Dall’Ai alla violenza di genere, parola alle nuove generazioni
All’indagine curata da Fondazione Conad Ets in collaborazione con Ipsos hanno partecipato oltre 11mila studenti delle scuole superiori
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Dall’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro del futuro al rapporto amore e odio con i social. Passando per la consapevolezza degli effetti e delle conseguenze della cultura patriarcale sulle relazioni affettive e la necessità di integrare nei programmi scolastici percorsi di educazione sessuale. Quella che emerge dall’indagine «La parola ai giovani», realizzata da Fondazione Conad Ets in collaborazione con Ipsos sui ragazzi delle scuole superiori che hanno partecipato alla terza edizione del programma culturale offerto dalla non profit e realizzato da Unisona Aps, è la fotografia di una generazione curiosa, propositiva e aperta al dibattito su temi che, dal generale, si ripercuotono inevitabilmente sul particolare. E spingono famiglia, scuola e istituzioni a cercare un dialogo positivo con i ragazzi per aiutarli a plasmare il loro ruolo nella società.
Rapporto con l’Ai
Curiosità, un impatto positivo sul mondo dell’informazione, sulle competenze tecnologiche e sulla produttività: i ragazzi di oggi si rapportano all’intelligenza artificiale con coinvolgimento e prudenza.
Per gli adolescenti, infatti, l’Ai suscita essenzialmente emozioni positive: il 77% degli 11.683 studenti intervistati la incasella in un approccio di interesse, seguito da sensazioni di ottimismo e stupore, mentre il 22% la associa a un’emozione negativa, un mix di incertezza, paura, ansia. Guardando al futuro, invece, gli effetti positivi dell’introduzione della tecnologia nella vita quotidiana e professionale si registrano soprattutto nel mondo dell’informazione (78%), dei servizi sanitari (64%), della scuola-istruzione (60%) e del lavoro (55%). Alle nuove generazioni preoccupa però l’impatto che le nuove tecnologie basate sul machine learning possono avere su creatività, privacy e relazioni umane.
«Come si nota dai dati emersi dall’indagine, prevalgono visibilmente le valutazioni ottimistiche», spiega Maria Cristina Alfieri, direttrice di Fondazione Conad Ets. «Prospettiva che, invece, cambia quando entrano in gioco tematiche relazionali: se si parla di rapporti con i colleghi o equilibrio tra lavoro e vita privata, i giudizi degli adolescenti diventano tiepidi e la loro opinione sull’Ai più diffidente».
In generale, infatti, tra rischi e benefici, gli studenti italiani che hanno partecipato al sondaggio mostrano un cauto ottimismo sull’influenza che l’intelligenza artificiale avrà sulla vita lavorativa nei prossimi anni. La maggioranza del campione è d’accordo sugli effetti benefici quando si parla di acquisizione di skill tecnologiche (78%) e migliore produttività (60%), mentre manifesta scetticismo e preoccupazione sui temi della retribuzione e soprattutto sul fatto che i large language model possano impigrire la capacità umana di ragionare e ideare.








