Giustizia

Depositata alla Camera la legge Zuncheddu sul risarcimento alle vittime di giustizia: raccolte 50mila firme

Una proposta di iniziativa popolare sostenuta dal partito Radicale e dalla famiglia del pastore sardo assolto dopo quasi 33 anni di carcere senza colpa. Garantirà una provvisionale economica

di Nicoletta Cottone

Ecco la proposta di legge Zuncheddu: un assegno per vittime di errori giudiziari o ingiusta detenzione

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Alla Camera dei deputati l’anno si è chiuso con il deposito di una immensa pila di scatoloni dove troneggia il volto di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo richiuso per quasi 33 anni in carcere, accusato di un triplice omicidio che non aveva commesso, assolto nel gennaio 2024 dopo un processo di revisione. Una pila di scatoloni che contengono le oltre 50mila firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di dare un assegno mensile di mantenimento alle vittime di giustizia, in attesa di avere un risarcimento dallo Stato. Una richiesta che ha come emblema la vicenda del pastore sardo al quale la mala giustizia ha rubato quasi 33 anni di vita, costringendolo a passare decenni dietro le sbarre da innocente, senza poter avere un lavoro, costruirsi una famiglia, condurre una vita normale. E senza oggi poter avere una pensione per mantenersi. Una persona senza risorse economiche che, se non avesse i familiari, dovrebbe vivere in strada.

Obiettivo un assegno in attesa del risarcimento dello Stato

La raccolta di firme - promossa dal Partito Radicale tramite l’instancabile Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del partito e sostenuta dalla famiglia di Beniamino Zuncheddu - ha superato le 50mila firme necessarie per la presentazione in Parlamento di una legge di civiltà per risarcire persone alle quali è stato tolto tutto, nonostante fossero innocenti. Una proposta di legge animata dalla vicenda limite del pastore sardo entrato in carcere qualche mese prima di compiere 27 anni e uscito alle soglie dei 60 anni. Tutto per una falsa testimonianza indotta da un agente della Criminalpol dell’epoca che aveva convinto l’unico sopravvissuto alla strage a fare un falso riconoscimento di Zuncheddu come autore del triplice omicidio e del tentato omicidio dell’unico superstite. Una vicenda alla quale Il Sole 24 Ore e Radio 24 hanno dedicato il podcast “Innocente”, disponibile sul sito del Sole e sulle principali piattaforme.

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Irene Testa: una proposta di legge di civiltà

«Dovrei ringraziarvi uno a uno. Tanta è stata la bellezza e la solidarietà che ho incontrato in questi mesi. Abbiamo riso e pianto insieme. Ho conosciuto persone bellissime - ha sottolineato la Garante dei detenuti della Regione Sardegna Irene Testa sui social raccontando i mesi di raccolta delle firme - a partire dai tantissimi volontari che hanno raccolto senza mai fermarsi; gli avvocati autenticatori che ci hanno accompagnato passo passo; i tanti Comuni che hanno fatto l’impossibile per certificare le firme, alcuni anche facendo gli straordinari. Naturalmente al Partito Radicale che ha promosso questa proposta di legge di civiltà. Dedichiamo questo risultato a Beniamino e altri affinché la sua vicenda possa rappresentare un monito presente e futuro a una politica spesso sorda e indifferente. Ora però la battaglia continua, si sposta dalle piazze in Parlamento».

Il Parlamento sani il vuoto normativo attuale

«È ora che il Parlamento intervenga a sanare questo vuoto normativo - ha detto al Sole 24 Ore Irene Testa - che genera una doppia ingiustizia. Non è accettabile, nè sopportabile che una persona vittima del sistema giustizia che non ha funzionato, che ha giudicato male, che ha incarcerato, possa lavarsene le mani e costringere le persone a chiedere l’elemosina per poter

Beniamino Zuncheddu con Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale e garante dei detenuti della Sardegna, durante la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare intitolata al pastore sardo, per quasi 33 anni in carcere da innocente

sopravvivere. Quella del Partito Radicale è stata una mobilitazione importante che ha coinvolto centinaia di volontari. E come diceva Marco Pannella, la gente è sempre più avanti della politica».

Ora le operazioni di conteggio delle firme

Le firme sono state depositate al Servizio per i Testi normativi di Montecitorio, che procederà alle operazioni di conteggio delle firme prima della pubblicazione della proposta di legge popolare. Il 14% delle firme sono state raccolte online sul sito del ministero della Giustizia. La Camera dei deputati ha ora tre mesi di tempo per incardinare la proposta di legge nella commissione competente, dove potrebbe essere unificata con altre proposte di legge presentate da parlamentari o partiti. «Non staremo a guardare - ha annunciato Irene Testa - ma faremo il giusto pressing perché questa legge veda la luce al più presto».

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Cosa prevede la proposta

La proposta di iniziativa popolare vuole garantire una provvisionale economica a chi alla fine di un processo viene assolto e nei casi di ingiusta detenzione. Persone che oggi devono attendere fino a dieci anni per vedersi riconosciuto il danno in forma economica. Persone oggi costrette, dopo la gogna del carcere senza aver commesso colpe, a farsi ancora aiutare dai familiari o a vivere per strada. La proposta prevede un assegno che parta dal momento dell’assoluzione fino alla sentenza di risarcimento del danno. Perché è proprio in quel periodo che può durare sei, sette, otto, dieci anni che le persone non sanno cosa fare: alcune si rivolgono alla Caritas, altre sono costrette ad andare a rubare, altre ancora se non ci fossero le famiglie si troverebbero costrette a dormire in strada. Si tratta di una rendita mensile pari al doppio dell’assegno sociale a valere sui fondi della Cassa delle ammende. Sono circa mille ogni anno le ingiuste detenzioni con costi esorbitanti a carico dello Stato.

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