Il ritratto di Diego Giovanni Ravelli

Dalle ultime parole del Papa all’extra omnes nella Cappella Sistina: chi è il monsignore brianzolo che decreterà l’inizio del Conclave

L’arcivescovo nato a Lazzate nel 1965 è il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e capo dell’omonimo ufficio, nonché responsabile della Cappella musicale pontificia sistina

di Ce.Do.

Papa Francesco con l’arcivescovo Diego Giovanni Ravelli durante il Concistoro per l’elevazione di 21 nuovi cardinali, nella Basilica di San Pietro, in Vaticano, lo scorso dicembre. (AP Photo/Gregorio Borgia)

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A quanti hanno seguito gli ultimi giorni di vita di Papa Francesco non è passato di certo inosservato. Anche perché l’arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, classe 1965 e natali a Lanzate, piccolo Comune brianzolo, ha accompagnato tutti i passaggi più importanti diffusi in mondovisione, a partire da quel messaggio scandito subito dopo le poche parole pronunciate a fatica nella domenica di Pasqua dal Pontefice. Quando, affacciatosi a sorpresa dal balcone della loggia del Palazzo Apostolico, Bergoglio aveva rivolto un breve saluto ai tanti presenti in piazza (“cari fratelli e sorelle, buona Pasqua”), per poi passare il testimone proprio a Ravelli: «Chiedo al Maestro delle cerimonie di leggere il messaggio».

La presenza in tutti i momenti più salienti

Ravelli era poi apparso accanto al cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell durante l’annuncio della morte del Sommo Padre, come pure all’atto della chiusura e della benedizione del feretro (è stato lui a stendere un velo di seta bianca sopra il volto di Francesco prima che fosse sigillato). E, nel giorno delle esequie, in una piazza San Pietro gremita, il monsignore brianzolo si era poi inginocchiato davanti alla bara del Papa, ripreso dalle telecamere delle tv di tutto il mondo, per appoggiare quel Vangelo, le cui pagine, durante tutta la liturgia, hanno continuato a essere accarezzate dalla brezza leggera che soffiava sul Vaticano.

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La nomina del 2021

Una presenza centrale, dunque, all’interno della Santa Sede, nei giorni dell’addio a Bergoglio. E che continuerà a esserlo anche lungo tutto il percorso che porterà all’elezione del successore. Perché Ravelli riveste un ruolo strategico in Vaticano. Dove, dall’ottobre del 2021, è il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e capo dell’omonimo ufficio, nonché responsabile della Cappella musicale pontificia sistina, e, dal 27 giugno 2023, delegato pontificio per la basilica di Sant’Antonio di Padova.

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I natali a Lazzate

Nato a Lazzate nel 1965, Ravelli compie i suoi studi presso il seminario vescovile di Como. Nel 1991 viene ordinato presbitero, nella cattedrale di Como, dal vescovo Alessandro Maggiolini per l’associazione clericale pubblica “Sacerdoti di Gesù Crocifisso”. Nel ’98 è nominato officiale dell’Elemosineria apostolica e nel 2000, a 35 anni, si diploma in Metodologia pedagogica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma e nel 2010 ottiene il dottorato in Sacra liturgia presso il Pontificio ateneo Sant’Anselmo in Urbe. Nel 2003 è insignito del titolo di cappellano di Sua Santità e, due anni dopo, diventa prima cerimoniere pontificio e poi, dal 2013, capo ufficio nell’Elemosineria apostolica fino a quando, nel 2021, Papa Francesco lo nomina maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e responsabile della Cappella musicale pontificia sistina al posto di Guido Marini, divenuto vescovo di Tortona.

Tassello fondamentale della “macchina” vaticana

Ed è quest’ultimo incarico a farne un tassello fondamentale della “macchina” vaticana. Non a caso è stato Ravelli ad annunciare che venerdì 25 aprile alle 20 si sarebbe chiusa la bara di Papa Francesco. Ed è stato sempre l’arcivescovo brianzolo a supervisionare la complessa liturgia e i riti che hanno preceduto e che seguiranno i funerali del Pontefice durante la sede vacante, a cominciare dallo snodo più importante per le future sorti della Chiesa Cattolica: la nomina del nuovo “servitore dei servi di Dio”.

L’inizio del Conclave con la formula “extra omnes”

Quando, infatti, il prossimo 7 maggio, i cardinali, giunti a Roma da ogni angolo del mondo per eleggere il successore di Francesco, si ritroveranno nella Cappella Sistina, sotto la volta affrescata da Michelangelo Buonarroti, sarà proprio Ravelli a decretare l’inizio del Conclave pronunciando la famosa formula “erga omnes” (fuori tutti). A quel punto tutti coloro che non sono coinvolti nell’elezione dovranno abbandonare la sala e la porta della Sistina sarà chiusa a chiave per consentire l’inizio delle operazioni di voto, il cui esito è ancora avvolto da grande incertezza. I nomi dei tanti papabili occupano, infatti, le cronache quotidiane dei mass media, ma ogni previsione al momento rappresenta un grande azzardo. Di certo, invece, c’è che, nel momento in cui le indicazioni dei porporati convergeranno su un candidato e avverrà la designazione, ci sarà sempre Ravelli a occupare la scena: spetterà, infatti, a lui redigere il verbale dell’accettazione del neoeletto con il nome pontificale assunto. Quel nome che, di lì a poco, sarà svelato anche a tutto il mondo.

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