Con Daddy il sesso è dominazione
Nicola Gardini firma un romanzo crudo e rivelatore che trasporta il lettore nel mondo di Grindr, il social network per incontri sessuali, specchio del presente
di Lara Ricci
4' di lettura
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Indagare cosa sia l’amore carnale scomponendolo nelle sue parti essenziali: il sesso. Sesso puro, sesso e basta: tra sconosciuti, senza niente prima, senza niente dopo, a ripetizione. Descriverlo nei minimi dettagli sensoriali: visivi, tattili, olfattivi. E su queste basi provare a dire qualcosa non solo dell’amore, ma anche delle nostre costruzioni sociali, del nostro rapporto con il tempo, della nostra capacità di vivere. Resteranno sorpresi, forse, i lettori abituali di Nicola Gardini - chi l’ha conosciuto per i saggi sulla bellezza del latino e del greco, su Ovidio e Omero, sul Rinascimento, per i suoi romanzi delicati, le poesie, le traduzioni, i dipinti - a leggere Daddy. Un libro che alcuni troveranno scandaloso, terribilmente scandaloso, anche se non lo è per niente, se non dovrebbe esserlo per niente. Un testo che crediamo farà parlare molto.
Daddy è il racconto in prima persona di un vedovo più vicino ai 60 che ai 50. Dopo 30 anni di «perfetta, dolcissima monogamia» è morto il suo compagno. E lui si sente vecchio, malinconico, finito. Invece, scopre di essere un’icona. Iscrittosi, infatti, su sollecitazione di un’amica a Grindr - social network per omosessuali che mette in contatto le persone che si trovano nei paraggi - si rende conto di essere un daddy. La parola definisce una «maschera internazionale tipicamente gay» che in italiano è tradotta con papà, papi (sì, proprio come si faceva chiamare Berlusconi), papino: l’amante che molti giovani anelano.
«Il daddy, come prescrive il codice corrente (che attinge da millenni di storia omosessuale, avendo alle spalle il pur sempre intramontabile archetipo dell’amore paidico greco, ma – sto calcando sull’avversativa – presenta oggi micidiali semplificazioni per effetto del digital che lo confeziona), è maschio esperto e deciso. Lui domina, castiga e ricompensa. Vizia il suo ragazzo e al tempo stesso lo mette in riga. Lo penetra a fondo, instancabile; gli fa male per fargli bene». A cercare il daddy sono i figli, o figliastri, «con evidente pretesa di incesto», o cuccioli. Figure varie, che però adottano lo stesso tipo di comportamento: «tutti i cuccioli, prima di far sesso con il daddy, per irretire il daddy, si proclamano arrendevoli, obbedienti e desiderosi di servirlo».
Il protagonista si decide a un incontro dopo alcune settimane di scetticismo, in cui osserva tra il divertito e il perplesso i profili che appaiono in questo catalogo del sesso tra vicini, dove impera la maleducazione e le foto, perlopiù di pezzi di corpi, sono bruttissime. E anche quando sono belle sprigionano «un nauseante narcisismo. Non potevo non pensare con angoscia, prendendo Grindr a campione dell’intero Paese, che quei culi e quei cazzi analfabeti, brutti o belli che fossero, corrispondessero tutti a individui votanti! E cosa mai votavano?»
Nel giro di qualche settimana su Grindr, metafora del nostro presente, avviene la catabasi. Lucido, curioso, ma sempre più dipendente, il protagonista sprofonda in un mondo fatto di incontri occasionali - il daddy deve restare un idolo, è molto difficile incontrare un cucciolo più di due volte, non accetterebbe un «decadimento ontologico» - consumistici, coattivi, stereotipati, in cui sia il daddy sia il cucciolo si riducono a oggetti sessuali, marionette. Li descrive con parole crude, dirette, senza ombre, perché non c’è intimità in un rapporto sessuale tra sconosciuti che non si vogliono conoscere, che si sono scelti chattando su una app, inviandosi foto di parti anatomiche. Non ci sono sfumature, non c’è mistero. E la lingua deve seguire. Salvo poi, finito il racconto dell’amplesso, impennarsi, diventare filosofica, poetica.








