Tortora, Gulotta, Zuncheddu e gli altri: ecco chi ha ottenuto l’indennizzo per l’errore giudiziario
Fra i casi più eclatanti anche quelli di Domenico Morrone, Massaro e Bova. La spesa in risarcimenti dal 1991 al 2022 è salita a 86,2 milioni euro, circa 2,6 milioni l’anno
11' di lettura
I punti chiave
- Il caso Tortora, emblema della malagiustizia
- Nessun risarcimento agli eredi del presentatore
- Giuseppe Gulotta, il muratore in carcere per una confessione estorta sotto tortura
- Domenico Morrone, il pescatore incensurato condannato per omicidio
- Angelo Massaro, 21 anni dietro le sbarre per colpa di una consonante
- Maurizio Bova, quasi 20 anni in carcere per l’omicidio di un boss
- Daniele Barillà e la Tipo color amaranto
- Giuseppe Lastella, 11 anni di carcere, salvato da nuove testimonianze
- Giuseppe Giuliana, il bracciante agricolo innocente
- Saverio De Sario, l’autotrasportatore per 1.068 giorni in carcere
- Beniamino Zuncheddu, quasi 33 anni dietro le sbarre, in attesa di indennizzo
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Uno dei più gravi errori giudiziari della storia della giustizia italiana è stato quello del celebre conduttore televisivo Enzo Tortora, considerato uno dei padri fondatori della televisione italiana. Tortora fu arrestato il 17 giugno 1983, su richiesta dei procuratori Francesco Cedrangolo e Diego Marmo, dal giudice istruttore, il magistrato Giorgio Fontana, accusato di gravi reati, ai quali risultò totalmente estraneo, sulla base di accuse formulate da soggetti provenienti da contesti criminali. In questo elenco di vittime di errori giudiziari potrebbe finire anche Alberto Stasi, accusato dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Le indagini riaperte stanno rivelando dettagli agghiaccianti sugli elementi non presi in considerazione nella condanna dell’ex fidanzato della ragazza. Secondo i dati di errorigiudiziari.com, il sito dei giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, gli errori giudiziari in Italia dal 1991 al 31 dicembre 2022 sono stati 222, con una media di quasi sette l’anno. La spesa in risarcimenti è salita a 86.206.214 euro (pari a una media di circa 2,6 milioni di euro l’anno).
Il caso Tortora, emblema della malagiustizia
Il caso Tortora rappresenta l’emblema della malagiustizia in Italia. Enzo Tortora, al culmine della celebrità in televisione - protagonista di trasmissioni come la Domenica Sportiva e Portobello - fu arrestato con l’accusa di essere uno dei membri della Nuova Camorra Organizzata e di essere coinvolto nel traffico di droga. Un arresto basato su dichiarazioni di pentiti, che poi si rivelarono inattendibili. Il conduttore trascorse in carcere sette mesi - due a Roma e cinque a Bergamo - e nel 1984 per altri cinque mesi fu agli arresti domiciliari. Ogni giorno proclamò la sua innocenza senza essere ascoltato. Il 17 settembre 1985 fu condannato in primo grado a dieci anni di carcere e fu assolto con formula piena il 15 settembre 1986 dalla Corte d’Appello di Napoli, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1987. I Radicali sostennero le battaglie giudiziarie del conduttore televisivo che fu eletto europarlamentare il 14 giugno 1984 per il Partito Radicale, con Marco Pannella ed Emma Bonino, raccogliendo oltre mezzo milione di preferenze. Divenne anche presidente del Partito Radicale. Enzo Tortora morì il 18 maggio 1988 per un tumore al polmone, un anno dopo la sua definitiva assoluzione.
