Conti pubblici

Pensioni, con l’uscita dei baby-boomer dal lavoro la spesa salirà fino al 2041

Secondo il Documento di finanza pubblica, la spesa pensionistica quest’anno salirà a 352 miliardi (+2,8% sul 2025), pari al 15,2% del Prodotto interno lordo

di Giorgio Pogliotti

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Corre la spesa per le prestazioni sociali in denaro: per il 2026 si prevede un aumento del 2,7% rispetto al 2025 per un totale di 471,7 miliardi di euro, pari al 20,4% del Pil (era il 20,3% nel 2025).

Le previsioni per il 2026: sale a 352 miliardi di spesa pensionistica

Dal Documento di finanza pubblica (Dfp) del ministero dell’Economia emergono le previsioni di spesa, sulla base dei risultati di contabilità nazionale. In particolare l’aumento di spesa per le pensioni nel 2026 si stima sia del 2,8% ( considerando le pensioni di nuova liquidazione, i tassi di cessazione e la rivalutazione delle pensioni dell’1,4%): si passa da 342,9 miliardi (2025) a 352,4 miliardi pari al 15,2% del Pil (la previsione tiene anche conto dell’aumento delle maggiorazioni sociali introdotto con la legge di bilancio 2026).

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Quanto alla la spesa per altre prestazioni sociali in denaro (Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro...), l’aumento è previsto del 2,6%: si passa da 116,2 a 119,3 miliardi di euro, pari al 5,2% del Pil (era il 5,1% nel 2025).

Variazione media annua del 3,2% della spesa pensionistica tra il 2027-2029

Per il periodo 2027-2029 la spesa complessiva per prestazioni sociali in denaro presenta un tasso di variazione medio annuo del 2,7%, prendendo a riferimento il 2026. Il tasso di variazione medio annuo del periodo per la spesa pensionistica risulta pari al 3,2%, mentre quello della spesa per altre prestazioni sociali in denaro si colloca all’ 1,3% annuo. Per quanto riguarda, in particolare, la spesa pensionistica, gli specifici tassi di variazione sono condizionati dalla rivalutazione delle pensioni in essere all’andamento dell’inflazione, dal numero di pensioni di nuova liquidazione, dai tassi di cessazione e dalla ricostituzione delle pensioni in essere.

Al termine del periodo oggetto di previsioni, nel 2029 è prevista la spesa pensionistica a quota 386,9 miliardi, pari al 15,5% del Pil.

2029: prestazioni sociali al 20,5% del Pil

Il tasso medio annuo della spesa per prestazioni sociali in denaro nel periodo 2019-2025 è pari al 4% ed è previsto attestarsi attorno al 3,8% medio annuo anche estendendo il periodo di osservazione al biennio 2026-2027, mantenendo per un ampio orizzonte temporale una dinamica quasi raddoppiata rispetto a quella registrata nel periodo 2010-2018 (2%) e comunque superiore al tasso di crescita medio annuo del PIL nominale. Nel 2029 si prevede che il totale delle prestazioni sociali in denaro si attesti a 510,9 miliardi di euro, pari al 20,5% del Pil.

Proiezioni della spesa pensionistica: la “gobba” col picco nel 2041

Negli anni dal 2019 al 2022, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil segue un andamento altalenante: aumenta in modo rapido, raggiungendo il 16,9% nel 2020, poi si riduce nei due anni seguenti, per poi riprendere a crescere. La spesa in rapporto al PIL cresce significativamente a causa della forte contrazione dei livelli di prodotto dovuti agli effetti della fase iniziale e più acuta dell’emergenza Covid, recuperati nel biennio 2021-2022.

Il biennio 2023-2024 risente dell’elevato livello dell’indicizzazione delle pensioni (dovuto al forte incremento del tasso di inflazione registrato dalla fine del 2021 al 2023), la spesa in rapporto al PIL aumenta, portandosi al 15,3% alla fine del biennio. Questo andamento è condizionato anche dall’applicazione di Quota 100 (accesso alla pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi) e delle misure per favorire il pensionamento anticipato che determinano per gli anni 2019-2021, un sostanziale incremento del numero di pensioni in rapporto al numero di occupati e il protrarsi, a livello finanziario, degli effetti di onerosità connessi all’anticipo del pensionamento.

La crescita del rapporto tra spesa per pensioni e PIL si prevede che acceleri fino a raggiungere il 17,1% nel 2041, livello sul quale si stia si manterrà per il successivo triennio. Questa dinamica, si legge nel Dfp, è dovuta all’incremento del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati indotto dalla transizione demografica, dovuto all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa.

La discesa dal 2045, effetto del contributivo e dell’uscita dei babyboomer

Dal 2045 in poi, si prevede che il rapporto tra spesa pensionistica e PIL diminuirà, prima gradualmente e poi rapidamente, portandosi al 16,2% nel 2050. Nell’ultimo decennio di previsione, il rapporto tra spesa e PIL presenta una leggera flessione, prima di convergere al 14% nel 2070.

La rapida riduzione nell’ultima fase del periodo di previsione secondo il Dfp è determinata, oltre che dall’applicazione generalizzata del calcolo contributivo (con relativo aggiornamento dei coefficienti di trasformazione), dalla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati. Questo andamento risente della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, e degli effetti dell’adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita.

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