Difesa

Cos’è lo scudo aereo europeo: progetto tedesco aperto a Italia e Francia

L’European Sky Shield Initiative (Essi), lanciata dalla Germania nel 2022, punta a coordinare meglio, ed eventualmente a riunire, i progetti di acquisto per la difesa aerea in Europa al fine di sfruttare le economie di scala quando si acquistano sistemi e migliorare l’interoperabilità tra i Paesi partner

di Andrea Carli

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4' di lettura

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L’European Sky Shield Initiative (Essi) è un progetto per costruire un sistema di difesa aerea europeo integrato. È stata lanciata dalla Germania nell’agosto 2022 dopo l’invasione della Russia in Ucraina. Si fonda sulla necessità di rafforzare la difesa aerea in Europa e di riunire al meglio gli sforzi. L’attacco dell’Iran contro Israele e la rappresaglia delle ultime ore ha riportato in primo piano il dibattito sull’opportunità di uno scudo aereo europeo.

L’Essi mira a coordinare meglio, ed eventualmente a riunire, i progetti di acquisto per la difesa aerea in Europa al fine di sfruttare le economie di scala quando si acquistano sistemi e migliorare l’interoperabilità tra i Paesi partner. In tal modo si rendono anche possibili cooperazioni nell’istruzione, nella manutenzione dei sistemi e nella logistica. Allo stato attuale hanno aderito 21 Stati. Tra questi c’è il Regno Unito. I principali programmi riguardano l’acquisto di sistemi missilistici Patriot GEM-T e IRIS-T SLM.

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Berlino: progetto per scudo aereo europeo resta aperto a Italia e Francia

Nelle ultime ore un portavoce del ministero della Difesa tedesco ha ricordato che «l’Essi è un’iniziativa di cooperazione per l’acquisto e l’uso di sistemi di difesa aerea alla quale hanno già aderito molti Paesi, tra cui Austria e Svizzera. Naturalmente - ha aggiunto -, anche i nostri partner francesi e italiani sono liberi di aderire a questa iniziativa».

Sotto la lente il mancato impiego del sistema missilistico franco-italiano Samp/T

Infatti all’Essi non hanno per ora aderito né l’Italia né la Francia. In particolare Parigi ha lamentato il mancato impiego nell’Essi del sistema missilistico franco-italiano Samp/T e, in generale, il ricorso dell’iniziativa a sistemi non di produzione europea. Da Berlino non escludono però che possano esserci scenari diversi in futuro. «Siamo in dialogo continuo con i nostri partner e amici sull’Essi, che rimane aperto alla partecipazione di altri Stati», ha ribadito il portavoce del ministero della Difesa tedesco, sottolinenando che la decisione sui sistemi ha riguardato «quelli che avevamo già in uso e che abbiamo ritenuto funzionassero correttamente, come i Patriot, che vengono utilizzati fin dagli anni ’80 e che rappresentano anche una soluzione vantaggiosa dal punto di vista economico».

Il sistema a lungo raggio Arrow

La Germania, nel frattempo, ha acquistato il sistema a lungo raggio Arrow, di produzione israeliana. «Nel luglio 2023, il Bundestag tedesco ha approvato i primi fondi di bilancio per l’acquisto del sistema Arrow. A novembre siamo riusciti a firmare il contratto di approvvigionamento con il ministero della Difesa israeliano. Si tratta di un sistema già testato con successo da Israele», ha spiegato ancora il portavoce, confermando che, nonostante l’attuale situazione geopolitica, «la capacità iniziale del sistema d’arma Arrow sarà raggiunta entro il 2025, non è possibile una disponibilità operativa anticipata a causa dei tempi di consegna dell’industria».

G7: determinati a rafforzare la difesa aerea dell’Ucraina

Il tema di uno scudo di difesa contro attacchi di missili e droni è stato al centro del G7 Esteri di Capri . In questo caso il contesto di riferimento è stato quello della crisi in Ucraina. «Continueremo a sostenere il diritto all’autodifesa dell’Ucraina e a ribadire il nostro impegno per la sicurezza a lungo termine dell’Ucraina - si legge nel comunicato finale del vertice -. Stiamo intensificando la nostra assistenza in materia di difesa e sicurezza all’Ucraina e stiamo aumentando le nostre capacità di produzione e consegna. Sosteniamo gli sforzi volti ad aiutare l’Ucraina a costruire una futura forza capace di autodifesa e deterrenza. Esprimiamo la nostra determinazione in particolare a rafforzare le capacità di difesa aerea per salvare vite umane e proteggere le infrastrutture critiche». I sistemi di difesa aerea all’Ucraina saranno al centro della riunione del Consiglio Affari Esteri e Difesa che si terrà lunedì 22 aprile a Lussemburgo.

Kiev ne ha bisogno per difendersi dai bombardamenti russi: secondo la premier estone Kaja Kallas la richiesta è di sei sistemi di missili terra-aria Patriot e in Europa ce ne sono a sufficienza per consegnarli agli ucraini. La Germania ne ha già fornito uno, tratto dalle proprie scorte. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, pur non spiegano da quali Paesi europei verranno gli altri sei, si è augurato che i processi decisionali vengano conclusi presto, perché «il tempo è essenziale». Una fonte diplomatica europea spiega che, in mancanza di Patriot, si dovrebbe guardare «all’intera gamma dei sistemi di difesa aerea disponibili. I Patriot sono i più sofisticati, ma ci sono altri sistemi che possono essere molto efficaci».

Il nodo tempi

Un sistema Patriot (prodotto dall’americana Raytheon) non si fabbrica in un giorno: i tempi di consegna sono piuttosto lunghi. Il Phased Array Tracking Radar to Intercept on Target, o Patriot (Mim-104) è un sistema di difesa aerea a lungo raggio, per tutte le altitudini e per tutte le condizioni atmosferiche per contrastare missili balistici tattici, missili da crociera e aerei avanzati (fonte: Army-technology.com). È prodotto da Raytheon in Massachusetts e Lockheed Martin Missiles e Fire Control in Florida, negli Stati Uniti. Il sistema Patriot è utilizzato dagli Usa e da Paesi alleati, tra cui Germania, Grecia, Israele, Giappone, Kuwait, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Corea del Sud, Polonia, Svezia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Romania, Spagna e Taiwan. L’Italia non dispone dei Patriot, ha spiegatoo il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Secondo il sito dell’Esercito italiano, l’Italia dispone di cinque batterie di missili Samp-T. Francia e Italia avevano fornito agli ucraini un sistema Samp-T, che la Russia sostiene di avere colpito nello scorso gennaio, secondo quanto riportato da Analisidifesa.it.

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