Nessun risarcimento agli eredi del presentatore
Il “caso Tortora” dette la spinta al referendum del 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati: l’80,2 % dei votanti si espresse per l’abrogazione «degli articoli 55, 56 e 74 del codice di procedura civile», che escludevano la responsabilità. Il mese prima della scomparsa di Tortora il Parlamento approvò - votata da Pci, Psi e Dc - la legge Vassallo, la legge 13 aprile 1988 n. 117, sul “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”: la responsabilità di eventuali errori dell’operato ricadevano non sul magistrato, ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sul magistrato (su un terzo di annualità dello stipendio). La legge Vassalli conteneva anche il divieto di applicazione retroattiva. Nessuna azione nei confronti dei magistrati che indagarono e giudicarono in primo grado sul caso Enzo Tortora. Nessun risarcimento agli eredi. Una famiglia spezzata dal dolore, un padre in lotta per dimostrare la sua estraneità ai fatti. «C’è alla fine un giudice che ti restituisce alla vita - ha dichiarato Gaia Tortora, figlia del conduttore televisivo e vicedirettrice del Tg di La7, presentando il libro “Testa alta, e avanti. In cerca di giustizia, storia della mia famiglia” (Mondadori, 2023) - sono i tempi che non vanno bene. Tutto deve essere più veloce. calcolando che comunque dopo non sarai più la persona che eri prima».
Giuseppe Gulotta, il muratore in carcere per una confessione estorta sotto tortura
Giuseppe Gulotta è un’altra vittima di un clamoroso errore giudiziario. A soli 18 anni - all’epoca era un giovane muratore - venne arrestato e condannato per l’omicidio di due carabinieri avvenuto nel 1976, all’interno della caserma di Alcamo Marina. Ha trascorso 22 anni in carcere e solo dopo 36 anni di battaglie legali è stato completamente scagionato. Assolto dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria dopo nove processi. La Corte certificò come la confessione fosse avvenuta sotto tortura. Come emerse in seguito, infatti, Gulotta confessò un crimine che non aveva commesso dopo essere stato sottoposto a violenze e torture fisiche per estorcergli una confessione. Condannato all’ergastolo nel 1990, trascorse 22 anni in carcere. La svolta arrivò nel 2007, quando un ex carabiniere rivelò la verità: la confessione era stata estorta con violenza, i veri responsabili del delitto erano altri. Nel 2012 la Corte d’Appello di Reggio Calabria assolse definitivamente Gulotta «per non aver commesso il fatto». Dopo aver trascorso 22 anni in carcere e 36 anni a lottare per dimostrare la propria innocenza, Giuseppe Gulotta fu riabilitato. Ha ottenuto un risarcimento dallo Stato da 6,5 milioni di euro, la cifra più alta che lo Stato italiano abbia sborsato per riparare a un errore giudiziario. Gulotta ne aveva chiesti molti di più: 56 milioni di euro. Baldassare Lauria, uno dei legali di Gulotta disse che «la Corte si limita a liquidare gli oltre settemila giorni di reclusione, senza valutare i danni morali ed esistenziali». La distruzione della vita delle persone che una sentenza errata può causare.
Domenico Morrone, il pescatore incensurato condannato per omicidio
Domenico Morrone è un altro caso eclatante di errore giudiziario. Il 30 gennaio 1991, davanti alla scuola media “Maria Grazia Deledda” di Taranto, due fratelli di 15 e 17 anni vengono uccisi a colpi di pistola calibro 22. Gli investigatori arrestano il pescatore incensurato, che all’epoca ha 27 anni. Viene fermato per duplice omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco e munizioni, spari in luogo pubblico. Morrone si dichiara subito innocente. Al momento del duplice delitto stava riparando l’acquaio dell’appartamento dei coniugi che vivono sullo stesso pianerottolo dell’abitazione di famiglia, dice con forza. Non viene creduto. E i coniugi e la mamma vengono condannati per falsa testimonianza. Perde il lavoro, la fidanzata e la mamma anziana resta a vivere da sola, in povertà assoluta. Viene condannato a 21 anni di reclusione nonostante un alibi supportato da più testimoni. Rimane 15 anni in carcere da innocente. Esce di prigione solo grazie a un processo di revisione quando due collaboratori di giustizia rivelano che i due giovani fratelli avevano compiuto uno scippo a una donna e per questo erano stati uccisi. L’autore dei delitti era un pregiudicato detenuto per altri reati. Il 22 aprile 2006 Morrone viene assolto «per non aver commesso il fatto». Gli avvocati di Morrone sono riusciti a ottenere per lui un indennizzo per errore giudiziario di 4,5 milioni di euro. I legali ne avevano chiesti dodici. Niente rispetto al dramma di vivere più di cinquemila giorni in carcere.








