Nuovi paradigmi

Energia per l’intelligenza artificiale: Google punta sul nucleare per le emissioni zero

Con un accordo con la Tennessee Valley Authority, il colosso di Mountain View assicura energia ai suoi data center grazie a “Hermes 2”, il primo reattore di quarta generazione autorizzato dalla NRC, che entrerà in funzione nel 2030

di Angelica Migliorisi

4' di lettura

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Google alza l’asticella della corsa all’energia per l’intelligenza artificiale (IA). Il colosso di Mountain View ha annunciato un accordo con la Tennessee Valley Authority (TVA) per acquistare elettricità da “Hermes 2”, un reattore nucleare avanzato sviluppato dalla startup californiana Kairos Power. L’impianto sorgerà a Oak Ridge, in Tennessee, uno dei luoghi simbolo del “Manhattan Project” - il programma segreto Usa della Seconda guerra mondiale che, tra il 1942 e il 1945, portò allo sviluppo delle prime bombe atomiche, poi sganciate sulle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki - e che oggi si candida a diventare il polo della rinascita nucleare americana. L’entrata in funzione è prevista per il 2030 e l’impianto fornirà circa 50 megawatt di potenza, destinata in parte ad alimentare i data center di Google in Tennessee e Alabama.

Big G non è certo la prima azienda tecnologica a interessarsi al settore. Per esempio, Sam Altman, co-fondatore e Ceo di OpenAI, tramite Oklo - di cui è presidente - ha già avviato un percorso per costruire mini-reattori modulari. Oklo però è una startup privata e non c’è ancora un PPA (power purchase agreement) operativo con una grande utility come quello firmato da Google. Oppure pensiamo a Microsoft, che sta investendo in energia nucleare avanzata, soprattutto nei contratti per alimentare i data center, ma che finora ha puntato di più su progetti in fase di sviluppo, senza annunciare partnership già così concrete su reattori di quarta generazione. O anche ad Amazon Web Services (AWS), che ha investito molto in rinnovabili e in ricerca sull’idrogeno ma non si è (ancora) esposta direttamente sul nucleare. Insomma, Google non è la prima ad aver pensato al nucleare avanzato, ma è di certo il primo colosso digitale a mettere nero su bianco un accordo concreto con utility e startup per un impianto di nuova generazione.

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La scelta della multinazionale californiana non è casuale: l’espansione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud ha fatto esplodere i consumi elettrici delle grandi aziende tecnologiche, che cercano fonti stabili e prive di CO2 per raggiungere i propri obiettivi climatici. Le energie rinnovabili restano fondamentali, ma da sole non bastano a garantire continuità 24 ore su 24. Il nucleare, nonostante le polemiche e le difficoltà del passato, torna quindi al centro della strategia energetica.

“Hermes 2”, in particolare, rappresenta un salto di qualità rispetto ai vecchi impianti. Invece di utilizzare acqua come refrigerante, il reattore impiega sali fusi fluorurati, una tecnologia nota con la sigla FHR (Fluoride-salt–cooled High-temperature Reactor). Una soluzione che consente di operare a pressione molto più bassa perché i sali fusi hanno un punto di ebollizione molto più alto dell’acqua. Tradotto, minori rischi di incidenti e strutture di contenimento più semplici e meno costose rispetto ai grandi reattori tradizionali, che spesso richiedono decenni e investimenti colossali per essere completati.

Il progetto di Oak Ridge è anche un banco di prova per un nuovo modello di finanziamento e gestione. Negli Stati Uniti, infatti, la costruzione di nuove centrali è quasi ferma da anni: gli ultimi due reattori completati, quelli di Vogtle in Georgia, hanno accumulato ritardi di sette anni e costi superiori di oltre 18 miliardi di dollari rispetto alle previsioni. Con “Hermes 2” si sperimenta un approccio diverso: saranno Google e Kairos Power ad assumersi i rischi finanziari del primo impianto, mentre la TVA garantirà l’acquisto dell’energia prodotta. In questo modo, i costi e le incognite non ricadranno sui cittadini-consumatori.

Per Google la posta in gioco è altissima. L’azienda si è impegnata a utilizzare energia priva di carbonio ventiquattr’ore su ventiquattro entro il 2030, ma le sue emissioni sono tornate a crescere negli ultimi anni proprio a causa dell’aumento esponenziale dei data center e dell’IA. Hermes 2 è il primo passo di una collaborazione più ampia che punta a installare fino a 500 megawatt di nuova capacità nucleare entro il 2035. Per avere un termine di paragone, oggi i 94 reattori in funzione negli Stati Uniti garantiscono complessivamente 97.000 megawatt e coprono appena il 20% del fabbisogno elettrico nazionale.

Naturalmente, non mancano i dubbi. I certificati energetici che Google riceverà dal progetto serviranno a dimostrare l’utilizzo di energia pulita, ma diversi studi hanno avvertito che i benefici ambientali di questi strumenti sono spesso sovrastimati. Inoltre, “Hermes 2” dovrà superare l’iter regolatorio della Nuclear Regulatory Commission, che ha già autorizzato la costruzione ma dovrà rilasciare anche la licenza di esercizio. Infine, resta il nodo dei costi: né TVA né Kairos hanno rivelato il prezzo a megawattora dell’elettricità prodotta.

Resta il fatto che l’operazione segna un cambio di passo importante. Le grandi aziende tecnologiche non si limitano più ad acquistare energia pulita sul mercato, ma diventano protagoniste dello sviluppo di nuove infrastrutture, spingendo con i propri capitali l’adozione di tecnologie che da sole le utility non avrebbero forse il coraggio di sperimentare. In altre parole, l’IA e la transizione digitale stanno ridisegnando anche il futuro dell’energia.

Se “Hermes 2” rispetterà la tabella di marcia e dimostrerà di funzionare, Oak Ridge tornerà a essere, ottant’anni dopo il “Manhattan Project”, uno dei laboratori decisivi della storia nucleare americana. Se invece dovesse inciampare nei costi, nei ritardi o nei problemi di sicurezza, rischierebbe di raffreddare le speranze di rinascita del settore.

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