Chief AI Officer, è davvero utile averlo in azienda?
L'evoluzione del ruolo del CAIO, le sfide nell'implementazione dell'AI e le competenze necessarie per il successo aziendale
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L’acronimo, CAIO, evoca probabilmente pensieri non propriamente affini alla vera natura di questa figura manageriale emergente, al momento tra le più discusse (e spesso fraintese) nel panorama executive. Stiamo parlando del Chief AI Officer, una funzione presente in quasi la metà delle aziende del FTSE 100 e con una percentuale di nuove assunzioni concluse solo nell’ultimo anno che supera il 40% (lo dice uno studio della società di ricerca britannica Pltfrm). C’è però una doppia anomalia in questa corsa all’accaparrarsi questi “specialisti”.
La prima si riflette nell’azione prematura che molte aziende stanno compiendo con il fine di posizionarsi come competenti in materia di AI nei Consigli di amministrazione e verso il mercato, senza però definire adeguatamente i compiti, gli strumenti e le responsabilità di questa figura. La seconda vede diverse aziende con in organico sia un Chief AI Officer che un Chief Data Officer, altre che hanno semplicemente rinominato i loro CDO in CAIO e altre ancora in cui i CDO stanno assorbendo la responsabilità dell’adozione dell’intelligenza artificiale senza garantire ulteriore supporto o chiarezza. Il risultato? Una struttura di leadership confusa di questo tipo può creare priorità contrastanti e attriti interni, rallentando il progresso della tecnologia e diluendo la responsabilità. Cosa serve a un CAIO per ottenere risultati reali e ridurre il rischio di vanificare gli sforzi intrapresi dalla propria organizzazione in materia di AI? Ne abbiamo parlato (in esclusiva) con Francisco Mateo-Sidron, Senior Vice President e responsabile a livello EMEA di Cloudera.
L’avvento dei CAIO, al momento, sembra portare più problemi che vantaggi. Perché le grandissime aziende hanno investito su questa figura senza aver costruito le basi per farlo lavorare bene?
Molte aziende si stanno lanciando su strategie avanzate di intelligenza artificiale, ma spesso i loro team IT si trovano ancora a dover gestire sistemi di dati frammentati e obsoleti, decisamente non progettati per l’intelligenza artificiale. Per superare questa discrepanza tra obiettivi aziendali e infrastruttura dati, e con l’obiettivo primario di ottenere risultati concreti dall’AI, queste stesse aziende stanno investendo nella figura del Chief Artificial Intelligence Officer. In realtà, alla base di una strategia di AI efficace ci sono i dati e la fiducia di un’organizzazione nei risultati prodotti da questa tecnologia è direttamente proporzionale alla fiducia riposta nei dati di input. Non è quindi solo una questione di visibilità: disporre di dati affidabili è la chiave per analizzare ed elaborare le informazioni e trasformarle in conoscenza per comprendere le prestazioni aziendali e come migliorarle. Ma senza una base dati unificata e una governance adeguata, è difficile scalare le tecnologie dell’intelligenza artificiale con successo e nel rispetto delle normative.
Quali sono gli errori più comuni che le aziende commettono quando introducono questa figura?








