Svizzera

Crans Montana, indagato anche il sindaco

aggiornato ore 8:54

epa12737583 Una persona in lutto depone dei fiori davanti al bar "Le Constellation" a Crans-Montana per commemorare le vittime del mortale incendio che ha colpito il locale, Crans-Montana, Svizzera, 14 febbraio 2026.   EPA/ALESSANDRO DELLA VALLE

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Ci sono cinque nuovi indagati nell’inchiesta svizzera sulla strage di Capodanno del Constellation, con 41 morti - tra cui 6 ragazzi e ragazze italiani/e - e 115 feriti e tra loro, c’è anche il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud.

Risponde delle stesse accuse contestate ai coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar teatro della tragedia,

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A Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana e al suo predecessore Ken Jacquemoud, come scrive il quotidiano elevetico 24 Heures, sono contestrati incendio, omicidio e lesioni colpose,

La fiamma

Combo frame video sull'istante in cui inizia l'incendio nel locale La Constellation a Crans Montana (Svizzera), 23 febbraio 2026. ANSA

Gli altr nuovi indagati - tutti con ruoli importanti nell’amministrazione della località vallese - sono:
- Kévin Barras, consigliere in giunta con incarichi sulla sicurezza, oggi deputato supplente nel Parlamento vallese;
- Pierre Albéric Clivaz;
- Rudy Tissières;
- Baptiste Cotter,
tutti con passate o attuali deleghe sui controlli tra Crans e Chermignon, municipio poi annesso al primo.

Ricordiamo che a fine gennaio era stata presentata una denuncia penale contro il sindaco Féraud da parte di due avvocati vallesani che rappresentano una vittima gravemente ustionata e i suoi genitori.

 Il sindaco del comune di Crans-Montana è accusato di:1) lesioni personali colpose;
2) messa in pericolo della vita altrui tramite dolo diretto;
3) incendio doloso colposo:
4) una serie di violazioni delle responsabilità e dei doveri imposti dalla legge ai comuni, in particolare dalla legge sulla protezione contro gli incendi e gli elementi naturali.

Tra due settimane i pm di Roma di nuovo in Svizzera

E’ attesa per fine marzo una possibile svolta nei rapporti investigativi tra gli inquirenti svizzeri e quelli italiani che indagano sulla strage del discobar Constellation.

Il primo incontro operativo tra i pm della Procura di Roma e quelli del Cantone delle Vallese si svolgerà in una data compresa tra il 23 e 27 marzo.

Proprio in una settimana in cui la procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, titolare del fascicolo, intende far ripartire gli interrogatori sentendo, mercoledì 25 marzo, Rozerin Ozkaytan, la fotografa del Constellation, rimasta ferita e dimessa dall’ospedale nelle scorse settimane.

“Mi auguro che il pubblico ministero elvetico dia un’accelerazione alle indagini perché non possiamo avere tempi lunghi, vista la gravità del dramma, e poi anche l’allargamento delle indagini per l’accertamento delle responsabilità comunali, del sindaco e dell’assessore alla sicurezza, e una valutazione ad hoc sulla gestione dei soccorsi che sono stati molto deficitari”, spiega l’avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di una delle ragazze italiane rimaste ferite.

La missione in Svizzera dovrebbe consentire agli inquirenti romani di guardare nel corposo dossier dell’inchiesta: potranno selezionare gli atti utili per l’inchiesta italiana e per la loro successiva formale trasmissione, che dovrà essere comunque vidimata da Sion per ogni singolo documento.

Sarà questo il primo passo concreto di quel percorso di “cooperazione rafforzata” che è stato definito il 19 febbraio scorso a Berna nel vertice tra il procuratore capo della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale Béatrice Pilloud.

Al momento il fascicolo aperto a Roma è contro ignoti e si procede per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni.

La riunione operativa italo-svizzera attesa tra due settimane sarà dunque un passaggio molto delicato per testare la reale disponibilità dei magistrati elvetici. Nel frattempo la costituzione della squadra investigativa comune, che era stata richiesta dal Governo italiano, sembra essere un’ipotesi sempre più remota. Tanto che l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma lo scorso 24 gennaio, non è ancora rientrato a Berna.

Una rivalutazione della posizione italiana potrebbe dipendere proprio dagli spazi di manovra che il Ministero pubblico vallese dimostrerà di voler concedere ai colleghi romani.

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