Il ritratto di Leonardo Sapienza

Dal cerimoniale per l’addio al Papa al colloquio tra Trump e Zelensky: chi è il monsignore barese «regista» dello storico incontro

È stato il sacerdote a rendersi conto che i due leader volevano parlarsi e a rimediare le poltroncine rivestite di tessuto damascato per consentire il faccia a faccia

di Ce.Do.

Il reggente della Prefettura della Casa pontificia, Leonardo Sapienza (Photo by Andreas SOLARO / AFP)

3' di lettura

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Se a un certo punto, poco prima delle esequie di Papa Francesco, il presidente Usa Donald Trump, e quello ucraino Volodymyr Zelensky, hanno potuto confrontarsi, seduti uno di fronte all’altro all’interno della Cappella del fonte battesimale, nella basilica di San Pietro, tra i mosaici firmati da Giovanni Battista Gaulli e Francesco Trevisani, è anche per merito suo. Perché è stato proprio lui, Leonardo Sapienza, monsignore barese, classe 1952, nato a Cassano delle Murge, che da oltre un decennio riveste un ruolo strategico nella geografia della Santa Sede - è il reggente della Prefettura della Casa pontificia, vale a dire dell’ufficio al quale spetta l’organizzazione dell’attività pubblica del Papa - a rendere possibile quel colloquio.

Lo storico incontro a margine delle esequie

È stato, infatti, il sacerdote 72enne ad accorgersi che, a margine dei funerali del Sommo Padre, si stava per consumare un incontro “storico” e forse decisivo per le sorti del conflitto russo-ucraino. Così Sapienza si è allontanato rapidamente per rimediare tre sedie di legno rivestite di tessuto damascato: è uscito sul sagrato e ha sfilato le sedute dai filari già predisposti per le autorità straniere dall’attentissima “macchina” vaticana che ha pianificato fin nei minimi dettagli la liturgia esequiale per l’ultimo saluto a Bergoglio.

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Scrittore prolifico e uomo riservato

Una “macchina” che Sapienza conosce benissimo anche perché è spettato proprio a lui il compito di supervisionare l’organizzazione del cerimoniale per assicurarsi che tutto fosse in linea con le volontà espresse da Papa Francesco. Uomo riservato, autore di numerose pubblicazioni e profondo conoscitore della spiritualità di Paolo VI e Giovanni Paolo II, Sapienza ha lavorato per circa trent’anni come ufficiale addetto al protocollo della Prefettura della casa pontificia. Poi, il 4 agosto 2012, è stato nominato reggente al posto del vescovo Paolo De Nicolò, dimessosi per raggiunti limiti di età.

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Il ruolo cruciale come supervisore del cerimoniale

Una figura che si muove con eleganza e estrema abilità dietro le quinte. E la cui presenza pur discreta, ma fondamentale per garantire il perfetto svolgimento delle esequie del Pontefice, non è sfuggita alle telecamere. È stato, infatti, monsignor Sapienza a essere immortalato al braccio dell’ex presidente americano Joe Biden che ha accompagnato al suo posto. E sempre il sacerdote barese ha affiancato, fino all’ultimo istante, sul luogo della tumulazione, la Basilica di Santa Maria Maggiore, il decano del collegio cardinalizio Giovanni Battista Re e il camerlengo Kevin Joseph Farrell.

Il mistero della terza sedia

Una presenza cruciale, dunque, per un evento, come i funerali del Papa, passato già alla storia. Ma Sapienza si è rivelato essenziale, come detto, anche quando Trump e Zelensky hanno deciso di parlarsi per ricucire lo strappo di inizio marzo trasmesso in mondovisione dalla Casa Bianca. Così il monsignore ha compreso rapidamente le intenzioni dei due presidenti e ha recuperato con velocità tre sedute. Qualcuno suggerisce perché il sacerdote pensava che i due avessero bisogno di un interprete per potersi parlare. Altri, invece, riconducono la terza poltroncina, poi accantonata, alla volontà del presidente francese Emmanuel Macron - che aveva salutato i due poco prima insieme al premier britannico Keir Starmer -, di partecipare al confronto. La sensazione diffusa, però, è che il ruolo di Francia e Inghilterra non sia stato così irrilevante rispetto all’organizzazione del confronto tra Trump e Zelensky a pochi passi dal feretro di quel Papa che fino alla fine si è speso per la pace. Sapienza ha pensato al resto e, con la consueta efficienza, ha posto il sigillo sull’ultimo capolavoro della diplomazia vaticana. E di Francesco.

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