La fotografia

Data center, boom di progetti in Italia: 342 richieste di connessione alla rete

Le domande di allaccio cresciute di oltre 50 volte rispetto al 2021: l’asticella ha raggiunto i 55 GW. La fetta principale distribuita tra Lombardia, Piemonte e Lazio. Il governo studia la semplificazione degli iter autorizzativi

di Celestina Dominelli

(Adobe Stock)

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È boom di progetti sui data center in Italia grazie alla spinta assicurata dal cloud computing, che consente di elaborare e archiviare dati in rete su hardware da remoto senza bisogno di piattaforme di grandi dimensioni, e dalle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Secondo la fotografia registrata da Terna, a oggi l’asticella complessiva segna 55 gigawatt per un totale di 342 istanze: un dato decisamente più alto rispetto a quello registrato lo scorso anno (quando il contatore si era fermato a 31,2 GW) e soprattutto molto lontano dai numeri fatti segnare tra 2019 e 2021 quando le richieste avevano raggiunto a stento il gigawatt per poi superare i 5 GW nel 2023. Un forte aumento, dunque, negli ultimi due anni e che vede la fetta principale di richieste concentrata nel Nord Italia. A far la parte del leone è la Lombardia, che da sola registra 210 domande per 30,2 gigawatt, il grosso delle quali localizzato su Milano, seguita dal Piemonte, con 43 pratiche (9,8 GW), dal Lazio (27 istanze per complessivi 4,2 GW) e dall’Emilia-Romagna con 15 domande corrispondenti a 2 GW di potenza in prelievo.

Il “peso” dei data center sul fabbisogno complessivo

Si tratta di un dato che continua a crescere a ritmi vorticosi: a marzo, come aveva rilevato sempre questo giornale, le richieste ammontavano a 40 gigawatt. In soli cinque mesi, quindi, le domande sono aumentate di 15 gigawatt. Segno che la rete elettrica italiana gestita dal gruppo guidato da Giuseppina Di Foggia rappresenta per il comparto un approdo affidabile e solido per la realizzazione dei progetti provenienti soprattutto da operatori del real estate e delle telecomunicazioni che già gestiscono questo tipo di asset. Il cui “peso” sulla rete è attualmente modesto, ma è destinato ad aumentare anche perché sta crescendo la richiesta di data center di grandi dimensioni, i cui consumi a regime sono paragonabili a quelli di una grande città (si veda anche la scheda in pagina).

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Le stime di consumi

Non a caso, Terna ha stimato l’incidenza dei data center sul fabbisogno complessivo nel piano di sviluppo 2025 ora al centro della consultazione pubblica. In quel documento, il gruppo ribadisce, infatti, da un lato, il forte sviluppo che interesserà, come detto, i data center di grandi dimensioni e complessità - cioè quelli con i consumi più elevati come detto - per via delle innovazioni tecnologiche in corso, e, dall’altro, stima che il consumo dei data center al 2030 sarà pari a 11 terawattora, equivalenti al 3% del fabbisogno nazionale e che sarà localizzato prevalentemente nel Nord del Paese. Una quota significativa, quindi, che, scrive Terna, «è comunque in linea con le attuali proiezioni degli altri Paesi europei (con l’eccezione dell’Irlanda) ed è considerata verosimile anche dalle associazioni di categoria.

A fronte di questo boom di richieste - con 30 GW di istanze già accolte -, resta ora da risolvere il nodo autorizzativo, con gli operatori che chiedono di snellire gli iter soprattutto dove i progetti di costruzione di nuovi data center si affiancano alla realizzazione di impianti di produzione di energia per alimentarli.

L’ipotesi al vaglio del governo

Sul fronte politico, il governo sta già lavorando a una soluzione e l’ipotesi al vaglio - che dovrebbe arrivare sul tavolo di Palazzo Chigi con uno dei primi veicoli legislativi utili - è quella di un procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e l’ampliamento delle infrastrutture, come peraltro avviene anche nel resto d’Europa. A spingere per una soluzione di questo tipo è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha incaricato i suoi tecnici di predisporre una soluzione normativa in grado di accelerare lo sviluppo dei data center, snodi essenziali per la transizione digitale del Paese. La ricetta individuata sarebbe quella di un doppio binario, con la Regione incaricata di rilasciare l’autorizzazione richiesta nel caso di impianti con potenza fino a 300 MW, mentre al di sopra di tale soglia la responsabilità sarebbe in capo al ministero.

Tempi dimezzati per le valutazioni di impatto ambientale

Per accelerare il cammino di questi progetti, poi, si interverrebbe con decisione sulla durata del procedimento che non dovrà superare i dieci mesi dalla verifica della completezza della documentazione presentata, con termini dimezzati per le valutazioni di impatto ambientale (fatta eccezione per le osservazioni del pubblico, incomprimibili al di sotto dei 30 giorni). Questa tempistica, secondo la soluzione che sta approntando il Mase, non sarebbe prorogabile, eccetto in casi eccezionali e comunque per un massimo di 90 giorni.

Iter super rapido per i progetti strategici

Scatterebbe, invece, un iter ancora più veloce per i progetti dichiarati di interesse strategico nazionale: in questo caso, infatti, la richiesta seguirebbe una procedura ad hoc come previsto dal decreto 104 del 2023. Quest’ultimo provvedimento stabilisce, infatti, la nomina di un commissario straordinario chiamato a rilasciare un’autorizzazione unica a valle di un iter particolarmente accelerato rispetto ai percorsi autorizzativi ordinari.

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