatti sistemici». Lo ha sottolineato il direttore del Centro Studi di Confindustria, Alessandro Fontana, nel corso di un’audizione alle commissioni bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica (Dfp).
Oltre a Confindustria, lunedì 27 aprile sono intervenuti davanti alle Commissioni riunite, tra gli altri, Cgil, Cisl, Uil, Confesercenti, Confprofessioni, Consulenti del lavoro, Anci e Upi.
Confindustria: «Vulnerabili sull’energia, serve strategia come Pnrr e piano d’emergenza»
«La nostra principale vulnerabilità è l’energia e resterà tale per altri anni: è importante adesso - visto che è la seconda volta che accade in pochi anni - mettere a terra una strategia per superarla che sia a milestone e target, come il Pnrr, fissando dei tempi e degli obiettivi, altrimenti rischiamo di trovarci molte altre volte in situazioni come questa anche se questa dovesse risolversi nel migliore modo possibile», ha detto Fontana, che ha anche suggerito «un piano di emergenza, perché contano molto i tempi di reazione, per poter affrontare un’emergenza con un set» di interventi.
«Con chiusura parziale o totale Hormuz autonomia globale 6-11 mesi»
«La chiusura sia parziale che totale dello Stretto di Hormuz consentono un’autonomia a livello globale dai 6 agli 11 mesi, di cui 2 sono già trascorsi», ha detto il direttore del Centro studi di Confindustria in audizione sul Dfb in Parlamento, illustrando i due scenari analizzati di chiusura dello stretto all’80% e al 100%. Fontana ha parlato di un «quadro generale molto particolare perché siamo in una situazione di guerra che mette a rischio una quota molto importante del petrolio mondiale. Se la guerra arrivasse fino a giugno rischiamo di avere un aumento dei costi di circa 7 miliardi, se arrivasse fino a fine anno arriviamo quasi al 7,6% di incidenza, con un aumento di quasi 21 miliardi», ha detto. «È fondamentale la durata di questa guerra, se fosse breve si può gestire, altrimenti se durasse più a lungo» tutto sarebbe «più problematico con il rischio di diventare una crisi sistemica», ha detto Fontana. «Qualche indicazione la stiamo già avendo sui dati di marzo: l’inflazione in Italia è salita di 0,2 punti, un elemento positivo, ma come già visto nel 2022, in Italia l’inflazione sale un po’ più a fatica ma poi si porta anche a livelli più alti» del resto d’Europa.
«Scostamento per aiuti proporzionati alle imprese e proroga accise»








