Bollicine

Champagne, vendite globali in calo del 9,2%

Dato negativo determinato soprattutto dall’export e in controtendenza rispetto ai prodotti italiani

di Giorgio dell'Orefice

2' di lettura

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Le bollicine in qualche caso salvano i conti, in qualche altro li peggiorano. È un trend a doppia velocità quello che si sta registrando sul mercato mondiale degli spumanti. Per le bollicine made in Italy, infatti, le vendite all’estero continuano a registrare progressi (grazie alla crescita interrotta del Prosecco ma anche grazie ai progressi registrati dall’Asti Docg, dalla Franciacorta e dal Trento Doc) migliorando l’intero export di vino italiano che invece nelle categorie dei vini fermi e dei rossi in particolare un po’ sta soffrendo.

Peggio invece va per la Francia dove se da un lato i rossi pagando il rallentamento della domanda globale alla pari delle etichette anche di altri paesi produttori dall’altro anche lo Champagne, vero alfiere del vino made in France, soffre.

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Secondo gli ultimi dati resi noti dal Comité Champagne le vendite delle celebri bollicine francesi hanno fatto segnare una preoccupante battuta d’arresto nel corso del 2024. Un rallentamento evidente tanto sul mercato interno quanto sui mercati internazionali. Le vendite totali di Champagne nel 2024 si sono fermate, infatti, a quota 271,4 milioni di bottiglie, con un calo del 9,2% rispetto all’anno precedente.
Il mercato francese ha assorbito 118,2 milioni di bottiglie (-7,2% rispetto al 2023) e continua a risentire del contesto politico ed economico negativo.

Ma peggio ancora è andata per l’export, che con 153,2 milioni di bottiglie, ha registrato un calo del 10,8% rispetto al 2023. Tuttavia, la percentuale di esportazioni (56,4% del totale) rimane significativamente superiore alle vendite sul mercato interno, confermando l’inversione di tendenza registrata negli ultimi anni.

«Lo Champagne - ha commentato il presidente del Syndacat General des Vignerons e co-presidente del Comité Champagne, Maxime Toubart - è un vero e proprio barometro del sentimento dei consumatori. E questo non è il momento di festeggiare, con l’inflazione, i conflitti in tutto il mondo, l’incertezza economica e un atteggiamento politico attendista in alcuni dei principali mercati dello Champagne, come la Francia e gli Stati Uniti».

«È nei momenti meno favorevoli - ha aggiunto il presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne, David Chatillon - che dobbiamo prepararci per il futuro, per mantenere la nostra rotta in termini di sviluppo sostenibile e di conquista di nuovi mercati e nuovi consumatori. Lo Champagne è un modello organizzativo solido e sostenibile, che ha dimostrato il suo valore anche di fronte alle avversità e che dà fiducia nel futuro».

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