Sostenibilità

Così il packaging influenza gli acquisti degli italiani al supermercato e nel delivery

L’imballaggio è sempre più criterio di scelta: la sostenibilità del prodotto influenza il 77% degli italiani, la praticità (richiudibilità e porzionatura) il 75%, la tipologia di materiale il 72%

di E.Sg.

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L’imballaggio, a lungo poco determinante nelle decisioni dei consumatori, è diventato negli ultimi anni un criterio di scelta consolidato, anche in coseguenza al cambio delle abitudini di consumo, tra delivery, take away e cibi “pronti da mangiare” negli scaffali dei supermati (ready to eat).

Sia chiaro, qualità e prezzo degli alimenti rimangono ancora i fattori determinanti per orientare le scelte di 9 italiani su 10 ma la sostenibilità del prodotto influenza il 77% degli italiani, la praticità dell’imballaggio (richiudibilità e porzionatura) il 75%, la tipologia di materiale il 72%. Carta e cartone, tra i più diffusi nel settore alimentare (dalla gastronomia, al supermercato, al take away/delivery) sono apprezzati per la riciclabilità (48%), sostenibilità (37%) e la leggerezza (29%).

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Dati - quelli contenuti nell’indagine “Stili di vita in trasformazione: gli italiani tra cibo, packaging e sostenibilità”, condotta da Ipsos Doxa per Comieco e presentata a Parma in occasione della Paper Week 2026 - che raccontano quanto il packaging abbia cambiato ruolo: il 96% degli italiani legge le istruzioni di conferimento sull’imballaggio, e l’etichetta è diventata la prima fonte informativa su come fare la raccolta differenziata (citata dal 32% degli intervistati), prima di Google (24%) e del sito del Comune (24%).

«Stiamo osservando un cambiamento culturale nel rapporto tra italiani e cibo. La tradizione non è in discussione, la cucina domestica resta centrale, ma si è arricchita di nuove abitudini e, soprattutto, di nuove attenzioni - spiega Alberta Della Bella, senior researcher Ipsos Doxa Public Affairs - L’imballaggio è uscito dall’invisibilità: è diventato criterio di scelta, veicolo di valori, strumento di fiducia. I consumatori premiano la sostenibilità percepita e la comunicazione chiara. La differenziata resta un pilastro del senso civico italiano, stabile da un decennio. È un contesto favorevole per chi innova con responsabilità e trasparenza».

Sul fronte dei messaggi emerge un bisogno di essenzialità: il più efficace è “100% riciclabile”, mentre le certificazioni tecniche o i claim come “carbon neutral” non convincono del tutto.

«Non è un caso che la Strategia nazionale per l’Economia circolare annoveri gli imballaggi e la filiera alimentare tra le catene di valore strategiche per la transizione ecologica – commenta Roberto Di Molfetta, direttore generale Comieco - Si tratta di due settori che concentrano elevati flussi di materiali e per i quali si rendono particolarmente importanti misure volte a favorire l’uso efficiente delle risorse, la minimizzazione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni. Di qui l’importanza di agire sulla leva della prevenzione e l’ecodesign degli imballaggi per favorirne la riciclabilità. Ciò passa da una efficace informazione dei consumatori per metterli nelle condizioni di gestire correttamente il fine vita del packaging per consolidare il 90% di riciclo degli imballaggi cellulosici raggiunto dal nostro Paese attraverso la raccolta differenziata”.

Il 74% degli intervistati si assegna un voto alto (8-10) sul proprio modo di fare la differenziata ma solo il 20% promuove gli italiani nel complesso. I comportamenti virtuosi sono diffusi ma emergono le confessioni: l’88% ammette di ricorrere all’indifferenziato almeno qualche volta quando ha dubbi sul materiale — quota che tra i 18-30enni sale al 94%. Il 72% lo fa per fretta o comodità, l’85% tra i giovani.

Solo il 4% degli italiani non ha mai dubbi, il 59% li ha almeno qualche volta. I dubbi più frequenti sugli imballaggi in carta e cartone riguardano quelli sporchi di cibo (24%) e quelli composti da più materiali (il 22%). Le regole in realtà sono semplici: la carta sporca – purché senza residui di cibo – può essere conferita con la carta, così come gli imballaggi compositi a prevalenza carta (es. cartoni per bevande e altri alimenti), salvo diverse disposizioni del comune.

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